Recensione Aquarius - Filmedvd

Aquarius - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.65/5

Aquarius

RANKING
1129° su 2441 in Generale
436° su 693 in Drammatico
20162 h 22 min
Trama

La sessantacinquenne Clara è una scrittrice e critica di musica oramai in pensione. Vedova, è madre di tre figli adulti e vive in un appartamento pieno di libri e dischi nel quartiere di Boa Viagem, in un originale edificio chiamato Aquarius e costruito negli anni '40. Tutti gli appartamenti limitrofi sono stati acquistati da una società ma Clara si è impegnata a lasciare la sua residenza solo al momento della morte; la tensione che si crea finisce per disturbare Clara e la sua esistenza quotidiana, fatta di ricordi dei suoi cari e di pensieri sul passato e sul futuro.

Metadata
Titolo originale Aquarius
Data di uscita 15 dicembre 2016
Nazione BrasileFrancia
Durata 2 h 22 min
Attori
Cast: Sônia Braga, Maeve Jinkings, Irandhir Santos, Humberto Carrão, Fernando Teixeira, Zoraide Coleto, Buda Lira, Paula De Renor, Bárbara Colen, Daniel Porpino, Pedro Queiroz, Carla Ribas, Germano Melo, Julia Bernat, Thaia Perez, Arly Arnaud, Leo Wainer, Lula Terra, Allan Souza Lima, Valdeci Junior, Clarissa Pinheiro, Rubens Santos, Bruno Goya, Andrea Rosa, Joana Gatis, Tavinho Teixeira, Amanda Gabriel, Fábio Leal
Trailer
Aquarius

Distribuito in Dvd da CG Entertainment, “Aquarius”, opera seconda del brasiliano Kleber Mendonça Filho, è stato presentato in concorso alla 69° edizione del Festival di Cannes, in quel maggio 2016 così significativo per la situazione politica del Brasile, in pieno stato critico e confusionario, che sarebbe culminato nella sospensione dalla carica di Presidente di Dilma Rousseff. La vicenda raccontata è quella di Clara, vedova in pensione, ex critico musicale e ultima inquilina di un palazzo, l’Aquarius appunto, che non intende lasciare per nessuna ragione al mondo, nonostante l’offerta economicamente irrinunciabile avanzata dall’impresa di costruzione che di quel palazzo vorrebbe disfarsi per costruirne uno moderno e ben più lucrativo, da omologare al centro della città di Recife, dove la storia è ambientata: una storia che ha solo apparentemente i connotati del film politico e di denuncia. E solo in modo sotterraneo e velato, nella sua tranquillità e nella sua lunghezza, “Aquarius” mostra la gravità, cioè il peso e le conseguenze negative, delle contraddizioni che da anni caratterizzano il Brasile.

In realtà l’opera di Mendonça Filho è un “one-character-movie”: attraverso l’interpretazione sontuosa di Sonia Braga, il film racconta donna Clara tra un presente piuttosto ordinario, un passato che rifulge e un futuro incerto e ancora da costruire, o da difendere tenacemente. Tra Clara e Diego, il giovane “front-man” americanizzato dell’impresa immobiliare addetta a smantellare l’Aquarius, si instaura una reale tensione da guerra fredda. Di fatto, nella placida calma con la quale il film procede si riflette in tutto e per tutto il ritmo della routine della sua protagonista: i bagni al mare, gli esercizi terapeutici della risata, una mano passata tra i lunghi capelli, l’ascolto della musica, talvolta un incontro con il fratello o il nipote, talvolta quello con i figli. Le incursioni del “nemico” arrivano rare, veloci e puntuali a scatenare delle scintille, a palesare anche desiderio e rabbia scaturite dalla forza di questa donna che in gioventù ha resistito ad un cancro e che non cede di un millimetro: le battaglie sono verbali, le minacce gestuali, senza violenze fisiche, ma solo moniti e pressioni psicologiche. La nostalgia conservata nel passato, tra vecchi vinili che sono come “messaggi in bottiglia”, album fotografici come “cronistorie” e una credenza come “madeleine” di ricordi ancora più antichi, si scontra con la rapacità del progresso imperante che brucia oggetti, sporca e, con il rumore della baldoria vorace, inquina le melodie della musica d’arte.

Sebbene la sceneggiatura di Mendonça Filho costruisca qua e là situazioni atte a ribaltare pregiudizi e considerazioni affrettate su donna Clara e le sue azioni, annunciando qualcosa per poi essere smentita, in un gioco di sottile suspense che innerva la narrazione (come per l’intrigante finale), non riesce del tutto a oliare un meccanismo complessivo che si fa a lungo andare ridondante, inceppandosi in un ritmo lento e sopito che la macchina da presa contribuisce ad accentuare, invece di limitarlo o di valorizzarlo. Manca forse in parte uno sguardo più carico di significati, più determinato e più incisivo: non lo stile di chi si adagia, ma quello di chi combatte fattivamente con la macchina da presa, seppur dentro un clima da guerra fredda, in modo da poter evidenziare maggiormente i pericoli latenti e denunciare le assurdità di questo scontro; e farlo tentando un compromesso, senza necessariamente porlo in essere o trovarlo. “Aquarius” dipinge un “ritratto di signora” in modo impeccabile e misurato nell’apparente libertà creativa del suo autore, ma resta anch’esso un po’ imprigionato dentro l’appartamento di donna Clara, tra ricordi e illusioni di un vecchio cinema (il manifesto di “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick svetta in diverse inquadrature) che sembra voler bastare a se stesso. È troppo poco ridipingere una facciata: è più una questione di scelte, di incontro, di compromessi.

Voto dell’autore:3.3 / 5

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