2 giorni a New York - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da evitare
sulla base di 2 voto/i
2.35/5

2 giorni a New York

RANKING
2467° su 2562 in Generale
425° su 453 in Commedia
20121 h 36 min
Trama

Marion, sedotta e abbandonata da Jack con tanto di pargoletto al seguito, vive serenamente a New York con Mingus, a sua volta con una figlia avuta da una precedente unione. L'armonia di questa coppia di fresca data viene bruscamente interrotta dalla famiglia di lei, in uno scontro tra Europa e America dalle conseguenze a dir poco catastrofiche.

Metadata
Regista Julie Delpy
Titolo originale 2 Days in New York
Data di uscita 9 Gennaio 2014
Nazione FranciaGermaniaBelgio
Durata 1 h 36 min
Trailer
2 giorni a New York

A sei anni dai turbolenti “2 giorni a Parigi” torna la nostra Julie Delpy, che in “2 giorni a New York” dirige se stessa nei panni dell’isterica e logorroica fotografa francese Marion, confermando ancora una volta la sua idea di cinema che corre su una linea di spontaneo realismo. Dalla Tour Eiffel alla Grande Mela, lo stile di regia cambia e la Delpy ben se lo cuce addosso, con ulteriori tocchi alleniani (questa volta più vicini all’irriverenza di “Vicky Cristina Barcelona”). Le turbe dei protagonisti e le situazioni al limite dell’assurdo calcano la scena degli spazi interni, affidando stavolta alla metropoli americana il ruolo più marginale di barriera tra abitanti e turisti.

Come nel suo antecedente, anche in questo film la “sacra famiglia” si impone e interpone in un rapporto che pare costruito su buone fondamenta, ma che non tarda a vacillare a contatto con quelle presenze così grottesche e disturbanti: un padre imbarazzantemente ingombrante (ma non tanto nel senso fisico), una sorella “schizofrenica per scelta, bipolare per necessità”, un ex non tanto “ex” che fa presenza per poco ma non inutilmente. Un gruppetto antipatico e mal assortito che non conferma affatto la precedente e bonaria armonia, ma arrangia un’accozzaglia di battutine ed espedienti tra il banalotto e il grossolano: siamo ben lontani dal racconto delle incompatibilità e delle idiosincrasie familiari, che qui non vantano più quei botta e risposta frizzanti giocati sugli scherzi dell’equivoco (si sa, i francesi fanno scuola con Molière dal lontano 1645).

Nel rimarcare le difformità di pensiero e cultura, quell’“odi et amo” necessario e imprescindibile nell’ambito delle relazioni, la narrazione fa una grande fatica, appesantendo la pellicola di punti morti che strappano subito lo sbadiglio da “già visto, già sentito”. Alla fine, sono pochi gli elementi che salvano questi “2 giorni a New York” dal completo sfacelo: delle interpretazioni passabili, una fotografia e un montaggio ben eseguiti, una colonna sonora che si addice al contesto e alla tipologia del soggetto. Una sufficienza raggiunta per il rotto della cuffia, per un sequel di cui non si sentiva esattamente il bisogno. La prossima volta, magari, nascondete il passaporto della Delpy… non si sa mai che le venga in mente di farsi un altro week-end in giro per il mondo!

Voto dell’autore:3.0 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Chiara Cerza (vedi tutti)

Loading...