Ben Stiller: i 50 anni del comico più amato d'America

“Sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere bello bello in modo assurdo. E presto scoprirò anche che cos’è!”. Magari a 50 anni, Derek? Non si può certo dire che Zoolander fosse realmente “bello bello in modo assurdo”. Il personaggio, non il film. Così come non lo si può affermare di Ben Stiller, interprete del cult parodistico sul mondo della moda del 2001, di cui presto vedremo il sequel, all’inizio del 2016. Ciò che possiamo affermare con certezza, invece, è che Ben Stiller da New York, neo-cinquantenne, sia uno dei comici più importanti e famosi d’America. Nel giorno del suo compleanno ripercorriamo alcune delle tappe più importanti nella carriera di un attore che ha conosciuto molti alti e bassi, dividendosi spesso tra blockbusters demenziali non sempre riusciti e interessanti collaborazioni autoriali con registi quali Wes Anderson e Noah Baumbach.

 

GLI ESORDI AL CINEMA E IL SUCCESSO DI TUTTI PAZZI PER MARY

Figlio d’arte di Jerry Stiller e Anne Meara, recentemente scomparsa, Ben si appassiona al mondo dello spettacolo sin da giovane, avvicinandosi inizialmente al teatro, dove alcuni show spopolano letteralmente negli anni ’80, tanto da fargli guadagnare l’attenzione e successivamente la visibilità del Saturday Night Live. Il primo approccio con il cinema avviene nel 1987, quando Steven Spielberg lo include nel cast del dramma bellico L’impero del sole, con un giovanissimo Christian Bale e John Malkovich. L’amore per il grande schermo stenta però a decollare e il ritorno sul palcoscenico, quello teatrale, è scontato e inevitabile.

Fino al biennio 1992/1994, un periodo fondamentale per Stiller, non solo dal punto di vista interpretativo: nel 1992 ottiene un contratto con MTV per realizzare un programma comico dal titolo The Ben Stiller Show, mentre nel 1994 partecipa insieme alla moglie Christine Taylor a un episodio di Friends e soprattutto dirige il suo primo film da regista. Giovani, carini e disoccupati è un piccolo cult sulla generazione X interpretato da due star in ascesa dell’epoca, Winona Ryder e Ethan Hawke; prodotto da Danny DeVito, il film è un ritratto minimal sugli interrogativi esistenziali di un gruppo di ventenni desiderosi di comprendere cosa sia meglio fare per il proprio futuro, attraverso una playlist di canzoni rock britanniche e dialoghi dotati di arguta ironia.

Da quel momento dovranno passare altri quattro anni per la consacrazione definitiva. Nel 1998 Stiller recita nella commedia demenziale dei fratelli Farrelly Tutti pazzi per Mary nei panni dell’impacciato Ted Stroehmann, follemente innamorato di Mary Jensen (Cameron Diaz): un mix tra comicità e romanticismo ampiamente sopravvalutato. Tuttavia Tutti pazzi per Mary risulterà uno strepitoso successo ai botteghini: tale exploit permette a Stiller di essere conosciuto in tutto il mondo, entrando per la prima volta nell’immaginario popolare con un personaggio comico impacciato, bruttino e profondamente timido.

 

mary

 

TI PRESENTO I MIEI, I SUCCESSI E I FLOP

Nel 2000 Ben Stiller è protagonista del primo episodio di quella che diverrà una trilogia dal clamoroso riscontro al box-office. Rifacimento di un film indie del 1992, Ti presento i miei è una semplice quanto ficcante commedia sul difficile rapporto tra Jack Byrnes (Robert De Niro), un ex-agente della CIA in pensione, e Greg Fotter (Ben Stiller), giovane infermiere innamorato della figlia di Byrnes, Pam (Teri Polo), di cui diventa il fidanzato. All’interno di un cast di livello, composto da interpreti come Blythe Danner, l’amico Owen Wilson e, nei successivi due episodi – Mi presenti i tuoi? e Vi presento i nostri – Barbra Streisand e Dustin Hoffman, il franchise trova un inatteso riscontro di pubblico, soprattutto in relazione ai primi due film rispetto al terzo, decisamente deludente. Anche in questa serie Stiller conferma la sua predisposizione a interpretare personaggi goffi e maldestri, e il binomio con l’inflessibile suocero interpretato da De Niro regala numerose gag esilaranti nell’arco dei tre film.

Negli anni 2000 Ben Stiller si concentra essenzialmente su pellicole demenziali, volte ad abbracciare un determinato target di spettatori, lavorando spesso in compagnia di un gruppo di attori e amici fraterni nella vita come Owen Wilson, Vince Vaughn, Jack Black e Will Ferrell, con i quali s’identifica spesso nel gruppo non ufficiale denominato Frat Pack, riferimento più o meno esplicito al Brat Pack degli anni ’80 e al Rat Pack con Frank Sinatra. I risultati tuttavia non sono sempre degni di nota: Stiller colleziona diverse nomination ai Razzie Award a causa di una serie di produzioni non proprio degne di nota, tra cui …E alla fine arriva Polly e l’anonima trasposizione cinematografica di Starsky & Hutch.

 

Meet-The-Parents

 

Tuttavia Stiller riesce a lasciare il segno in cult alle volte più nel cuore del pubblico che della critica, o viceversa, come Palle al balzo, un cameo in Tenacious D e il destino del rock ma soprattutto, nel 2001, Zoolander, pellicola che lo vede nella doppia veste di attore e regista e che verrà rivalutata anni dopo, visto che all’epoca non lasciò propriamente il segno. Zoolander rappresenta la deriva più marcata della comicità demenziale e bizzarra di Ben Stiller, protagonista nei panni di Derek Zoolander, un modello vanitoso e profondamente ignorante, al fianco del compare Owen Wilson, interprete del suo ‘temibile’ rivale di passerella. Stiller e Wilson saranno di nuovo compagni di sfilata a febbraio nel sequel Zoolander 2, in gran parte girato a Roma. Ciò nonostante, i ruoli che a Stiller calzano a pennello sono quelli nei quali ogni spettatore è in grado di immedesimarsi, in quanto al centro delle più svariate disavventure.

Come nella saga di Una notte al museo, dove il comico newyorkese è il custode museale notturno Larry Daley, suo malgrado costretto a fare i conti… con il museo stesso e i suoi “abitanti”, che al calar del sole prendono improvvisamente vita. La parodia rimane al centro della filmografia di Ben Stiller: nel 2008 torna dietro la macchina da presa per dirigere un cast d’eccezione in Tropic thunder, spassosa presa in giro del cinema bellico, scritto insieme a Jack Black ed Ethan Cohen, e palcoscenico per una serie di personaggi protagonisti di un film drammatico incentrato sulla guerra del Vietnam, con star in declino, attori di metodo paranoici e comici tossicodipendenti. Cast ricco di star con Robert Downey Jr (per l’occasione finto afro-americano), Jack Black, Nick Nolte, Matthew McConaughey, Bill Hader e Tom Cruise.

 

Zoolander

 

LE INCURSIONI AUTORIALI

Al pari del compare biondo Owen Wilson, anche Ben Stiller non ha paradossalmente mai disdegnato alcune collaborazioni con registi dalla vena più autoriale. Nello stesso anno di Zoolander, Stiller si tuffa nel mondo dalla pastellosa simmetria di Wes Anderson, che lo vuole ne I Tenenbaum, nei panni di un giovane vedovo ipocondriaco. Ancor più radicato è il sodalizio con Noah Baumbach, il quale riconosce in Ben Stiller quel lato malinconico e drammatico perfetto per interpretare un confuso scapolo quarantenne ne Lo stravagante mondo di Greenberg e, soprattutto, quest’anno in Giovani si diventa, pellicola amara sul tempo che scorre e la diversità tra le generazioni.

Ma il film che riassume il cinema dall’animo surreale, popolare ed estremamente empatico di Ben Stiller è il recente I sogni segreti di Walter Mitty: quest’ultimo è proprio Stiller, impiegato del magazine Life, costantemente tra le nuvole, più concentrato a vivere una gloriosa vita parallela nella sua mente rispetto alla grigia e anonima realtà quotidiana. Sulle note di Space oddity di David Bowie e con un cast impreziosito da star come Sean Penn, Shirley MacLaine e Kristen Wiig, I sogni segreti di Walter Mitty, pur essendo un film dalla struttura abbastanza canonica, grazie all’ottima performance del suo protagonista offre qua e là degli spunti interessanti e merita di essere annoverato tra le pellicole più riuscite di quel comico di New York che, nella vita, è riuscito ad essere divertente in modo assurdo.

 

I-sogni-segreti-di-Walter-Mitty

 

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