Aleksandr Nevskij - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.50/5

Aleksandr Nevskij

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16° su 2198 in Generale
0° su 16 in Guerra
19381 h 52 min
Trama

Nella Russia del tredicesimo secolo il principe Aleksandr Nevskij, in seguito alle invasioni e sciagure provocate dai cavalieri teutonici, mette insieme un esercito formato in gran parte da contadini per contrastarli. L'esercito guidato dal principe darà anima e corpo per tentare di respingere i cavalieri nella battaglia sul lago Peipus ghiacciato.

Metadata
Titolo originale Aleksandr Nevskij
Data di uscita 20 agosto 2017
Nazione Russia
Durata 1 h 52 min
Trailer

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È un regalo prezioso quello che fa CG Entertainment agli appassionati di cinema, distribuendo in Dvd e Blu-Ray l’edizione restaurata, pressoché impeccabile in termini di qualità visiva, del film “Aleksandr Nevskij” di Sergej Michajlovic Ejzenstejn. Presentato a Mosca il 23 novembre 1938 e accolto con grande successo, il film del regista russo, che tornava dietro la macchina da presa dopo circa cinque anni di silenzio (esclusivamente cinematografico), è un’opera di pura e vera propaganda: un lavoro su commissione perché costretto in limiti e vincoli ben definiti voluti dai vertici del Partito, anche in fase di realizzazione nel set. Il film infatti avrebbe dovuto esaltare i valori nazionali della Russia, enfatizzare il patriottismo, esibire la forza della nazione di fronte a minacce reali e imminenti che arrivavano dall’esterno, soprattutto dal fronte nazista. Ma non fatevi ingannare: se “Aleksandr Nevskij” è un’opera irrinunciabile e una visione indispensabile per ogni amante della settima arte, lo è soprattutto per via della sua forza espressiva, del suo slancio pionieristico, della sua modernità, della sua capacità di mettere in essere codici e paradigmi di un linguaggio cinematografico futuro. Con Ejzenstejn d’altronde non potrebbe essere  altrimenti: il suo cinema può sì nascere su una base storica e da un’urgenza propagandistica, ma è paradossalmente teso verso il futuro.

Ejzenstejn ha anticipato i tempi, ha suggerito possibilità artistiche ed espressive (soprattutto con il montaggio), ha pensato per primo “quadri” (piuttosto che inquadrature) capaci di diventare modelli, ancor oggi studiati e ripetuti; a riprova di ciò basterebbe solo pensare al nucleo narrativo centrale di “Aleksandr Nevskij”, la sontuosa battaglia sul lago ghiacciato di Peipus, che occupa quasi un terzo della durata complessiva del film. Il principe Aleksandr, ritiratosi in esilio e dedito alla pesca dopo la gloriosa vittoria ottenuta contro gli svedesi, viene richiamato dal suo popolo per difendere la città di Novgorod dall’invasione dell’esercito teutonico, vera macchina di guerra e sangue a quei tempi (siamo intorno al 1240); egli decide di accettare, e non solo reclutando un esercito costruito dal basso, dal popolo, dai contadini, dai pescatori, dai mercanti e anche dalle donne, da chiunque potesse impugnare un’arma e scendere in battaglia per difendere la propria patria, ma anche proponendo un’offensiva che si rivelerà poi vincente. Dentro la macrosequenza della battaglia convivono idee rappresentative sbalorditive per l’epoca: un senso dello spettacolo epico e magniloquente, profondo ed appassionante, una ricerca formale che fa della commistione e della giustapposizione dei piani – tra campi stretti e campi lunghi, campi e controcampi – una perfetta sincronia di movimenti coreografici.

Tali movimenti sono tenuti saldamente insieme da una colonna sonora imponente, elastica nei vari stili adottati, movimentata ma sempre equilibrata, composta da Sergej Prokofiev, alla sua prima collaborazione con il regista russo, che si rinnoverà poi per i due progetti successivi. Anche nel prologo, studiato perfettamente per raccontare la figura di Aleksandr, ammantato fin dal suo ingresso in scena da un’aura mitica e quasi divina, e per creare tensione suscitando emozioni ed aspettative, così come nell’epilogo, costituito da inquadrature perlopiù fisse, di distensione e di festa, e a tratti quasi poetiche nell’illuminare un’insperata misericordia, si può evidenziare la peculiarità di una ricerca formale tipica del cinema di Ejzenstejn: le sequenze adottano un montaggio serrato capace di accelerare il ritmo e la continuità narrativa o rallentarli, scegliendo molteplici inquadrature e prospettive per raccontare la medesima scena. I primi piani frontali dei protagonisti, sempre abilmente fotografati dal fidato collaboratore Eduard Tissé, risultano fondamentali per la natura propagandistica dell’opera, dove la parola riveste un ruolo cardine. Un film impressionante: da scoprire e riscoprire.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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