47 Ronin - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da evitare
sulla base di 2 voto/i
1.75/5

47 Ronin

RANKING
2551° su 2562 in Generale
24° su 24 in Fantasy
20131 h 58 min
Trama

L’emarginato Kai decide di unirsi ad un gruppo di Ronin comandato da Kuranosuke Oishi, i quali cercano vendetta contro Lord Kira dopo che questi ha provocato il suicidio del loro signore, Lord Asano, e bandito il gruppo. Per restituire l’onore al loro feudo e al loro signore, i guerrieri si troveranno ad affrontare delle dure prove, che porteranno alla morte di numerosi guerrieri.

Metadata
Regista Carl Rinsch
Titolo originale 47 Ronin
Data di uscita 13 Marzo 2014
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 58 min
Attori
Cast: Keanu Reeves, Hiroyuki Sanada, Kou Shibasaki, Tadanobu Asano, Min Tanaka, Rinko Kikuchi, Jin Akanishi, Masayoshi Haneda, Hiroshi Sogabe, Takato Yonemoto, Shû Nakajima, Hiroshi Yamada, Cary-Hiroyuki Tagawa, Tanroh Ishida, Yorick van Wageningen, Ron Bottitta
Trailer
47 Ronin

Mega-produzione targata Universal Pictures, con un budget stimato intorno ai 175 milioni di dollari, per l’esordio alla regia del giovane Carl Rinsch, regista pubblicitario di enorme successo. Purtroppo non è cosa facile riuscire a contestualizzare e definire in maniera appropriata e coerente una pellicola come “47 Ronin”; la prima definizione che ci sentiamo di dare è quella di pastiche, ma andiamo con ordine. Immediatamente proiettati nel paese del Sol Levante, ci si rende conto fin da subito che di esotico ed orientale il film, oltre alle ambientazioni e ai volti degli attori, ha veramente ben poco. Partendo dalla leggenda dei 47 Ronin, un gruppo di samurai rimasti senza padrone dopo che quest’ultimo, Asano Naganori, commise il seppuku (il suicidio rituale giapponese) per aver risposto all’insulto di Kira Yoshinaka, maestro di protocollo dello Shogun, Carl Rinsch ha deciso di attingere visivamente e narrativamente a più fonti: si riprendono dunque elementi dalla storia “realmente accaduta”, dalla mitologia nipponica, ma anche dal fantasy a base di streghe, draghi, troll e demoni, pronti a frapporsi alle reali vicende dei 47 Ronin.

Se si pensa che in questo film scorra la raffinatezza estetica di una produzione “made in Japan”, contraddistinta da una vivida ricercatezza formale carica di simbolismi e da una forte intensità espressiva da parte dei protagonisti (basti pensare al cinema di Yasujiro Ozu, Hiroshi Teshigahara, Kenji Mizoguchi o il più famoso Akira Kurosawa), purtroppo si cade in errore. Con “47 Ronin” siamo invece di fronte ad un prodotto “made in Usa” al cento per cento, con tutta la sua irruenza visiva, il fremito della macchina da presa, la spettacolarizzazione spasmodica dell’immagine, che in queste circostanze mal si accompagna con le esigenze di un pubblico sempre più attento e colto nei confronti di una cultura, quella nipponica, molto studiata ma al contempo ancora non del tutto svelata. Purtroppo, l’obiettivo di realizzare un pastiche di cui parlavamo all’inizio già si nota dalla scelta degli sceneggiatori: da una parte Chris Morgan (“Wanted – Scegli il tuo destino” e gli ultimi capitoli della saga “Fast & furious”) per rimarcare la chiave action; dall’altra Hossein Amini (“Le quattro piume”, “Shanghai”, “Drive”) per concentrarsi maggiormente sull’introspezione dei personaggi. Da un punto di vista visivo, la ricostruzione degli ambienti, dei costumi, delle location riesce sapientemente a contestualizzare la storia e a ricreare l’atmosfera dell’epoca narrata, il tutto con l’importante ausilio della tecnica del CG.

Ma altrettanto non si può dire dell’interpretazione degli attori, perché se da un lato abbiamo l’eccelsa qualità dimostrata dagli interpreti giapponesi, Hiroyuki Sanada, Kou Shibasaki, Rinko Kikuchi, Cary-Hiroyuki Tagawa, costretti per fini produttivi e per le esigenze del pubblico anglofono a recitare in inglese, dall’altro Keanu Reeves e il super-modello Rick Genest non riescono a reggere il confronto. Quello che manca in “47 Ronin” è il pathos, il coinvolgimento nella storia, la partecipazione per i personaggi. Il problema che purtroppo sta a monte di tutto è l’insicurezza che ha contraddistinto l’operato di Carl Rinsch al timone di regia: la volontà di inserire un po’ tutti gli elementi di cui necessita il pubblico contemporaneo senza però riuscire a conferire un’effettiva anima e personalità al film. Tale difetto è palpabile fin dalle prime battute e purtroppo la fruizione del film ne risente parecchio. Siamo lontani dalle felici sinergie cinematografiche venutesi a creare tra Oriente ed Occidente, che hanno portato a film come “L’ultimo samurai” di Edward Zick e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci, solo per citare due dei titoli più riusciti, laddove “47 Ronin” si rivela invece uno dei peggiori film americani sul Giappone mai realizzati.

Voto dell’autore:2.0 / 5

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