Anita B. - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

Anita B.

RANKING
1841° su 2562 in Generale
612° su 732 in Drammatico
20141 h 28 min
Trama

Anita, adolescente ungherese sopravvissuta alle barbarie dell’Olocausto, viene ospitata a Zvikovez dalla zia Monika, che vive insieme al marito Aron, al figlio Roby e al giovane Eli in un villaggio di Sudeti, zone precedentemente occupate dai tedeschi e immerse in un’atmosfera di tensione crescente a causa dell’avvento del comunismo. Tra quelle montagne, Anita tenterà di ricostruire la sua vita, in un percorso fatto di silenzi, ma anche di lievi riscatti.

Metadata
Regista Roberto Faenza
Titolo originale Anita B.
Data di uscita 16 Gennaio 2014
Nazione Italia
Durata 1 h 28 min
Trailer
Anita B.

Roberto Faenza, dopo la lacerante e irrazionale storia d’amore di “Prendimi l’anima”, reintraprende il suo percorso di analisi di figure femminili dallo spirito ribelle. Tratto dal romanzo “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck, “Anita B.” (la B è in onore della scrittrice) è una di quelle pellicole che si distinguono in quanto non affrontano in maniera diretta le sofferenze e le torture dei campi di concentramento, ma si soffermano sulla “quiete dopo la tempesta”, e quindi l’elaborazione di un lutto del tutto intimo e personale. “Lascia Auschwitz fuori da questa casa” è il monito d’esorcismo che viene reiterato in continuazione ad Anita, personaggio delicato e un po’ naïve interpretato dalla bella ed esordiente Eline Powell, scoperta nel “Quartet” di Dustin Hoffman. Questa ragazza, tra l’indomito e l’ingenuo, viene scaricata con il suo bagaglio di strazi in un contesto che non riconosce il rilevante valore della memoria, e dove si ostentano bensì lo scherzo, il ballo, le canzoni americane come schiaffo ad una realtà costretta al mutismo.

L’unico che accoglie i suoi sfoghi, tra schizzi al carboncino e racconti non troppo edulcorati, è il piccolo Roby, che costituisce la sola sorgente di profondo amore per questa tenera farfalla, le cui ali vengono tarpate dal suo innamorato Eli, interpretato da Robert Sheehan (famoso per la sua partecipazione alla serie Tv “Misfits”), la cui fragilità è mascherata da una facciata di arroganza, e che le propina un’educazione sentimentale tutt’altro che ideale (perché “gli uomini si tirano giù i calzoni, mentre le donne pensano all’amore”). Per il regista, “Anita B.” si profila come un ideale seguito delle peripezie di Sabina Spielrein, affermazione che potrebbe risultare improbabile per chi abbia già visto “Prendimi l’anima”. I punti in comune tra i due personaggi sono in realtà ben pochi: la Spielrein è una vera donna di cultura, volitiva, capace di sfoderare una tenacia da vera guerriera suffragetta, mentre Anita, nel pieno dei suoi crucci adolescenziali, deve costantemente essere aiutata dagli individui che la circondano per tirar fuori quegli accenni di audacia che risiedono in lei.

Faenza, cineasta capace di progetti coraggiosi, viene sostenuto da una cerchia di prodigiosi tecnici italiani: la fotografia di Arnaldo Catinari regala un tocco raffinato alla storia, così come le musiche trascinanti e avvolgenti di Paolo Buonvino e il lavoro per i costumi di Anna Lombardi, suggellando la linea fedele e fiabescamente illustrata del film. Forse anche troppo: perché il difetto di “Anita B.” risiede nell’essere oltremodo didascalico, con elementi che sanno di fiction da rete nazionale, in un turbine di eventi cadenzati da esplicite spiegazioni che non lasciano spazio all’immaginazione e al lavoro di compenetrazione nella mente dello spettatore. I personaggi sono resi con uno sguardo flautato, ma a tratti con un pathos al limite dell’esagerazione, e senza grandi slanci nell’evoluzione psicologica (forse a causa del lasso di tempo, che nella narrazione sembra ricoprire appena pochi mesi). Ergo, l’idea di fondo è ricercata e distinta, ma sviluppata in maniera accademica, che si percepisce anche in una conclusione sbrigativa e all’acqua di rose, inesorabilmente melensa.

Voto dell’autore:3.4 / 5

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