11 settembre 1683 - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da evitare
sulla base di 1 voto/i
1.80/5

11 Settembre 1683

RANKING
2546° su 2562 in Generale
37° su 37 in Storico
20122 h 13 min
Trama

L'11 settembre 1683 trecentomila guerrieri chiamati da ogni angolo dell'Impero Ottomano tengono Vienna sotto assedio; sono comandati dal Gran Visir Kara Mustafa. Scopo del loro attacco è quello di issare la bandiera dell'Impero musulmano su tutte le capitali d'Europa, e specialmente a Roma, la culla della Cristianità.

Metadata
Titolo originale Bitwa pod Wiedniem
Data di uscita 11 Aprile 2013
Nazione ItaliaPolonia
Durata 2 h 13 min
Attori
Cast: F. Murray Abraham, Alicja Bachleda-Curu?, Jerzy Skolimowski, Piotr Adamczyk, Enrico Lo Verso, Cristina Serafini, Marius Chivu, Antonio Cupo, Giorgio Lupano, Giorgio Lupano, Daniel Olbrychski, Wojciech Mecwaldowski, Borys Szyc, Marcin Walewski, Stefan Iancu
Trailer
11 settembre 1683

Renzo Martinelli nel 2013 torna nelle sale cinematografiche a quattro anni di distanza dal suo ultimo ed infelice lavoro, “Barbarossa”. “11 settembre 1683” ha tenuto il nostro buon Renzo impiegato nella lavorazione per più di dodici anni, tra difficoltà finanziare, studi storici e scelta delle location. Il film si avvale di un buon cast internazionale, in particolar modo di F. Murray Abraham, attore feticcio nonché sodale di Martinelli, già protagonista di numerosi grandi film quali “Amadeus”, “Star Trek – L’insurrezione”, “Scarface”, “Il nome della rosa”, “Scoprendo Forrester”, qui nel ruolo del protagonista, ed Enrico Lo Verso (“Il ladro di bambini”, “Lamerica”, “Così ridevano”) nella parte del Gran Visir. L’opera di Martinelli è un film in cui effettivamente il ritmo non manca, grazie all’ottimo montaggio, ma questo non è sufficiente a convogliare le emozioni dello spettatore nei confronti dei personaggi e dei temi trattati.

Inoltre “11 settembre 1683”, che mostra una notevole ambizione sia nei contenuti che nella forma, non risulta soddisfacente neppure dal punto di vista della ricostruzione storica. Il film, una co-produzione italo-polacca, nel complesso è costato oltre nove milioni di euro: con un budget del genere possiamo parlare effettivamente di un kolossal, considerando che si tratta di una produzione europea. Ma il nostro Renzo non poteva tentare di misurarsi, seppure con cotanto budget, con kolossal storici hollywoodiani come “Troy”, “Le crociate”, “Il gladiatore”, “Braveheart”, “Alexander” etc: in primis per mancanza di adeguati mezzi economici, in secondo luogo per la qualità degli effetti digitali, davvero non all’altezza di un film del genere, effetti che rendono inguardabili ed improponibili le varie scene di battaglia. D’altro canto abbiamo una fotografia che va alla costante ricerca di un’atmosfera di epicità nelle ambientazioni, ma che palesemente risulta ritoccata al computer, con un ampliamento di gamma dei colori (in particolar modo rosso, giallo e grigio) ai limiti dell’umana comprensione e percezione.

Purtroppo anche la recitazione degli attori risulta sotto la media, a causa della netta inconsistenza della sceneggiatura scritta a quattro mani da Renzo Martinelli e Valerio Massimo Manfredi, i quali rendono i personaggi privi di spessore. Oltre a delle effettive carenze tecniche, subentra poi il fattore tematico ad abbassare il giudizio nel suo complesso: il regista vorrebbe indicare che è da questa data, l’11 settembre 1863, che è nato quello scontro ancora oggi infuocato tra il mondo occidentale cristiano e il mondo arabo musulmano, che ha raggiunto il suo apice con l’attacco alle Twin Towers l’11 settembre del 2001. De facto, oltre che una lezione di storia, Renzo Martinelli ci impartisce e ci impone, per tutta la durata del film, anche una lezione etica e religiosa davvero qualunquista: la Cristianità è il bene, l’Islamismo è il male; salvo poi ricredersi in un finale in cui si cerca una piccola forma di riconciliazione con chi la pensa diversamente. In verità si percepisce in maniera netta e marcata l’esigenza di Martinelli di predicare la riaffermazione della Cristianità in tutta l’Europa, ribadendone i valori e il radicamento nelle culture del vecchio continente: un messaggio bigotto che non lascia spazio a segnali di apertura verso un’interculturalità religiosa. Forse questo “11 settembre 1683”, come quello più drammaticamente attuale, è meglio dimenticarcelo.

Voto dell’autore:1.8 / 5

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