Animal kingdom - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.30/5

Animal Kingdom

RANKING
91° su 2562 in Generale
35° su 732 in Drammatico
20101 h 53 min
Trama

Alla morte della madre a causa di un’overdose, il giovane Joshua Cody viene preso sotto la tutela della nonna Janine, facendo così il suo ingresso nel nucleo familiare degli zii, pericolosi e spietati gangster che vivono sul filo del gioco con le autorità della polizia di Melbourne e con la morte. Lì da loro contano soltanto il coraggio e la forza, cose da cui Joshua si era sempre tenuto ad una certa distanza. Quando uno degli zii viene ucciso dalla polizia, inizia una escalation di vendette in cui verrà inevitabilmente coinvolto anche il giovane, che sarà costretto a stravolgere la propria vita e quella di chi gli è rimasto vicino.

Metadata
Regista David Michôd
Titolo originale Animal Kingdom
Data di uscita 30 Ottobre 2010
Nazione Australia
Durata 1 h 53 min
Trailer
Animal kingdom

David Michôd è al suo primo lungometraggio, e dopo una fase da reporter d’inchiesta sulla criminalità di Melbourne (e si vede) e alcuni premi festivalieri per dei cortometraggi firma questo spiazzante thriller drammatico dalla invadente tensione, “Animal Kingdom”. Quello mostrato dal regista australiano è un microcosmo bestiale, dove il buon senso ha completamente lasciato il posto alla brutalità degli istinti umani, sempre più assimilabili a quello degli animali feroci che cacciano la loro preda con assoluta caparbietà. Così, le scorribande e le vendette fra criminali e poliziotti (fra cui quelli corrotti) si trasformano in strategie senza preparazione né apparente motivazione.

Vittima illustre del quadro familiare è il giovane Joshua (James Frecheville), introverso ai limiti della catatonia, che risponde progressivamente dei propri tormentati sentimenti in maniera sorprendente (da applausi la scena del pianto in bagno), ma impeccabile è tutto il cast: dall’inquietante zio Pope (l’ottimo Ben Mendelsohn), Barry (Joel Edgerton), Luke (Darren Cody), Sullivan (Craig Cody), la chioccia dai sorrisini turpi Janine (Jacki Weaver, una delle giovani di “Picnic ad Hanging Rock”, figura stregonesca, candidata al premio Oscar come miglior attrice non protagonista) e il detective buono Nathan Leckie (un misurato ed intenso Guy Pearce, forse dopo “Memento” e “L.A. Confidential” questa è la sua migliore interpretazione), l’unica persona in grado di aiutare il giovane Joshua ad uscire dal tunnel degli orrori della sua famiglia.

Impeccabili, naturalmente, sono la sceneggiatura e la regia di David Michôd (così come la fosca fotografia), in grado di alternare gli improvvisi e laceranti squarci di violenza (le uccisioni sono di un realismo mai visto in un film, vicino alla cronaca entomologica, e sono più vere rispetto alla violenza effettistica e talvolta esagerata dei vari Scorsese, Tarantino, Rodriguez, Ritchie, più vicine al David Cronenberg di “A history of violence”) ai tempi di stasi che danno un senso di vuoto all’insieme degli accadimenti, e a quelli più dolorosi in cui i nodi vengono al pettine (spettacolare e coinvolgente la scena dell’agguato nei campi), diversamente sottolineati dall’uso del ralenti e da musiche che distillano, nel contesto di violenza, un tocco avvicinante di poesia. Il tutto sorretto da un’atmosfera tesa come una corda di violino che ti prende le emozioni nello stomaco, rattrappendole.

Il giovane regista, che fa subito un capolavoro alternativo ai canoni classici del film gangster, con uno sguardo focale nei riguardi dell’universo adolescenziale, decide di non enucleare più di tanto i rapporti e i meccanismi perversi di questi personaggi, non tutti terribili ma comunque perversi e persi nel loro fasullo vittimismo, battendo piuttosto la strada del soffuso. Fa orrore piuttosto chi gestisce e giudica l’operato dall’esterno, fino alla sorpresa finale. Si potrebbe affermare con certezza quasi assoluta che il film sia un trattato sulla nascita di un giovane criminale: come fare da guida a chi non ne ha mai avuta una, chiuso in un mondo barbaro. Tutta la speranza e la salvezza sono racchiuse negli occhi remissivi del detective Leckie. In quelli di Joshua regna palesemente la dispersione. In quelli di Michôd l’inspiegabilità.

Voto dell’autore:4.4 / 5

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