"The disaster artist" e "The death of Stalin": le commedie in scena al Festival di Torino

Nella seconda giornata del 35° Torino Film Festival è stato presentato in anteprima per la stampa The disaster artist, il nuovo film da regista dell’attore James Franco, dedicato alla storia vera dell’eccentrico regista Tommy Wiseau e della sua amicizia con il collega Greg Sistero, autori nel 2003 del film The room, considerato una delle pellicole più brutte mai realizzate ma con il tempo assurto al rango di cult tra gli appassionati. Greg Sestero (Dave Franco) è un giovane attore in cerca di fama a San Francisco; frequentando un corso di recitazione, Greg incontra l’eccentrico Tommy Wiseau (James Franco), assieme a cui partirà per Los Angeles. In cerca di fortuna, i due decideranno di realizzare un proprio film, ma le stranezze artistiche e le velleità registiche di Tommy si troveranno ad essere un ostacolo per la produzione dell’opera.

Basato sul libro scritto dallo stesso Sestero, The disaster artist – My life inside “The room”, the greatest bad movie ever made, The disaster artist è una stralunata commedia ambientata ad Hollywood e dedicata al regista Tommy Wiseau, arrivato al successo con il film indie The room, stroncato dalla critica all’epoca della sua uscita. Divertente e bizzarro, The disaster artist è un simpatico ritratto del back-stage della realizzazione di The room, in cui l’istrionico James Franco, nei buffi e misteriosi panni di Wiseau, racconta la storia di un fallimento in una sorta di inno agli ultimi, provando a riflettere anche in modo goliardico con il contrasto tra intenzioni autoriali e risultato finale.

Nella sezione “Festa mobile” è stato invece presentato La Cordillera,  quarto film diretto dal regista Santiago Mitre, già proiettato a Cannes e Toronto. Il Presidente dell’Argentina Hernan Blanco (Ricardo Darín) deve partecipare a un importante summit politico tra le nazioni del Sud America per decidere su un’alleanza commerciale tra tutti i paesi per la gestione delle risorse petrolifere. Intanto, il Presidente deve anche risolvere un problema privato legato all’ex-marito della figlia Marina (Dolores Fonzi). Compatto thriller politico e dramma familiare che si appoggia su una sceneggiatura solida e sulle ottime interpretazioni di un cast corale, La Cordillera si dipana fra la difficoltà retorica del potere e la gestione del privato attraverso la lotta interiore del protagonista Ricardo Darín, sospeso tra pragmatismo politico e la propria figura personale. Ne viene fuori un’opera cinica e spietata sulla battaglia intima tra sentimenti e opportunismo.

 

 

Nel concorso ufficiale è stato presentato Arpon, opera prima del regista Tom Espinoza, co-prodotto tra Argentina, Venezuela e Spagna. Il preside di una scuola (German de Silva) inizia a controllare gli zaini dei propri studenti alla ricerca di qualcosa di pericoloso. Quando nello zaino della giovane Cata (Ana Celentano) trova una siringa per iniezioni chirurgiche e la ragazza viene portata in ospedale, l’uomo sarà costretto a badare a lei. Un dramma con atmosfere da thriller, con la macchina da presa che segue i personaggi, cercando uno stile concitato. Arpon sembra un film sul rapporto difficile tra adulti e adolescenti e sul dovere di proteggere l’innocenza da un mondo violento; ma atmosfere e toni sono confusi, tra il conflitto generazionale e il film d’accusa, e la sceneggiatura fatica a trovare un’identità definita.

Sempre dal concorso è stato presentato The death of Stalin (prossimamente in Italia con il titolo Morto Stalin, se ne fa un altro), diretto dal regista scozzese Armando Iannucci e ispirato alla graphic-novel francese La morte di Stalin di Fabie Nury e Thierry Robin. A seguito della morte del leader e dittatore dell’Unione Sovietica Iosif Stalin nel 1953, i membri del Comitato Centrale del Partito, tra cui Nikita Kruscev (Steve Buscemi) e Lavrentij Berija (Michael Palin), riflettono sul vuoto di potere lasciato dall’ex-capo, tra accuse reciproche e arrivismo. Una black-comedy dal tono caustico, infarcita di dialoghi taglienti: Iannucci realizza un’opera sull’ambizione del potere in cui tutti i personaggi sono figure macchiettistiche, tra ripicche, bassezze ed elementi subodoli. Ma la metafora sulla brama di potere è fin troppo prevedibile e l’originalità va scemando con il passare dei minuti, finendo per risultare ridondante.