American hustle - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
3.75/5

American Hustle - L'apparenza inganna

RANKING
917° su 2562 in Generale
368° su 732 in Drammatico
20132 h 18 min
Trama

Come avvenne la colossale truffa finanziaria dell’operazione Abscam, realizzata dagli agenti dell’FBI che verso la fine degli anni ’70, per indagare sulla dilagante corruzione nel Congresso degli Stati Uniti d’America, architettarono una strategia di tutto punto per incastrare politici e mafiosi, fra cui il sindaco Carmine Polito. Irving Rosenfeld, truffatore di professione, e la sua amante / socia Sydney Prosser si trovano loro malgrado a dover collaborare con l’agente federale Richie DiMaso. A sfaccettare d’imprevisti i loro piani compaiono Rosalyn, moglie trascurata di Irving, e Victor Tellegio, un boss imprevedibile.

Metadata
Titolo originale American Hustle
Data di uscita 1 Gennaio 2014
Nazione U.S.A.
Durata 2 h 18 min
Trailer
American hustle

La sceneggiatura originale del film “American hustle”, firmata da Eric Warren Singer, nel 2010 finì nella cosiddetta “black list” di Hollywood, la prestigiosa classifica delle dieci migliori sceneggiature non prodotte. Inizialmente intitolato “American bullshit” il copione, che avrebbe dovuto essere diretto da Ben Affleck, nelle mani di David O. Russell ha trovato la giusta dimensione, accattivante e coesa. Il punto di forza del film, neanche a dirlo, risiede in particolar modo nei dialoghi, di un concertato a più voci dove la parola è il fine del tutto: quella parola che non può essere afferrata perché frutto di un disegno preciso e apparentemente confuso. Quella confusione calcolata che esprime benissimo il volto e, di nuovo, il corpo di un impeccabile Christian Bale, qui ai suoi vertici, al pari dei ruoli di spicco impersonati nei film “L’uomo senza sonno”, “Harsh times”, “The prestige”, “The fighter”, “L“alba della libertà” e “Il fuoco della vendetta”, e che stavolta appare come un corpulento imbonitore occhialuto e sofferente al cuore.

Ciò conferma un ulteriore punto di forza di “American hustle”, legato alle interpretazioni del cast: efficaci quelle di Amy Adams e Bradley Cooper, in certi casi di rilievo – e, forse è il momento di dirlo, stavolta a spiccare è pure la bellissima Jennifer Lawrence, che continua a mostrare progressi – e in altri addirittura fulminanti, come l’apparizione in poche ma indicative scene di Robert De Niro. Dietro alla preponderante raffinatezza della confezione, all’eleganza del fanatismo da questua, alla tarata selezione musicale dell’epoca (che tuttavia non sempre si confà ai momenti topici del film), alla minuzia sinusoidale dei dialoghi, che non concedono tregua ad allentamenti d’attenzione… insomma, dietro al meglio del film, emerge anche la voglia del regista di portare alle soglie dell’incoerenza i propri personaggi, per spingerli sull’orlo del baratro, farli sentire minacciati e poi ritirarli su in un battibaleno, fra una spintonata e l’altra, nel gioco dei duri e degli inossidabili.

A David O. Russell in fondo piacciono le azioni concitate, le battute scambiate in maniera roboante, gli schiaffi che volano, i pugni che premono recalcitranti; e lo si denota ancora una volta in questo film “storico”, apparentemente divergente dal resto della produzione del regista. Come già in “The fighter” o ne “Il lato positivo”, i suoi uomini e le sue donne se le danno di santa ragione, generando a volte effetti bizzarramente comici. Quello rappresentato da Russell è un carnevale “litigarello”, compiacente (e questo è forse il maggior limite dei suoi film), ma che in “American hustle” è speditamente stemperato nell’accurata messa in scena dello sviluppo dei conflitti, facilitata peraltro dal copione d’oro di Singer.

Voto dell’autore:3.6 / 5

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