American history X - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 4 voto/i
4.10/5

American History X

RANKING
239° su 2562 in Generale
98° su 732 in Drammatico
19981 h 59 min
Trama

Derek Vinyard è un naziskin convinto. Uno che passa le giornate a distruggere centri commerciali e a fare pulizia etnica, spaccando magari la faccia sul marciapiede a un ragazzo di colore che è entrato nella sua proprietà. Per questo omicidio Derek finisce in galera, e dopo qualche anno ne esce completamente cambiato. Cambiato nel fisico e nella mente. Le sue idee sono diverse, tanto che il fratello minore Daniel, cresciuto sotto il mito di Derek, e gli amici nazi non lo riconoscono più. Derek allora racconta la sua storia, la sua esperienza del carcere e il perché del suo radicale cambiamento.

Metadata
Regista Tony Kaye
Titolo originale American History X
Data di uscita 27 Agosto 1999
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 59 min
Attori
Cast: Edward Norton, Edward Furlong, Beverly D'Angelo, Avery Brooks, Jennifer Lien, Ethan Suplee, Stacy Keach, Fairuza Balk, Elliott Gould, Guy Torry, William Russ, Joe Cortese, Jason Bose Smith, Antonio David Lyons, Alex Sol, Giuseppe Andrews, Keram Malicki-Sánchez, Michelle Christine White, Jonathan Fowler Jr., Christopher Masterson, Jordan Marder, Nicholas R. Oleson, Paul Le Mat, Thomas L. Bellissimo, Cherish Lee, Sam Vlahos, Tara Blanchard, Anne Lambton, Steve Wolford, Richard Noyce, Danso Gordon, David Basulto, Alexis Rose Coen, Kiante Elam, Paul Hopkins, Keith Odett, Jim Norton, Paul E. Short, Nigel Miguel, Darrell Britt, Robert 'Duckie' Carpenter, Sydney 'Big Dawg' Colston, Hans Cozzens, John Embry, Maximillian Kesmodel, Barbie Marie, Allie Moss, Louis E. Rosas, Sam Sarpong, Jeremy Sweet, Selwyn Ward, Denney Pierce, Glendon Rich
Trailer
American history X

Storia di razzismo? Storia sull’impatto sociologico del nazismo? Storia sull’impatto della società deviata nei giovani d’oggi? Storia americana? “American History X” è tutto questo e anche qualcosa di più. L’opera prima di Tony Kaye è soprattutto una storia di rinascita. Di morte e rinascita. Di redenzione. Derek muore: da ragazzo precipita in un buco nero fatto di violenza, odio, razzismo, onnipotenza. Come essere umano Derek non esiste più. Come un angelo caduto precipita all’inferno. Un inferno senza colore, senza vita, dove l’unica prerogativa è cancellare, uccidere, eliminare tutto quello che non rientra nella visione della vita da lui delineata.

Il film ha una netta struttura in tre parti, se volessimo dispiegare la storia nell’ordine cronologico in cui si svolgono i fatti. Questa, quella della morte di Derek, è la prima parte. L’Inferno. Il Purgatorio, la seconda fase di questo cammino di redenzione e rinascita, è il carcere, dove la sua anima di angelo caduto riprende coscienza di sé e del mondo. Derek torna in vita, comprende chi è, comprende quello che ha fatto, comprende soprattutto chi sono i suoi compagni e qual è l’odio cieco e assurdo al quale ha dato retta fino a quel momento. Derek si redime, non solo legalmente, ma soprattutto psicologicamente. Ora, in una tale visione del film, la terza parte, quella del ritorno a casa, quella dove il colore torna a riempire l’inquadratura, dovrebbe rispecchiare il Paradiso, ma “American History X” è troppo realistico per non sapere che il Paradiso in Terra non esiste. Ed ecco che i peccati commessi da Derek non possono essere del tutto espiati e la tragedia lo marchierà a vita, ricordandogli per sempre di quando era morto.

“American History X” fu vittima ai tempi di un contrasto forte tra Kaye e la produzione, che si impose molto sul neo-regista costringendolo a rinunciare al potere decisionale del final-cut. Quindi nel prodotto finale è difficile distinguere quello che è veramente frutto del regista e quello che invece è stato imposto dalla produzione. Non sappiamo, ad esempio, a chi spetta il merito della struttura narrativa e della decisione di dividere il film metà in bianco e nero (quella prima della redenzione) e metà a colori (quella del dopo-Purgatorio), oppure di mischiare l’ordine degli eventi, nel quale vediamo prima il passato da nazi del protagonista, poi il suo stato di redento e infine l’elemento più importante, l’aspetto cardine del film, ovvero il carcere. Il rischio di tale scelta era che un passaggio così forte tra il vecchio Derek e il nuovo Derek, completamente l’uno contrapposto all’altro, risultasse fasullo se gli avvenimenti del carcere non avessero avuto abbastanza forza e convinzione per spiegare la mutazione, ma ciò non avviene.

Quello che difatti accade in prigione a Derek è non solo credibile, ma “giusto”, nel senso che lì si trova incastrato in quel folle progetto di odio e vendetta che è il razzismo. Da carnefice, il protagonista si ritrova vittima; vittima dei suoi stessi “fratelli”. Questo schiaffo della realtà lo porta a vedere tutto con più nitidezza (ecco ancora il passaggio al colore). Uno schiaffo talmente forte che, anche se non vissuto in prima persona, riesce a convincere anche suo fratello che la scelta giusta da fare è abbandonare quella strada. Ma come è stato detto, il Paradiso in Terra non esiste e ormai è troppo tardi. Per uno che torna alla vita, qualcuno la lascia per sempre. Questa è la storia americana, quella con la X maiuscola.

Voto dell’autore:4 / 5

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