American Ultra - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

American Ultra

RANKING
1376° su 2562 in Generale
7° su 36 in Demenziale
20151 h 36 min
Trama

Mike Howell vive con la sua fidanzata Phoebe Larson in una piccola cittadina americana, dove il suo passatempo preferito è l’uso abbondante di droghe. A sua insaputa, però, Mike è anche un agente super-addestrato e letale e improvvisamente, quando il suo passato segreto torna a tormentarlo, viene catapultato nel bel mezzo di un’operazione governativa mortale; per poter sopravvivere, il ragazzo sarà costretto a ricorrere all’eroe che è in lui.

Metadata
Regista Nima Nourizadeh
Titolo originale American Ultra
Data di uscita 30 Giugno 2016
Nazione Stati UnitiSvizzera
Durata 1 h 36 min
Attori
Cast: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Connie Britton, Topher Grace, Walton Goggins, Bill Pullman, Tony Hale, John Leguizamo, Michael Papajohn, Monique Ganderton, Lavell Crawford, Nash Edgerton, Teri Wyble, Don Yesso, James Moses Black, Wayne Pére, Johnny McPhail, Vic Chao, Jim Klock, Lyle Brocato, Sope Aluko, Ilram Choi, Philip Fornah, Tyler Forrest, Stuart Greer, Freddie Poole, Michelle DeVito, Douglas Wilcox II, Nicolas Bosc, Sam Malone, Kyle Crosby, Mary Elizabeth Runyon, Alexander Eldimiati, Paul Andrew O'Connor, James Bendishaw, Garrett Hollingsworth, Joseph Fischer, Gabe Begneaud, Rachel Wulff, Jack Yang, Nick Stanner, Eyad Elbitar, Trace Cheramie, Isaac Hughes, John Bernecker
Trailer
American Ultra

“American Ultra” esce nelle sale italiane a distanza di un anno dalla sua distribuzione americana. Scritto da Max Landis, figlio del famoso regista John e padre di “Chronicle”, il film in questione decide di percorrere tutt’altre vie rispetto a quell’esperimento in “found footage” del 2012: l’azione quindi interseca le sue coordinate di genere con le logiche sintattiche della commedia, l’eroe e l’antieroe convivono nello stesso personaggio, il dramma si sporca di demenzialità. “American Ultra” è pertanto un film costantemente in bilico: non solo tra i più registri linguistici adottati dal regista Nima Nourizadeh, derivati dalla sua formazione professionale non propriamente cinematografica, come quello del videoclip o del videogioco, che contaminano il linguaggio della settima arte ottenendo un ibrido riuscito; ma in bilico anche, si intende, tra il cadere nel burrone della banalità e della mediocrità o il restare a certe altezze, mantenendo una coerenza di fondo, di sguardo e di intenzioni artistiche. Ecco, il film di Nourizadeh con piacevole sorpresa riesce a mantenere l’equilibrio come un perfetto funambolo, e cattura l’attenzione proprio in virtù di questa sua peculiarità: quando prevedi la caduta ti sorprende restando in piedi e ritrovando l’equilibrio, quando lo vedi ben saldo, all’opposto, incrina le tue certezze facendo emergere un’insicurezza non sospettabile.

La sceneggiatura, seppure semplice e lineare, ma precisa nei punti cardine e nelle sue chiavi di volta, predisposte a tenere su tutta la struttura, e la regia, come detto variegata e fresca di idee, collaborano in modo eccellente nella creazione innanzitutto di due personaggi forti e ben caratterizzati, i quali funzionano maggiormente quando si trovano nella medesima inquadratura, sia in momenti goliardici, sia in dialoghi più importanti. Ne vestono i panni mai troppo seri, bensì un po’ dimessi, due interpreti perfetti per una dimensione da teen-movie, Jesse Eisenberg e Kristen Stewart. E poi, a maggior ragione, il lavoro di Landis e Nourizadeh riesce nella creazione di un contesto ed un contorno adatti a loro, alla loro avventura e alla loro storia d’amore travagliata, ovvero il nucleo più serio o serioso dell’intera pellicola, che porta con sé tutto un discorso sul passato del protagonista, relativo alla sua crisi esistenziale e d’identità: è uno spazio che interagisce con la trama del film, con i suoi sviluppi narrativi, che ne codifica l’identità di genere, e un no-sense necessario che pervade la storia nella sua intera durata. Siamo, per fare un paragone chiaro, dalle parti di “Clerks” di Kevin Smith, con il commesso che si fuma erba, stralunato e fuori schema, che nel nostro caso si chiama Mike e un giorno scopre di essere un simil-robot creato dalla CIA, in grado di fare cose impossibili ed impensabili, arrivando perfino ad uccidere.

Proprio come quel film del 1994, anche in questo caso le vicende si svolgono tutte nella stessa cittadina: ci troviamo nel West Virginia, dove Mike e la sua ragazza Phoebe sembrano vivere in un’apparente solitudine, insieme al loro spacciatore di fiducia, ovviamente. Mike, come un moderno e atipico Truman di “The Truman Show”, non riesce ad uscire da questi confini: tentare gli prova attacchi di panico, anche se si tratta di fughe d’amore. In questo spazio limitato il film intende percorrere i binari del prodotto semplice, indipendente e diretto, senza la pretesa del kolossal. Vuole restare piccolo ma dando forma, allo stesso modo di quanto fatto da “Deadpool” (esempio più recente) e altri film di supereroi negli ultimi anni, alla figura dell’eroe scanzonato e impacciato, esilarante, poco integerrimo e non del tutto positivo. Forse non ne esce un’icona così carismatica, destinata a rimanere nella memoria, ma basta a quest’opera senza troppe pretese; basta allo spettatore di “American Ultra” quindi, che non si annoierà per l’intreccio piuttosto prevedibile, che non languirà per la love-story mai stucchevole, anzi coerente e ben piazzata al momento giusto, e non si stancherà delle gag o dei saliscendi emotivi. Resterà in equilibrio, che nella visione di un’opera filmica è l’atto fondamentale.

Voto dell’autore:3.5 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Simone Santi Amantini (vedi tutti)

Loading...