Automata - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
2.80/5

Autómata

RANKING
2187° su 2562 in Generale
106° su 133 in Fantascienza
20141 h 50 min
Trama

A causa di una tempesta solare la Terra è divenuto un luogo tetro e inospitale. La pioggia è acida, l’aria è tossica e le radiazioni solari hanno costretto l’uomo a barricarsi in grigie e decadenti megalopoli. La popolazione è stata decimata e in molte attività gli uomini sono stati sostituiti da robot, i quali sono sottoposti a un rigido protocollo: nessuno di loro può riparare se stesso o altri robot né fare del male a un essere umano.

Metadata
Regista Gabe Ibáñez
Titolo originale Autómata
Data di uscita 26 Febbraio 2015
Nazione Spagna
Durata 1 h 50 min
Attori
Cast: Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Melanie Griffith, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Andy Nyman, David Ryall, Andrew Tiernan, Christa Campbell, Christina Tam, Danny Kirrane, Philip Rosch, Javier Bardem, Harry Anichkin
Trailer

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Automata

Scenari non certo nuovi quelli messi in scena dall’esordiente Gabe Ibáñez, che in “Automata” racconta un’altra distopia tecnologica dall’estetica asettica, grigia e raggelante. “Automata” cresce dalle radici di un immaginario in cui distopia e tecnologia vanno di pari passo, e in cui il progresso tecnologico non ha coinciso con il progresso della razza umana, che anzi è decimata e imbarbarita. La tematica che da “Blade Runner” in avanti ha tormentato tanto cinema di fantascienza “robotico” è qui ancora più palese: l’intelligenza dell’automa ha oramai superato e rimpiazzato quella del suo creatore. All’assioma si aggiunte qui un sottotesto umanista alla “Ultimatum dalla Terra”: dove l’uomo è sempre più barbaro, cinico e violento, a chi spetta la costruzione del futuro dell’umanità? Quali sono ormai i confini tra umano e robot, se ancora ve ne sono? Ibáñez sembra prendere una posizione netta al riguardo. I “cattivi”, caratterizzati alquanto schematicamente a dire il vero, sono gli uomini, o meglio solo alcuni di essi: quello che trattano i robot come trattavano gli schiavi neri qualche centinaio di anni prima.

Al centro della scena, un Antonio Banderas che passa dalla farina del Mulino Bianco alla polvere di un mondo in disfacimento. L’attore spagnolo si rende autore di una performance dignitosa nei panni di Jacq Vaucan, detective assicurativo “illuminato”, costretto suo malgrado a mettersi dalla parte degli automi contro la perfida corporazione. L’immaginario di “Automata”, per quanto già visto (il deserto contaminato, la megalopoli decadente e abbandonata, lo scontro uomo / robot, la corporation brutta e cattiva), ha un suo efficace fascino decadente, in linea con le ultime pellicole distopiche recenti, che hanno cercato – con risultati alterni – di distanziarsi dalla fantascienza fracassona di fine anni ’90. Peccato per uno script poco incisivo, forzato e lacunoso soprattutto nel delineare i rari personaggi chiave del film. L’esordio di Gabe Ibáñez non manca insomma di spunti interessanti, ma a conti fatti fallisce nell’impresa di distinguersi da “film di fantascienza medio con un redivivo Antonio Banderas” e rischia di finire presto nell’anonimato.

Voto dell’autore:2.8 / 5

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