Guillermo del Toro vince il Leone d'Oro: il commento sui vincitori di Venezia 2017

Un verdetto sorprendente, quello che ieri sera ha consegnato il Leone d’Oro della 74° edizione del Festival di Venezia nelle mani di Guillermo del Toro per The shape of water, storia d’amore dai contorni fantasy fra una donna muta e una misteriosa creatura anfibia nell’America dei primi Anni ’60. La giuria del concorso, presieduta da Annette Bening, ha assegnato il massimo trofeo in palio al regista messicano per uno dei titoli più applauditi della Mostra di quest’anno, ma distante dai canoni del tipico “film da festival”: una scelta coraggiosa e contro-tendenza, che ha ricompensato la forza emotiva di un racconto in apparenza semplice e dal profondo fascino.

Il Gran Premio della Giuria, secondo riconoscimento per importanza del Festival, è andato a Foxtrot, opera seconda del libanese Samuel Maoz, già Leone d’Oro nel 2009 per il suo folgorante esordio: Lebanon. Originale ritratto della vita in tempo di guerra, Foxtrot non ha convinto appieno come il precedente film di Maoz, ma è senz’altro un’opera sofisticata e ricca di suggestioni. Il Leone d’Argento per la miglior regia, forse un po’ generoso, è stato attribuito al comunque meritevole Xavier Legrand per l’intenso dramma familiare Jusq’à la garde, premiato anche come miglior opera prima; meno convincente il Premio della Giuria all’australiano Sweet country di Warwick Thornton, western pregevole e di fattura classica ma piuttosto tradizionale, non certo fra le pellicole più memorabili del Festival.

L’insulto, dramma giudiziario del libanese Ziad Doueiri sulle tensioni sociali in Medio Oriente, è valso la Coppa Volpi come miglior attore a Kamel El Basha; bizzarro però che la giuria non lo abbia affiancato al co-protagonista del film, Adel Karam, per quello che è sostanzialmente un lungo duetto recitativo. La diva inglese Charlotte Rampling, ad appena due anni di distanza di distanza dall’Orso d’Argento a Berlino, si è aggiudicata anche la Coppa Volpi come miglior attrice: una scelta ampiamente prevedibile per una grande interprete, impegnata a riempire con la sua performance eccezionale un film, l’italiano Hannah di Andrea Pallaoro, che tuttavia è stato fra i meno apprezzati al Festival.

 

 

Impeccabili e giustissimi il trofeo per la miglior sceneggiatura all’irresistibile script di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, crime-drama con venature da commedia di Martin McDonagh, con una magistrale Frances McDormand, e il premio Mastroianni come miglior attore emergente al diciottenne Charlie Plummer, sensazionale protagonista del commovente racconto di formazione Charley Thompson, per la regia di Andrew Haigh. Unico, vero, pesante neo fra le scelte della giuria: l’assenza dai vincitori di Mektoub, my love – Canto uno, l’immersivo film di Abdellatif Kechiche, capace di riscuotere un notevole entusiasmo da buona parte della critica.

Nella sezione Orizzonti, il premio come miglior film è stato attribuito al bellissimo Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli: un coinvolgente biopic dedicato alla cantante Nico, con una maestosa Trine Dyrholm nel ruolo principale. I critici Fipresci hanno segnalato come miglior film Ex libris – The New York Public Library, l’ottimo documentario di Frederick Wiseman sulla biblioteca pubblica di New York, mentre il Queer Lion come miglior film a tematica omosessuale è andato con merito allo struggente coming-of-age Marvin, diretto da Anne Fontaine.