Alì ha gli occhi azzurri - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

Alì ha gli occhi azzurri

RANKING
550° su 2562 in Generale
233° su 732 in Drammatico
20121 h 40 min
Trama

Nader ha sedici anni, vive a Ostia, è nato in una famiglia egiziana ma si sente italiano a tutti gli effetti. Spesso marina la scuola e perde tempo a bighellonare con il suo migliore amico Stefano, assieme al quale commette furti e piccole rapine per raccogliere qualche soldo. Nader è fidanzato con una sua coetanea, Brigitte, ma i suoi genitori sono contrari all’idea che il figlio frequenti un’italiana.

Metadata
Titolo originale Alì ha gli occhi azzurri
Data di uscita 15 Novembre 2012
Nazione Italia
Durata 1 h 40 min
Trailer
Alì ha gli occhi azzurri

Secondo lungometraggio di finzione del giovane regista Claudio Giovannesi, che aveva esordito nel 2009 con “La casa sulle nuvole”, “Alì ha gli occhi azzurri” adopera i mezzi di un tipico film indipendente per raccontare con impietoso realismo uno spaccato di vita di strada, tra squallide periferie abbandonate a se stesse e scenari suburbani che sembrano non poter offrire nulla a coloro che vi abitano. Scritto da Giovannesi insieme a Filippo Gravino, il film segue una settimana nell’esistenza di Nader (Nader Sarhan), inquieto sedicenne nato a Ostia da genitori egiziani, che delle proprie origini familiari ha conservato unicamente i tratti etnici; per il resto, il ragazzo si esprime in romanesco, ha assunto abitudini e costumi dei coetanei italiani e rigetta con totale insofferenza i dettami religiosi che i suoi genitori vorrebbero imporgli.

La condizione di Nader, che per “mimetizzare” la sua origine egiziana indossa ogni giorno delle lenti a contatto di un improbabile color azzurro, è quella di chi è cresciuto in un contesto di estremo disagio sociale e culturale, privo di punti di riferimento e incapace di dialogare con la propria famiglia. In questa prospettiva, non fa molta differenza che Nader abbia origini egiziane: il suo stile di vita non è troppo dissimile da quello dell’amico Stefano (Stefano Rabatti), con il quale rapina piccoli supermercati e deruba le prostitute abbordate nei campi. Italiani o stranieri, i personaggi descritti nel film di Giovannesi appartengono ad una “gioventù bruciata” che non sembra avere alcuna chance di riscatto perché neppure si rende conto della possibilità di cambiare, di puntare a qualcosa di meglio per se stessi; i protagonisti si accontentano di “sopravvivere”, sfogando di tanto in tanto la propria frustrazione con manifestazioni di bullismo, risse all’arma bianca consumate di prima mattina nelle discoteche o atti di criminalità.

Da un punto di vista stilistico Giovannesi opta per una soluzione vicina alle regole del neorealismo, seguendo i suoi attori con la camera a mano, e sapientemente sceglie di non “forzare la mano” in alcuna occasione: il suo film non cerca la facile empatia dello spettatore con mezzi patetici o colpi di scena, ma punta a descrivere Nader e il mondo che lo circonda con la massima oggettività, dimostrando anche in questo un profondo senso della morale che in nessun caso corrisponde al moralismo. E il ritratto che ne ricava risulta tanto più inquietante quanto più veritiero e privo di speranza.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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