Allacciate le cinture - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 4 voto/i
2.70/5

Allacciate le cinture

RANKING
2277° su 2562 in Generale
216° su 241 in Sentimentale
20141 h 50 min
Trama

Elena e Antonio: due isole, due modi di vivere e pensare. Non sono esattamente delle affinità elettive, ma tra i due scoppia una passione fuori controllo che va contro le loro relazioni sentimentali e affettive, nonché contro la razionalità. Con un salto temporaneo di ben 13 anni, li ritroviamo in un quasi perfetto stato d’equilibrio, se non fosse che Elena scopre di essere gravemente malata. La lotta contro la malattia segnerà ulteriormente il viaggio di questa coppia attraverso la liberazione dai rancori e dai pregiudizi.

Metadata
Regista Ferzan Ozpetek
Titolo originale Allacciate le cinture
Data di uscita 6 Marzo 2014
Nazione Italia
Durata 1 h 50 min
Trailer
Allacciate le cinture

Volti bellissimi e corpi inattaccabili, quelli di Kasia Smutniak e Francesco Arca, protagonisti di “Allacciate le cinture”, ultima pellicola firmata da Ferzan Ozpetek, regista turco d’adozione italiana sempre dedito ai suoi classicheggianti temi: l’amore, l’amicizia, i segni del destino e le modalità di reazione di ognuno di fronte ad eventi del tutto inaspettati. Una storia scritta a quattro mani con Gianni Romoli (suo collaboratore in “Harem Suare”, “Le fate ignoranti”, “La finestra di fronte”, “Cuore sacro” e “Saturno contro”), una gestazione lunga diversi mesi che ha portato alla luce una fusione del dramma e della commedia, tra tenerezza e perturbazione. Con un respiro molto simile ai precedenti “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, l’atto di allacciarsi le cinture è la resistenza nella gestione delle turbolenze che la vita ha perennemente in serbo, obbligando presto o tardi a guardare in faccia le problematiche che irrompono nel cielo schiarito della vita quotidiana.

Elena e Antonio, colti dall’illogicità barbara ed animale dei loro istinti, vengono portati a tradire i rispettivi fidanzati per saziarsi delle loro emozioni, nonostante il divario culturale e le aspettative che li distanziano. Gli anni passano, e l’ala del cancro investe Elena, costringendo Antonio alle riflessioni più profonde della sua esistenza, nonché all’attrazione tuttora fedele verso una moglie devastata nella mente e nel corpo. Vediamo una Kasia Smutniak che, a gran sorpresa, si mostra realmente degna di nota, di delicata espressività ma comunque convincente. Di dubbio gusto è invece la scelta di Francesco Arca (ex tronista e protagonista di diverse fiction per il piccolo schermo), ripetutamente giustificata dal regista ma che regala prevedibilmente al pubblico un’interpretazione indegna e del tutto fuori luogo. Al loro fianco troviamo un discreto Filippo Scicchitano, una borderline Elena Sofia Ricci, impegnata in un costante botta e risposta con Carla Signoris, il ruolo piuttosto marginale ma impeccabilmente “kitsch” di Luisa Ranieri e ultima, ma non per rilevanza, l’eccellente Paola Minaccioni che, resa irriconoscibile, rende prova delle sue piene abilità di attrice.

A questi appunti sul casting, imperfetto ma nel complesso accettabile, non possono mancare quelli sulla sceneggiatura: la storia è una banalissima fusione di drammoni rosa alla Nicholas Sparks e romanzetti “mocciani” che indulgono nella dissacrazione dell’amore, rendendolo un mero sentimento da cartolina, che in questo caso nasce tra sguardi fiacchi, silenzi sfiancanti, poche parole e nemmeno troppi salti mortali. In uno zig zag tra risate e lacrime, questi personaggi senza esaltanti evoluzioni, ma anzi ampiamente edulcorati, cadono e scadono nei cliché più patetici, in una flebile introspezione che comunica il nulla assoluto, forzata nel voler dimostrare qualcosa ma che finisce per schiantarsi contro il muro dei troppi difetti che si trascina dietro. La sufficienza viene raggiunta grazie a una notevole fluidità di regia, che dona una scorrevolezza piuttosto piacevole dal punto di vista stilistico, sebbene Ozpetek utilizzi un taglio prettamente televisivo, in quest’opera come nelle precedenti. Buona la colonna sonora, con un tema che decolla nei punti salienti insieme a brani sapientemente scelti (come i tocchi all’orientaleggiante, che rimandano alle diversità dei protagonisti e alle loro paure). Un quadro ingenuo, quello di “Allacciate le cinture”, impegnato a dire che i grandi amori non avranno mai fine, ma che non accenna nemmeno per un attimo al loro reale inizio.

Voto dell’autore:3.0 / 5

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