Altman - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

Altman

RANKING
656° su 2562 in Generale
26° su 71 in Documentario
20141 h 35 min
Trama

La vita di Robert Altman, dalla la strada spianata dal successo di “MASH”, girato in piena guerra del Vietnam, passando per le difficoltà che lo portano ad una lunga crisi, trascorsa fra una breve parentesi teatrale e il clamoroso flop di “Popeye”, che va dalla fine degli anni ’70 e almeno fino al 1988, anno in cui con “Tanner ’88”, a detta dello stesso regista, fu in grado di cambiare volto alla Tv d’inchiesta, dandole una spinta non indifferente per tornare alla grande al cinema sin dai primissimi anni ’90. Avversità come quella di un ictus che negli anni ’90 – dopo la consacrazione con “I protagonisti” e con il capolavoro “America oggi” – lo ha messo k.o. per diversi anni e che sembrava avergli pregiudicato la possibilità di continuare a fare film. Ma nonostante tutto, Altman ha sempre continuato ad avanzare in linea retta.

Metadata
Regista Ron Mann
Titolo originale Altman
Data di uscita 16 Ottobre 2014
Nazione Canada
Durata 1 h 35 min
Attori
Cast: Robin Williams, Julianne Moore, Bruce Willis, Paul Thomas Anderson, James Caan, Keith Carradine, Elliott Gould, Lily Tomlin, Philip Baker Hall, Robert Altman, Sally Kellerman, Lyle Lovett, Michael Murphy
Trailer

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Altman

“Altman” di Ron Mann rappresenta uno sguardo cronologicamente ordinato sul cineasta più anticonvenzionale del cinema americano, il più antihollywoodiano, il quale nel corso della sua lunga carriera (35 lungometraggi dal 1957 al 2006, ai quali vanno aggiunti molti anni di lavoro per la Tv) ha letteralmente ribaltato il modo di pensare il cinema, i generi, nonché la maniera di studiare e di “fare” la settima arte: la sovrapposizione del parlato nei dialoghi e fra i significati e i significanti del racconto tramite l’utilizzo della tecnica dell’overlapping, l’utilizzo continuo del fuoricampo visivo e sonoro, la decostruzione dei generi attraverso le ambientazioni e la costruzione dei personaggi, tutti antieroi; e ancora gli stacchi e le rotture di montaggio inusuali, abbinate ad un utilizzo dello zoom che tende a spaesare e a confondere, lasciando che persino la cinepresa si faccia personaggio di scena, il ritorno alla profondità di campo per rappresentare l’insieme (24 personaggi in “Nashville”, 48 in “Gosford Park”) attraverso una costruzione drammaturgica inusuale, volta a scoprire dal caos della fauna umana rivelazioni in oggetti o dettagli apparentemente irrilevanti.

In questo bel documentario, tutto prende forma dal concetto di “altmaniano”, più e più volte sviscerato e interpretato da alcuni dei più fidati collaboratori di Robert Altman: attori quali Robin Williams, Elliott Gould, James Caan, Michael Murphy, Philip Baker Hall, Julianne Moore, Lyle Lovett, Sally Kellerman, Keith Carradine, Bruce Willis e Lily Tomlin, o anche discepoli stimati come Paul Thomas Anderson; ciascuno di loro ne dà la propria definizione. “Casual” è forse il termine che meglio identifica lo stile di Robert Altman, mentre “fare il culo a Hoollywood”, secondo la voce di Bruce Willis, è forse quello più rappresentativo del caparbio spirito del regista americano, il quale, al contrario di un Orson Welles, non si è mai arreso. Tutto questo e tanto di più è Robert Altman, raccontato dalla moglie Kathryn Reed, dentro la sua vita e attraverso la sua produzione cinematografica. Arricchito da immagini di archivio e da filmini della famiglia Altman, il lavoro del canadese Ron Mann fa credere che ci sia voluto molto tempo per poter mettere assieme l’impressionante mole di materiale raccolta negli anni, dalla quale poter estrapolare il valore di un grande uomo di cinema e di sua moglie, vedova da qualche anno, la quale non ha mai smesso di amarlo.

Verso la fine del film, Kathryn Reed ricorda il marito con un determinante appunto di cinema: di fronte alla visione del film “Breve incontro”, Robert (detto Bob tra i più cari) non riusciva a capire perché una donna protagonista potesse essere così poco attraente, malmessa, per nulla diva, sconosciuta ai più, eppure se ne era già innamorato. Ad essere assenti dal montaggio finale sono le rivelazioni che tutti i cinefili vorrebbero conoscere a menadito: aneddoti e segreti sulla lavorazione dei suoi capolavori (da segnalare come tali almeno “I compari”, “Nashville”, “America oggi” e “Gosford Park”), quasi del tutto assenti, laddove invece la linea di selezione, probabilmente per non protrarsi troppo oltre con il minutaggio finale, ha optato per la via della nostalgia aneddotica, affettuosa, omaggiante, “di famiglia” verrebbe quasi da dire. Una scelta discutibile ma a grandi linee azzeccata, che rivela la sua utilità più che altro per chi non conosce la prolifica produzione di uno dei massimi geni della storia del cinema.

Voto dell’autore:3.9 / 5

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