Albert Nobbs - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 4 voto/i
3.75/5

Albert Nobbs

RANKING
917° su 2562 in Generale
368° su 732 in Drammatico
20111 h 53 min
Trama

Irlanda, fine Ottocento. Al Morrison’s Hotel, gestito dalla severa Mrs. Bates, lavora Albert Nobbs, un solerte maggiordomo che da molti anni nasconde un segreto: Albert, infatti, è in realtà una donna, e il suo sogno è raccogliere abbastanza denaro per aprire un negozio di tabacchi. Ma la sua tranquilla esistenza viene sconvolta all’improvviso quando all’albergo si presenta un pittore di nome Hubert Page…

Metadata
Regista Rodrigo García
Titolo originale Albert Nobbs
Data di uscita 10 Febbraio 2012
Nazione Gran BretagnaIrlanda
Durata 1 h 53 min
Attori
Cast: Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Taylor-Johnson, Pauline Collins, Brendan Gleeson, Jonathan Rhys Meyers, Antonia Campbell-Hughes, Maria Doyle Kennedy, Mark Williams, James Greene, Serena Brabazon, Michael McElhatton, Phyllida Law, Bronagh Gallagher, Annie Starke
Trailer
Albert Nobbs

Era il 1982 quando Glenn Close, nell’anno del suo esordio al cinema, interpretava per la prima volta sul palcoscenico di un teatro il ruolo di Albert Nobbs, una donna costretta a fingersi un uomo per poter lavorare come maggiordomo e sfuggire alla miseria. La storia di Albert Nobbs, basata su un racconto dello scrittore George Moore, è entrata da subito nel cuore dell’attrice, che per quasi trent’anni ha coltivato il sogno di portare questo personaggio sul grande schermo. Finalmente, nel 2011, il progetto è diventato realtà, in primo luogo grazie all’instancabile dedizione di Glenn Close, che oltre a recitare nella parte della protagonista ha anche co-prodotto il film e ne ha scritto la sceneggiatura insieme a John Banville. Alla regia di “Albert Nobbs” troviamo invece il cineasta colombiano Rodrigo García, qui alla sua terza collaborazione con la Close.

La pellicola di García è ambientata nell’Irlanda di fine Ottocento, ben ricostruita grazie alle scenografie di Patrizia von Brandenstein, e ci racconta la quieta esistenza di questo maggiordomo tanto efficiente quanto riservato, con uno sguardo timido e impaurito dietro cui si cela un inconfessabile segreto. La parabola di Albert corrisponde a quella di un essere umano che ha sacrificato la propria identità a causa delle costrizioni sociali, accettando passivamente di soffocare la sua natura e i suoi desideri più profondi. In questo senso, la vicenda narrata dal film è tanto più commovente quanto più silenziosa è la rassegnazione con cui Albert indossa ogni giorno la propria maschera: una maschera alla quale ormai ha aderito in tutto e per tutto, tanto da non ricordare nemmeno più cosa si provi ad indossare abiti femminili. Sarà Hubert Page (Janet McTeer), un pittore con un segreto identico al suo, a far comprendere ad Albert che esiste una prospettiva di felicità per cui vale la pena di combattere: una felicità che, per Albert, assume i contorni di un piccolo negozio di tabacchi e di un sereno ménage con Helen Dawes (Mia Wasikowska), una delle giovani cameriere del Morrison’s Hotel, innamorata però di un aitante garzone di nome Joe (Aaron Johnson).

Glenn Close, che torna protagonista al cinema dopo la sua trionfale trasferta televisiva nella serie “Damages”, si immerge anima e corpo nella parte di Albert Nobbs, dando vita ad un personaggio agli antipodi rispetto alle donne forti e pericolose a cui ci aveva abituato. La sua interpretazione sommessa e toccante, che le è valsa la nomination all’Oscar come miglior attrice, non è solo una sorprendente prova di trasformismo, ma riesce a suggerire un intero universo di emozioni sotterranee e di sentimenti repressi, in un’epoca in cui ancora non esistevano definizioni precise per i vari orientamenti sessuali. Ma a strappare l’applauso è anche la bravissima Janet McTeer nel ruolo di Hubert Page, figura affine ma al contempo speculare rispetto ad Albert Nobbs, dotata di una consapevolezza che Albert al contrario non possiede; nel cast del film sono presenti inoltre, in ruoli secondari, Jonathan Rhys Meyers, Brendan Gleeson e Pauline Collins. Ad accompagnare le sequenze di maggior pathos è la dolce melodia della ballata “Lay your head down”, composta da Glenn Close e Brian Byrne e cantata nei titoli di coda da Sinead O’Connor.

Voto dell’autore:3.8 / 5

The following two tabs change content below.
Loading...