A bigger splash - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.65/5

A bigger splash

RANKING
1187° su 2562 in Generale
457° su 732 in Drammatico
20152 h 04 min
Trama

La leggenda del rock Marianne Lane è in vacanza sull’isola vulcanica di Pantelleria con il compagno Paul De Smedt quando arriva inaspettatamente a interrompere la loro vacanza Harry Hawkes, produttore discografico iconoclasta nonché suo ex, insieme alla figlia Penelope Lanier, provocando un’esplosione di nostalgia delirante dalla quale sarà impossibile mettersi al riparo.

Metadata
Regista Luca Guadagnino
Titolo originale A Bigger Splash
Data di uscita 26 Novembre 2015
Nazione ItaliaFrancia
Durata 2 h 04 min
Trailer
A bigger splash

“A bigger splash” parte in un silenzio generale, intento a farci vedere paesaggi brulli, sconnessi, bruciati, ma allo stesso tempo attraenti; o a farci ascoltare i suoni del mare, del vento tra gli arbusti, di un’auto su una strada sbrecciata, o dell’eros tra due corpi immersi in una piscina. Solo qualche musica diegetica rompe parzialmente e velocemente questo silenzio. È chiaro come in pochi minuti del suo film Luca Guadagnino, che torna dietro la macchina da presa a cinque anni di distanza da “Io sono l’amore”, ci racconta molto di quello che andremo a vedere: la macchina da presa non intende solo “descrivere” un paesaggio e un contesto, ma trasforma il suo sguardo descrittivo in un “modus” per far conoscere allo spettatore la vera protagonista del film, che emerge, per impatto e dinamiche puramente narrative, dal gruppo dei quattro personaggi principali: Marianne Lane, interpretata da Tilda Swinton, è infatti una cantante rock costretta al mutismo per via di un’operazione alle corde vocali. Questo incipit ci anticipa anche tutto un gioco condotto con la colonna sonora tra gli spazi di montaggio, riempiendoli e svuotandoli a seconda del momento, e la rende di fatto il meccanismo principale del ritmo del film e, si intende, “pedina” dialetticamente opposta ed in contrasto, oltretutto forte e quasi parodistico, con il silenzio di Marianne.

Gli altri tre personaggi del quartetto, che prendono gli stessi nomi da “La piscina” di Jacques Deray (1969) di cui il film di Guadagnino è il remake, sono Paul, amante di Marianne, fotografo e documentarista, Harry, ex produttore discografico della rocker, con la quale ebbe una storia d’amore la cui brace ancora arde, e la giovanissima figlia di lui, Penelope: rispettivamente sullo schermo Matthias Schoenaerts, Ralph Fiennes e Dakota Johnson. Si guardano a distanza, si studiano, ognuno di loro nasconde crepe e pericolosi tornanti come quelli offerti dal paesaggio di Pantelleria; l’iniziale ed apparente sintonia nasconde ripercussioni del passato, traumi e drammi personali, alimenta passioni mai messe a tacere o fugaci relazioni. Così le coppie (si) scoppiano: Harry, l’elemento che scompiglia la placida e silenziosa situazione iniziale, portando caos, suoni, rumore e colonna sonora, appunto, da perfetto discografico quale è, compie l’estremo tentativo di riavere Marianne; l’integerrimo Paul, da come ci è dato intendere, cede alle avance della Lolita Penelope. La piscina, ad un certo punto inquadrata in un campo lungo e a piombo dall’alto dal regista italiano, è posta al centro, perché è il ring dello scontro, degli sguardi, dei corpi, delle passioni, con i quattro contendenti posti ai suoi angoli: e diventerà anche luogo dello scontro fisico e definitivo tra i due uomini, che segnerà la svolta verso il finale del film. Una svolta, anche in questo caso, marcata a fuoco dalla colonna sonora rock, quasi elusiva, spiazzante come può esserlo un bidone della spazzatura usato come percussione in “Emotional rescue” dei Rolling Stones.

Il silenzio forzato della protagonista è invaso dai suoni, che si mescolano e lavorano sottotraccia il montaggio del film, tra presente e flashback, annunciando gli eventi e distorcendone il senso: le percussioni si mescolano al suono dei corpi che nuotano nell’acqua, il rock ai rumori della natura, vocalismi esagerati ai dialoghi e gridi strozzati alla quiete. In questo gioco tortuoso e vertiginoso, lo stile virtuosistico ma allo stesso tempo incline all’accademico di Guadagnino riveste un ruolo importante, sebbene a volte la coerenza stilistica diventi maniera e la forzatura ridondante. I maggiori limiti di “A bigger splash” si riscontrano proprio nella tenuta registica complessiva, con un finale, in particolar modo, poco equilibrato, sperso in derive televisive annacquate di banale attualità (come la situazione dei migranti a Lampedusa e nella Sicilia in generale) da crearne un bozzetto grottesco mal riuscito. Ma nel complesso, e a discapito dei fragorosi fischi d’accoglienza al Festival di Venezia 2015, “A bigger splash” è un melodramma erotico forte e un gioco delle parti ben orchestrato, che si regge anche su interpretazioni di livello. Tra il silenzio e le esplosioni (di suoni o passioni) improvvise c’è un salto, perché si apre una crepa, come si diceva, che nasconde un vuoto, pericoloso ma allo stesso tempo attraente; con a “A bigger splah” occorre semplicemente fermarsi all’attrazione, senza cercare quello che non può dare.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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