Aprile - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
3.57/5

Aprile

RANKING
1332° su 2562 in Generale
181° su 453 in Commedia
19981 h 18 min
Trama

1994: Silvio Berlusconi vince le sue prime elezioni politiche. Nanni Moretti è deluso ed affranto dall’ascesa della destra tanto quanto dall’atteggiamento di una sinistra evanescente ed incapace. Il regista si mette al lavoro su un film politico dedicato a Berlusconi e al conflitto d’interessi, ma l’inaspettata paternità lo porterà a rivedere le sue priorità.

Metadata
Regista Nanni Moretti
Titolo originale Aprile
Data di uscita 17 Giugno 2019
Nazione ItaliaFrancia
Durata 1 h 18 min
Trailer

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Aprile

“Papà non avrà più tempo di aggiustare le televisioni perché probabilmente dovrà aggiustare l’Italia”: così un Silvio Berlusconi neo-eletto alla carica di Presidente del Consiglio nel 1994 spiega a suo figlio – e agli italiani davanti alla Tv – la propria discesa in politica. È la sera del 28 marzo 1994 e Nanni Moretti, sconsolato, si accende il suo primo “cannone” di marjuana davanti alla madre Agata Apicella. Si apre così una delle “stagioni” morettiane più importanti, quella che avrebbe rappresentato il preludio per il successivo e più strutturato e coerente “Il caimano”. In parte autobiografia e in parte documentario, “Aprile” è però prima di tutto il racconto di una paternità, vissuta e raccontata sullo schermo come parte del flusso di pensieri magmatico e a tratti caotico del regista-personaggio.

In “Aprile”, vita pubblica-politica e vita privata si intrecciano e si avvicendano come un “continuum”. Il Nanni militante si scaglia con caustica ferocia contro l’ascesa del berlusconismo e contro una sinistra immobile e lassista. Ormai celebri i disperati monologhi davanti al televisore – uno per tutti: “D’Alema, dì qualcosa di sinistra!” – in cui Nanni scarica tutta la sua frustrazione per una situazione politica intollerabile. Il Nanni papà regala invece divertenti perle di caustica autoironia, come la seguente: “Il bambino dovrà abituarsi a due prese: quella salda della madre e quella angosciata del padre”. “Aprile” è quindi tutt’altro che un film meramente politico: con l’arrivo della paternità il protagonista sarà costretto, volete o nolente, a rivedere le sue priorità e si troverà combattuto tra un impegno sociale e tratti desolante e insostenibile e una volontà di fuga nella leggerezza del privato, verso una progetto messo da parte troppo a lungo: la regia di un musical a tema gastronomico.

Il regista passa in tal modo all’autocritica, mettendo in discussione il concetto stesso di militanza politica. Dopo “Caro diario”, “Aprile” dà felicemente seguito alla formula del film-diario raccontato in prima persona, mettendo in scena una della pagine più intime di tutto il cinema morettiano, e cercando di svincolarsi – almeno in parte – dallo stereotipo dell’intellettuale di sinistra.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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