12 anni schiavo - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
4.22/5

12 anni schiavo

RANKING
153° su 2562 in Generale
70° su 732 in Drammatico
20132 h 14 min
Trama

Solomon Northup non è un “negro” come gli altri: lui vale oro, è un talento creativo e suona il violino. Ma Solomon viene rapito da falsi agenti di spettacolo bianchi e venduto come schiavo nel 1841, poco prima della guerra di secessione. Cresciuto nel nord dello stato di New York, è costretto a misurarsi con la feroce ed immorale crudeltà degli uomini, subendo le vessazioni di diversi mercanti di schiavi e di proprietari terrieri. Degli schiavisti il più crudele è certamente Edwin Epps, che non sente ragioni e sfoga tutta la sua rabbia repressa sul popolo nero, trattato peggio degli animali. Solomon conosce altri neri che come lui soffrono terribilmente violenze e caldo torrido lavorando nei campi di cotone, dove c’è chi crea delle bambole con le bucce di mais, canticchiando un motivo gospel. Tutto questo accade in Louisiana; a Solomon serviranno ben dodici anni prima che la sua vita sia tratta in salvo.

Metadata
Regista Steve McQueen
Titolo originale 12 Years a Slave
Data di uscita 20 Febbraio 2014
Durata 2 h 14 min
Attori
Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Scoot McNairy, Lupita Nyong'o, Adepero Oduye, Sarah Paulson, Brad Pitt, Michael K. Williams, Alfre Woodard, Chris Chalk, Taran Killam, Bill Camp, Kelsey Scott, Bryan Batt, Quvenzhané Wallis, Garret Dillahunt, Dwight Henry, Dickie Gravois, Ashley Dyke, Cameron Zeigler, Tony Bentley, Christopher Berry, Mister Mackey Jr., Craig Tate, Storm Reid, Tom Proctor, Marc Macaulay, Vivian Fleming-Alvarez, Douglas M. Griffin, John McConnell, Marcus Lyle Brown, Richard Holden, Rob Steinberg, Anwan Glover, James C. Victor, Liza J. Bennett, Nicole Collins, J.D. Evermore, Andy Dylan, Deneen Tyler, Mustafa Harris, Gregory Bright, Austin Purnell, Thomas Francis Murphy, Andre Shanks, Kelvin Harrison, Scott M. Jefferson, Isaiah Jackson, Topsy Chapman, Devin Maurice Evans, Jay Huguley, Devyn A. Tyler, Willo Jean-Baptiste, Ruth Negga
Trailer
12 anni schiavo

Il terzo film di Steve McQueen, “12 anni schiavo”, è tratto dall’omonimo romanzo scritto dal vero Solomon Northup nel 1853 ed è la pellicola del confermativo salto di qualità: non solo per l’altissimo numero di riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo, fra cui tre premi Oscar (incluso miglior film), ma anche per l’effettivo, intrinseco valore dell’opera cinematografica del regista inglese. Dentro al film non vuole esserci soltanto la straordinaria storia di sopravvivenza di un uomo convinto che tutti i nodi del male vengano al pettine dei giorni andati e mai dimenticati, ma anche la consapevolezza della sicurezza nel tratteggio dei personaggi e nella direzione che McQueen è in grado di dargli, poggiandosi sicuro sul pathos impresso ad ogni singola scena, come se fossimo in presenza di una finissima strategia della tensione.

Magistrale è innanzitutto la regia di McQueen, fatta d’inquadrature rigorosamente pulsanti di verità, saldate sulla vasta armonia del paesaggio; impronta di stile che rivela, ancora, una certa intimità e una fisicità che ti fa vivere al pari dello straziante dolore, lasciandoti immedesimare completamente. C’è poi la liricità del piano visivo con la macchina da presa che si muove sinuosamente, infiltrandosi negli spazi delle piantagioni e fra gli occhi dei sopraffatti, domati, ma non ancora sconfitti. Chiwetel Ejiofor veste i panni di un silenzioso eroe, ingiustamente dimenticato da storici e media e riportato agli onori della cronaca da un film come questo, di certo non uno qualsiasi. E se “12 anni schiavo” non è un film qualunque, ciò è dovuto anche alle scelte di un cast di attori straordinari e al suo protagonista, che riesce a donare al proprio personaggio una espressività (con il solo sguardo già ci comunica tantissimo), una umanità, una tale credibilità e una emotività che lasciano esterrefatti (e che lo innalzano un gradino più in alto rispetto ai suoi principali rivali nella corsa all’Oscar); anche quando, muto, davanti alla cinepresa, se ne sta in silenzio a soffrire e sembra cercarci con lo sguardo, comunicando uno smarrimento che pare non avere alcuna via d’uscita.

La direzione degli attori di McQueen è da brivido (attualmente è senz’altro il più grande direttore di attori) e lo si denota anche dai più piccoli ruoli, persino dalle comparse. Un’altra interpretazione formidabile, che fa letteralmente accapponare la pelle, è quella di Michael Fassbender nel ruolo del crudele Edwin Epps, per il quale l’attore (candidato all’Oscar in compagnia di Ejiofor) dà il meglio di sé, ancora una volta grazie alla sua esaltante collaborazione con McQueen: basta osservarlo quando si contorce a causa dei tormenti di un’anima che non gli dà soluzione al suo inferno, o quando sorprende Solomon in un ingenuo quanto inconsulto tentativo di raggiro, o ancora quando è costretto a frustare la schiava con la quale si accompagna (un’altra scena dalla forza pazzesca). O ancora l’incisiva drammaticità di Lupita Nyong’o, premiata con l’Oscar come miglior attrice supporter, che esprime già tutto dal primo battito di ciglia e senza bisogno di parole. Che dire poi delle scene in cui vediamo apparire i volti noti di Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, Benedict Cumberbatch e Sarah Paulson? Basta farli spuntare sullo schermo, pochi secondi e si è rapiti come per magia dalla maestria di tutti gli interpreti.

E non può non catturare la colonna sonora di Hans Zimmer (magistrale al pari del lavoro al montaggio di Joe Walker), tessitore di trame filanti dentro intelaiature di sponde d’immagini, con bassi profondi (com’è solito in Zimmer) e aperture orchestrali che rivelano una variazione nel tema principale, di quello splendidamente composto per il finale di “Inception”. Ma non c’è compassione nel massiccio cinema di Steve McQueen, per cui che non ci si aspetti i fuochi d’artificio alla Quentin Tarantino o il classico racconto romanzato alla “Amistad”. “12 anni schiavo” è il film di cui la storia del cinema aveva bisogno: il più vero, solido, nitido, sul tema dello schiavismo. La verità di un film che sa mostrare la violenza più infima rendendola sublime, perché accordata sulle note altissime della speranza di salvezza racchiusa negli occhi di Solomon e anche nelle sue gambe, nei suoi piedi, in tutti quei piccoli movimenti che riesce a fare, non a caso a lungo, per tanti, lunghissimi minuti, nel tentativo di sopravvivere ad un tentativo d’impiccagione nella scena più elevata del film. Che si becchi una sfilza di premi, giacché di film come questo se ne vedono uno ogni dieci, dodici anni.

Voto dell’autore:4.9 / 5

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