American sniper - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
2.87/5

American sniper

RANKING
2170° su 2562 in Generale
17° su 19 in Guerra
20142 h 12 min
Trama

Il cecchino Chris Kyle viene inviato in Iraq con una sola missione: proteggere i propri compagni. Grazie alla sua precisione millimetrica e alla sue gesta eroiche salverà innumerevoli vite guadagnandosi il soprannome di "Legend". Tuttavia, la sua reputazione cresce anche dietro le linee nemiche facendolo diventare uno degli obiettivi primari. Nonostante ciò, riuscirà a far ritorno a casa scoprendo che la guerra è qualcosa che difficilmente riuscirà a lasciarsi alle spalle.

Metadata
Regista Clint Eastwood
Titolo originale American Sniper
Data di uscita 1 Gennaio 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 12 min
Attori
Cast: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Kyle Gallner, Navid Negahban, Keir O'Donnell, Max Charles, Brando Eaton, Brian Hallisay, Sam Jaeger, E.R. Ruiz, Eric Close, Owain Yeoman, Marnette Patterson, Cory Hardrict, Chance Kelly, Chance Kelly, Leonard Roberts, Eric Ladin, Emerson Brooks, Evan Gamble, Assaf Cohen, Tim Griffin, Sammy Sheik, Robert Clotworthy, Reynaldo Gallegos, Zack Duhame
Trailer
American sniper

Basandosi sull’autobiografia “American sniper”, Clint Easwood ha deciso di dedicare il suo trentaseiesimo film da regista, e il secondo del 2014 dopo “Jersey boys”, alla figura di Chris Kyle, il cecchino più letale della storia militare americana, soprannominato “la Leggenda” tra i militari statunitensi e “il Diavolo” tra le milizie irachene. Da sempre lucido osservatore del proprio paese, nella sua ampia filmografia da regista Eastwood ha cercato di alzare un velo sui grandi difetti e sulle ipocrisie materiali e morali della propria America. Fin dal 1993, con il bellissimo “Un mondo perfetto”, Eastwood ha ritratto una nazione allo sbando, che aveva perso la direzione e cercava nuove guide. Uno sguardo quasi sempre capace di abbracciare più prospettive, come per la doppia opera costituita da “Flags of our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima”.

Se il primo film era il più lontano possibile da una celebrazione dell’eroismo americano e smascherava una storica bugia, con l’annessa critica alla gestione della guerra mediatica, con la seconda parte del dittico Eastwood ha restituito dignità ed orgoglio anche alla controparte giapponese, tentando di capire da spettatore esterno una cultura diversa dalla propria, e mostrando come la guerra sia solo un controcampo che fatalmente unisce il dolore di tutti. Un percorso di analisi della propria nazione proseguito anche con “Changeling”, una pellicola che si ricollega al già citato “Un mondo perfetto” nel guardare all’America come paese senza padri, e in cui la lotta della protagonista era interna ad un sistema che aveva giurato di proteggerla. Forse il punto più importante lo si ha con “Gran Torino”, in cui Eastwood torna a recitare e si mette a nudo, così come mette a nudo ancora una volta l’America in un’opera che, tra i suoi tanti meriti, annovera anche lo sforzo di capire “l’altro” e di saper vedere oltre il proprio egoismo. Se però “Gran Torino” può essere considerato un film umanista, nel 2011, con “J. Edgar”, Eastwood torna a mostrare una straordinaria acutezza nel dipingere una nazione che ha sempre vissuto e sguazzato nella menzogna, costringendo anche i suoi più alti funzionari a mentire a loro stessi.

E allora, “American sniper” riservava grandi promesse in quanto, trattando direttamente un mito americano e la guerra in Iraq, avrebbe potuto permettere a Eastwood di mostrare le storture degli Stati Uniti con un approccio diverso, minando certezze personali e cinematografiche. Nelle prime sequenze, il film si dimostra molto filo-americano per come guarda a tutti quegli elementi archetipici della cultura popolare statunitense: c’è la famiglia, c’è l’educazione paterna che insegna l’onore nel difendere i più deboli, c’è la religione e la chiesa come luogo sacro. e ovviamente c’è la cultura country e dei cowboy, con i rodei e le pistole. Lo sguardo di Eastwood osserva il proprio protagonista, interpretato da un Bradley Cooper troppo “fisico” e poco emotivo, come un uomo in cerca della propria identità e innamorato della bandiera a stelle e strisce. Chris Kyle è veramente un americano in tutto e per tutto, il quale crede nei valori e nei principi su cui l’America si basa. Così, dopo aver assistito sconvolto all’attacco alle Torri Gemelle, Chris decide di arruolarsi nei Navy Seal (identità militare) e contemporaneamente di sposarsi (identità familiare). Nel procedere della pellicola, che si alterna fra i turni di guerra di Chris in Iraq, dove miete vittime con il suo occhio / mirino, e la vita matrimoniale con la moglie Tayla, Eastwood pare non sapere dove puntare l’attenzione.

Kyle è chiaramente un antieroe, un professionista della guerra, incrollabile e privo di dubbi, scosso dalle uccisioni del suo fucile ma mosso da un ideale più alto, cioè proteggere il proprio paese. Il problema di “American sniper”, però, non risiede nella sua ideologia, una critica che potrebbe essere mossa al film ma che apparirebbe obsoleta in un discorso critico applicato ad un’opera cinematografica. L’impressione è che di questo “American sniper” non si riesca a percepirne il valore: il protagonista non subisce cambiamenti, lo sguardo sull’America è del tutto assente, e il film punta tutto su un corollario banale e scontato riguardo l’orrore della guerra e lo stress post-traumatico, il conflitto come droga e l’asocialità dei veterani. Tutti temi sviscerati meglio e altrove in molti altri film, come ad esempio il recente “The hurt locker” di Kathryn Bigelow, che univa al discorso sulla guerra una maggiore lucidità rispetto ad “American sniper”: una pellicola “vecchia” e prevedibile, talmente debole – anche dal punto di vista politico – da risultare priva di qualunque interesse.

Voto dell’autore:2.5 / 5

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