7 days in Havana - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.70/5

7 days in Havana

RANKING
1001° su 2562 in Generale
398° su 732 in Drammatico
20122 h 09 min
Trama

Nel film “7 days in Havana”, sette cortometraggi diretti da sette registi diversi si susseguono nell’arco temporale di una settimana. Elemento in comune a tutti gli episodi è la capitale cubana dell’Havana, rappresentata con i suoi colori e le sue atmosfere caratteristiche.

Metadata
Titolo originale 7 días en La Habana
Data di uscita 8 Giugno 2012
Nazione SpagnaFrancia
Durata 2 h 09 min
Trailer
7 days in Havana

Presentato al Festival di Cannes 2012 nella sezione “Un Certain Regard”, “7 days in Havana” è un intenso film collettivo realizzato da sette registi di diverse nazionalità, tra i quali spunta il famosissimo attore Benicio del Toro, premio Oscar nel 2001. Nell’arco di sette giorni, sette cortometraggi raccontano il dipanarsi di sette storie diverse, tutte ambientate nel caldo clima tropicale di Cuba, tra bellissime donne, ritmi vorticosi e l’immancabile rum. Ogni autore esprime la propria personalità permettendo allo spettatore di immergersi, saltando da una scena all’altra, in sguardi, stili e personaggi diversi. L’eterogeneità sembra infatti essere l’arma vincente per raccontare questa terra calda, intensa ma anche fortemente problematica.

Benicio del Toro firma il primo corto intitolato “Yuma” e ci racconta la storia di un giovane attore statunitense appena arrivato a Cuba, inconsapevole di cosa può offrirgli la vita notturna della più grande isola caraibica. Nel secondo spicca la figura del regista Emir Kusturica, il quale interpreta il ruolo di se stesso presso il festival cinematografico dell’Havana. Prevalgono la musica, il caldo afoso, la bellezza cristallina del mare e l’allegria di un bel bicchiere di rum. Il film procede all’interno di questa atmosfera tipicamente cubana fino a giungere alle giornate di giovedì e venerdì, dirette rispettivamente da Elia Suleiman e Gaspar Noé. Il primo, regista originario di Nazaret, ci propone un cortometraggio splendido fatto di immagini-simboli più eloquenti delle parole stesse: lo stato palestinese viene contrapposto a quello cubano attraverso l’incalzante e silenziosissima ironia che cresce nell’animo dello spettatore mentre il protagonista, immobile di fronte al televisore, ascolta i discorsi dell’anziano Fidel Castro e cerca di riflettere su quel mondo e sul suo, senza capirci nulla. Il cortometraggio di Noé, invece, è un susseguirsi ipnotico di immagini scattanti che seguono il ritmo, sempre identico a se stesso, di un tamburo che fa da sottofondo all’arcano rituale messo in scena.

Siamo soliti, noi spettatori, immedesimarci fino in fondo nella storia e nei personaggi che la conducono, tanto da rimanere spesso delusi dal finale proposto. Questa volta, invece, non c’è tempo per affezionarsi: tutto passa, i giorni scorrono e i volti cambiano, un po’ come accade nella vita di ognuno di noi. Rimangono quasi sempre presenti un taxi, per tornare e per partire, e una camera d’hotel, per sostare quel poco tempo che si desidera. Non c’è forse miglior metafora della vita di quella rappresentata da una pellicola cinematografica che scorre come le storie impresse su di essa. L’esistenza è fatta di passaggi, incontri casuali e un infinito e bellissimo numero di racconti, tutti da ascoltare e soprattutto da vedere.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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