Senza santi in paradiso - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.90/5

Senza santi in paradiso

RANKING
550° su 2562 in Generale
233° su 732 in Drammatico
20131 h 45 min
Trama

Texas, anni ’70. Bob Muldoon e Ruth Guthrie sono una coppia di fuorilegge: durante una sparatoria fra la loro banda e un gruppo di poliziotti, Ruth ferisce gravemente uno di questi ultimi, e i due sono costretti ad arrendersi e farsi arrestare. Per amore di Ruth, che è incinta di sua figlia, Bob si prende la colpa dell’accaduto perché lei venga rilasciata, ma dopo quattro anni di carcere, al sesto tentativo, riesce finalmente ad evadere. Una volta fuori cercherà con tutte le sue forze di mettersi in contatto con Ruth e la figlia che non ha mai visto, prima che qualcuno possa catturarlo di nuovo o che qualcun altro decida di risolvere i propri conti in sospeso con lui.

Metadata
Regista David Lowery
Titolo originale Ain't Them Bodies Saints
Data di uscita 8 Agosto 2020
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 45 min
Attori
Cast: Rooney Mara, Ben Foster, Casey Affleck, Rami Malek, Keith Carradine, Nate Parker, Charles Baker, Kentucker Audley, Turner Ross, Will Beinbrink
Trailer

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Senza santi in paradiso

Presentato fuori concorso alla 66° edizione del Festival di Cannes come proiezione speciale, “Senza santi in paradiso” (in originale “Ain’t them bodies saints”, che in italiano potrebbe tradursi come “Loro non sono dei santi”) è un film del 2013, scritto e diretto da David Lowery nonché interpretato da un piccolo cast di grandi nomi, quali Rooney Mara (Ruth), Casey Affleck (Bob), Ben Foster e Keith Carradine. Vincitrice del premio per la miglior fotografia al Sundance Film Festival dello stesso anno, vetrina di film indipendenti per antonomasia, la pellicola di Lowery, sin dai primissimi minuti, si fa subito amare per le irresistibili peculiarità con le quali è stata realizzata: una fotografia semplice e scura, a tinte gialle e marroni come le pareti interne ed esterne delle case di legno in cui vivono i suoi protagonisti; una musica accattivante composta per l’occasione dal giovane violinista Daniel Hart; e infine gli scenari aperti e suggestivi, di richiamo malickiano, che prendono vita propria fra gli stati americani del Texas e della Louisiana.

Se però potessimo parlare soltanto di puro estetismo, il discorso si limiterebbe naturalmente alla bellissima confezione con la quale la pellicola di Lowery è stata a poco a poco costruita, e ciò non renderebbe affatto giustizia al gioiellino a trecentosessanta gradi che “Senza santi in paradiso” riesce invece ad essere: soprattutto quando la storia comincia a dispiegarsi nella sua essenza più concreta, man mano che la narrazione si muove turbolenta in avanti, carica di tensione e al contempo di una riposante linearità romanzesca. Perché al cuore della vicenda c’è pur sempre la piccola, grande storia di Bob e Ruth: due vite che non possono fare a meno di intrecciarsi anche quando sono lontane, due fili rossi che finiscono con l’annodarsi nel pensiero e nei ricordi che l’uno porta con sé dell’altro, a mo’ di pesante fardello nel caso di Bob o di opprimente pugno nello stomaco in quello di Ruth. È così che la sceneggiatura del regista acquista dignità anche se presa da sola: scena dopo scena, dialogo dopo dialogo, sempre intrisa di un’intensità struggente e spaventosa. Il suo film si rivela un’umile dimostrazione di meravigliosa poesia, di romanticismo silenzioso e comunque solido, quasi leggendario.

Inutile aggiungere che le performance attoriali di Casey Affleck e Rooney Mara sono entrambe strepitose, laddove il primo riesce a esprimere tutto se stesso quando parla della sua amata Ruth, e la seconda fa lo stesso quando alza lo sguardo dritto in faccia alla cinepresa, senza neppure parlare. Tutti gli altri personaggi, che si possono contare sulle dita di una mano, sono perlopiù un interessante carosello di volti che fanno da sfondo alla situazione, anche se Ben Foster e Keith Carradine riescono ad infondere un tono rispettivamente tenero e tenebroso alla storia, e tutti, nel loro insieme, arricchiscono di gran lunga un racconto modesto ma di sicuro straordinario. Peccato che, come spesso accade, titoli come “Senza santi in paradiso” non ottengano di raggiungere una distribuzione italiana: forse perché passati in sordina persino a un festival importante come quello di Cannes, o forse ancora perché alle volte sono proprio le scoperte più difficili ad essere altresì le più piacevoli.

Voto dell’autore:3.9 / 5

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