120 battiti al minuto - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.00/5

120 battiti al minuto

RANKING
274° su 2267 in Generale
123° su 643 in Drammatico
20172 h 20 min
Trama

Nella Parigi dei primi Anni ’90, ACT UP è un’associazione di volontariato che si batte per attirare visibilità sul dramma dell’AIDS e sulla necessità di prevenire il contagio, e i cui membri si impegnano in azioni di protesta contro le compagnie farmaceutiche, responsabili di non diffondere i risultati delle ricerche in materia. Fra i leader dell’ACT UP parigina ci sono Sophie e Thibault, ai quali si unisce il giovane Nathan.

Metadata
Regista Robin Campillo
Titolo originale 120 battements par minute
Data di uscita 5 ottobre 2017
Nazione Francia
Durata 2 h 20 min
Attori
Cast: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Pascal Tantot, Felix Maritaud, Mehdi Touré, Aloïse Sauvage, Simon Bourgade, Catherine Vinatier, Saadia Bentaïeb, Ariel Borenstein, Théophile Ray, Simon Guélat, Jean-François Auguste, Coralie Russier, Samuel Churin, Yves Heck, Emmanuel Menard, François Rabette, Caroline Piette, Naelle Dariya, Rahim-Silvioli Mehdi, Sabrina Aliane, Julien Herbin, Marco Horanieh
Trailer

Al suo terzo lungometraggio da regista, dopo l’originale zombie-movie “Les revenants” ed “Eastern boys”, efficace commistione fra il thriller e il melodramma, Robin Campillo, noto in particolare come lo sceneggiatore di fiducia di Laurent Cantet, si confronta con un soggetto di ispirazione autobiografica e particolarmente sentito: le campagne condotte negli Anni ’90 da ACT UP, organizzazione analoga a quella omonima nata negli Stati Uniti, allo scopo di diffondere quanto più possibile le informazioni relative ai rischi dell’AIDS, per anni tragicamente sottovalutati anche dalle istituzioni pubbliche, e di fare pressione sulle grandi compagnie farmaceutiche, spesso reticenti rispetto alle ricerche per contrastare il virus dell’HIV. “120 battiti al minuto”, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2017 e selezionato come rappresentante della Francia agli Oscar, trae ispirazione proprio dalle esperienze di Campillo e di Philippe Mangeot, co-autori della sceneggiatura, in qualità di militanti tra le file di ACT UP, tracciando un affresco composito di un movimento formato soprattutto da giovani e giovanissimi e restituendo l’atmosfera di quel periodo, fra paura, determinazione e vitalismo.

Ed è proprio tale vitalismo ad emergere con forza dal film di Campillo, che per tutta la prima metà adotta un meccanismo da racconto corale per mettere in scena la storia di ACT UP e le sue vistose azioni di protesta, con l’irruzione ai convegni e nelle sedi delle aziende farmaceutiche, l’utilizzo di sangue finto e la resistenza non violenta alle forze dell’ordine. Ma nonostante il coinvolgimento diretto degli autori nelle vicende al cuore della trama, “120 battiti al minuto” si smarca dalle trappole più frequenti nell’ambito del cinema di impegno civile, ovvero la retorica e l’agiografia: il film non evita infatti di descrivere le contraddizioni e le spaccature interne al movimento, evidenziando i differenti punti di vista rispetto alle modalità per contrastare l’emergenza dell’AIDS, con un approccio che ricorda da vicino quello di “The normal heart” di Larry Kramer, portato in Tv nel 2014 con il film omonimo di Ryan Murphy. Nella seconda parte, invece, Campillo focalizza l’attenzione sul rapporto fra due attivisti, Nathan (Arnaud Valois) e Sean (Nahuel Pérez Biscayart), protagonisti di una relazione sentimentale che procederà in parallelo con la militanza in ACT UP, e che sarà messa a dura prova dai problemi di salute di Sean.

È in questa sezione che “120 battiti al minuto”, pur senza perdere di vista il piano collettivo del racconto, ci porta ancora più vicino ai suoi personaggi, finalmente disposti a condividere frammenti del proprio passato e a mostrare la loro dimensione più intima e privata: una dimensione che Robin Campillo traccia con profonda delicatezza, perfino quando i suoi giovani militanti devono confrontarsi con l’incedere della malattia. E la compresenza di questi due aspetti, quello individuale e quello politico, sembra trovare una sintesi ideale proprio nel corpo dei personaggi: quei corpi utilizzati come strumenti di battaglia, quando si ricoprono di sangue finto e si offrono alle rappresaglie della polizia; quei corpi irrefrenabili che sprigionano energia e desiderio, che si tratti di una sfilata del gay pride, del ritmo della musica di una discoteca o di un appassionato amplesso; quegli stessi corpi che, in prossimità dell’epilogo, si mostrano in tutta la loro fragilità e si fanno vessilli di sofferenza. Una sofferenza vissuta con dignità e condivisa con amanti, familiari e compagni di lotta, fino all’ultimo respiro.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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  • diego

    Robin Campillo con “120 battiti al minuto”, apre le porte al pubblico su uno dei temi tabù che colpì soprattutto la Francia, ma in realtà un pò tutta l’Europa tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. L’AIDS. Il regista si approccia a questo tema sviluppando la sua opera su due livelli narrativi. Il primo di stampo più documentarista, stile che caratterizza principalmente la prima parte dove ci vengono mostrate le diverse iniziative degli attivisti per sensibilizzare la gente al problema AIDS. Il secondo è di carattere più emotivo, dove il regista oltre s mostrarci gli avvenimenti dell’epoca cerca di entrare nella pancia dei personaggi, questi ragazzi giovani a volte giovanissimi travolti da una cosa a cui non erano pronti ma che segnerá inesorabilmente le loro vite. Il tutto è narrato in maniera più che soddisfacente. In “120 battiti al minuto” si urla, si ama, si lotta, si spera, si soffre e ci si dispera e lo si fa in modo vero e sincero. L’approccio è schietto mai banale e sempre travolgente per lo spettatore che non può che perdonare qualche carenza dal punto di vista cinematografico. Per concludere, qui, ci troviamo dinanzi ad un film che mette a nudo i sentimenti e le paure di questi ragazzi a cui è rimasta una sola cosa per cui lottare. La voglia di non morire. Voto 4/5