Acciaio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.00/5

Acciaio

RANKING
2000° su 2562 in Generale
643° su 732 in Drammatico
20121 h 35 min
Trama

Anna e Francesca sono due ragazze di Piombino che si trovano a vivere il pieno della loro adolescenza. Le loro vicende si mescolano con quelle degli operai dell’acciaieria Lucchini, dove uomini e macchine convivono in un’Italia di cui si era dimenticata l’esistenza.

Metadata
Regista Stefano Mordini
Titolo originale Acciaio
Data di uscita 15 Novembre 2012
Nazione Italia
Durata 1 h 35 min
Trailer
Acciaio

Tratto dall’omonimo romanzo di Silvia Avallone, vincitore del premio Campiello 2010, “Acciaio” di Stefano Mordini, presentato alla 69° Mostra Cinematografica di Venezia nella sezione “Giornate degli Autori”, è un film che intreccia l’adolescenza e la classe operaia nel fumo e nel fuoco di una fabbrica-vita che non lascia respiro. Ci sono due ragazze, Anna e Francesca, nel fiore della loro crescita e nel mezzo di un’esplosione fisica e mentale inarrestabile, alle prese con i propri desideri e con le prime litigate. C’è poi Alessio, fratello di Anna e operaio all’acciaieria Lucchini di Piombino, un ragazzo che conosce le difficoltà di una famiglia sul punto di sfasciarsi e di un lavoro che consuma ogni briciola di vitalità. C’è poi questa fabbrica, che compare ogni tanto tra le case popolari e il mare limpido: un ammasso inerme di cemento che spacca in due la serenità del cielo e del sole e che divide Piombino non solo dalla bellezza vicina dell’Isola d’Elba, appena al di là della costa, ma anche da qualsiasi speranza di ribellione e rivalsa.

I sogni dei personaggi sono tanto deboli e affamati da non avere la grinta per sottrarsi all’abitudine, incastrati nel loro stesso tentativo di fuga che non fa altro che intrappolarli in una prigione sempre più stretta. Per fuggire si accetta ogni compromesso, anche quello più fugace e doloroso di sfruttare i sentimenti: Anna scopre il primo amore con un ragazzo che non la ama e Francesca rattoppa le sue ferite in un locale di lap dance. Argomenti a parte, il film non sembra convincere e neppure coinvolgere. Le due ragazze, attrici alle prime armi, ce la mettono tutta, ma nell’apatia dei loro dialoghi l’esplosività dell’adolescenza scompare per far posto ad una promiscuità a lungo andare stucchevole e noiosa. La drammaticità viene indebolita dal continuo passaggio da una vicenda all’altra; un passaggio che permette solo nella parte finale di far coincidere perfettamente i due ambienti, adolescenza e classe operaia, ma che non dà a nessuno dei due la possibilità di esprimersi con pienezza.

Vittoria Puccini passa letteralmente inosservata e appare quasi inesistente. Interessanti, nella parte finale del lungometraggio, alcuni fotogrammi riguardanti vecchi video di operai all’opera, interposti tra le immagini correnti del film. Ma nonostante questo tocco d’originalità, anche un po’ azzardato, c’è sempre qualcosa che lascia perplessi: l’unico argomento che andava risvegliato con più forza, quello della classe operaia ormai quasi dimenticata in Italia, rischia di catturare gli sguardi e solleticarli appena. Manca l’acciaio vero, quello tosto che si fa sentire in tutti gli aspetti della vita e del lavoro; mancano la forza e la grinta in un film che avrebbe potuto mostrare di più.

Voto dell’autore:3 / 5

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