Amour - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 5 voto/i
4.38/5

Amour

RANKING
63° su 2562 in Generale
22° su 732 in Drammatico
20122 h 07 min
Trama

Georges e Anne sono un’anziana coppia di insegnanti di musica che vivono serenamente la loro vecchiaia in un elegante appartamento di Parigi. Una mattina, durante la colazione, all’improvviso Anne rimane immobile per alcuni minuti, priva di coscienza, suscitando la preoccupazione di suo marito; per la donna, amorevolmente assistita da Georges, è l’inizio di un lungo e doloroso calvario.

Metadata
Regista Michael Haneke
Titolo originale Amour
Data di uscita 25 Ottobre 2012
Nazione AustriaFranciaGermania
Durata 2 h 07 min
Attori
Cast: Emmanuelle Riva, Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert, William Shimell, Rita Blanco, Dinara Drukarova, Carole Franck, Laurent Capelluto, Damien Jouillerot, Walid Afkir
Trailer
Amour

Esiste l’amore passionale e romantico, oggetto privilegiato di rappresentazione nella letteratura, nel teatro e nel cinema. Ma accanto a questo, c’è anche – e soprattutto – un’altra forma di amore: quel sentimento che cresce e si solidifica con il trascorrere del tempo, trasformando il trasporto della giovinezza in un legame profondissimo, quasi osmotico, fatto di confortevoli abitudini, di impercettibili tenerezze e della coscienza di avere sempre una rassicurante presenza al proprio fianco. È il tipo di amore, così quotidiano e tuttavia assoluto, che unisce Georges e Anne, i protagonisti di “Amour”: una struggente opera d’arte del maestro Michael Haneke, in cui l’amore, appunto, viene messo di fronte alla prova più difficile. Tre anni dopo il successo de “Il nastro bianco”, il regista austriaco ha riportato un ennesimo trionfo al Festival di Cannes, vincendo nuovamente la Palma d’Oro, ed ha incantato la critica mondiale aggiudicandosi un gran numero di riconoscimenti, fra cui il premio Oscar come miglior straniero, oltre alle nomination per miglior film e miglior regia, e cinque premi César: miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura.

Ad esclusione di una breve sequenza in una sala da concerto, lo spazio filmico di “Amour” rimane limitato ai confini dell’appartamento parigino di Georges e Anne, ex-insegnanti di pianoforte che hanno vissuto un’intera esistenza l’uno accanto all’altra. Ad interpretare con straordinario mimetismo questa anziana coppia sono due autentiche leggende del cinema francese, Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva, due attori che hanno contribuito a scrivere la storia del cinema fin dai tempi della Nouvelle Vague. Li ritroviamo, ormai ultra-ottantenni e con il volto attraversato da meravigliose rughe, nei ruoli di questi affettuosi coniugi impegnati a fronteggiare il male che ha colpito Anne: un male devastante, sebbene previsto dal naturale corso delle sorti umane, che giorno dopo giorno si accanisce sulla donna, sottraendole prima l’uso del proprio corpo, poi quello della parola ed infine quello della mente, mentre suo marito non può far altro che stare a guardare, offrendo all’amata e fragile Anne – una superba Emmanuelle Riva, candidata all’Oscar come miglior attrice – tutta la dedizione e la premura di un compagno fedele nel bene e nel male, fino all’ultimo istante.

E proprio la semplicità, se non addirittura la banalità, del rapporto fra Georges e Anne, nel momento del loro calvario, è ciò che più commuove nel film di Haneke. Un calvario appena mitigato dalle saltuarie visite di Alexandre (Alexandre Tharaud), un ex-allievo di Anne diventato un celebre pianista, e di Eva (Isabelle Huppert), la figlia della coppia, scioccata dal degenerare delle condizioni di sua madre. Questo confronto con la sofferenza è messo in scena da Haneke con empatia, ma al contempo con un rigoroso naturalismo: la predilezione per le inquadrature fisse, la musica intradiegetica (Bach, Beethoven, Schubert) e l’attenzione ai dettagli più minimali e realistici per sottolineare ulteriormente le pene della vecchiaia che avanza, di un corpo che smette di rispondere ai comandi e di una mente destinata a svanire. Un naturalismo interrotto solo in rarissime occasioni (l’incubo di Georges, le pitture ad olio), e in grado di sposarsi con un sorprendente simbolismo nelle scene in cui un piccione entra nella casa di Georges e Anne. Fino ad arrivare, nel finale, a quel supremo atto d’amore, terribile ed umanissimo: la decisione di rispettare la dignità di una persona, anche a costo del più doloroso dei sacrifici.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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