Bande à part - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.50/5

Bande à part

RANKING
20° su 2477 in Generale
6° su 701 in Drammatico
19641 h 37 min
Trama

Gli squattrinati Arthur e Franz pianificano di mettere a segno un colpo ai danni della benestante madame Victoria. Per poter penetrare nell'abitazione i due cercano l’appoggio di Odile, una giovane alle dipendenze della donna.

Metadata
Regista Jean-Luc Godard
Titolo originale Bande à part
Data di uscita 22 giugno 2018
Nazione Francia
Durata 1 h 37 min
Attori
Cast: Anna Karina, Claude Brasseur, Sami Frey, Danièle Girard, Louisa Colpeyn, Chantal Darget, Georges Staquet, Ernest Menzer, Jean-Claude Rémoleux
Trailer

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Bande à part

È sempre complesso trovarsi a parlare di un film come “Bande à part” di Jean-Luc Godard e tentare di esprimerne la grandezza con le parole: è un film che va visto, assaporato, un film di cui innamorarsi al primo sguardo per comprendere il timore di romperne la sacralità. La storia è quella di due amici: Franz (Samy Frey), bello e affascinante, innamorato dei romanzi di Jack London, e Arthur (Claude Brasseur), più corporale e concreto. Al corso di inglese conoscono Odile (Anna Karina), ragazza dagli occhi dolci, e questo incontro cambierà le loro vite: rideranno assieme, litigheranno, correranno a bordo di una Simca decapottabile e progetteranno una rapina. La forza di “Bande à part” risiede proprio nei “momenti morti” a livello cinematografico, che nella vita vera costituiscono invece la quotidianità. La rapina diventa così solo un escamotage per raccontare la vita di tre amici, ed è questa la vitalità di un film genuino, tra i meno sperimentali di Godard. “Bande à part” è una serie di fotografie capaci di immortalare l’immediatezza dei momenti, cogliendo la vita nel suo naturale svolgersi; un flusso di parole, non solo goliardia ma anche riflessioni, citazioni letterarie che scandiscono i tempi, diventano la sfida incessante di Godard nel mantenere aperta la storia, pur consapevole dell’epilogo.

Qui, in questa ricerca, si completa la rivoluzione di Godard. E stilisticamente “Bande à part” è un film impensabile, difficile anche solo da concepire, che si muove come fosse un musical, con la trama di un heist movie, il sottotesto noir e gli atteggiamenti dello slapstick, parlato come se fosse teatro, pur non essendo nulla di tutto ciò. È la visione di un pensiero che si muove. Ci sono delle sequenze, come accadeva nei film del collega François Truffault, “Jules e Jim” o “I 400 colpi”, che regalano tutta la gioia del cinema: come la scena del ballo nel ristorante, omaggiata chiaramente da Quentin Tarantino in “Pulp fiction”, o quando i tre protagonisti decidono di scorprire cosa si prova con un minuto di totale silenzio, o ancora quando Odile canta in metrò. E quando si guarda “Bande à part” è come se si guardasse tutto il cinema, e vengono in mente “The dreamers” di Bernardo Bertolucci, che omaggia il lavoro di Godard nella sequenza della corsa al Louvre, ma anche i film di Richard Linklater, di Matthieu Kassovitz e di tanto cinema contemporaneo. Pietra miliare non solo della Nouvelle Vague, “Bande à part” è un elogio all’amore e per questo volutamente incostante: un’opera che danza tra parole, immagini, pensieri, volti e sguardi. Un film talmente bello che viene voglia di riguardarlo sempre ed innamorarsi ancora e ancora e ancora.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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Da quando ho 13 anni mi sono imposto di vedere almeno due film al giorno. Ora ho quasi 29 anni e posso dire di aver visto più di diecimila film, qualcuno più, qualcuno meno. Nel 2016 ho collaborato alla stesura del libro " J-Movie. Il cinema giapponese dal 2005 al 2015" (2016, Edizioni Simple) occupandomi del cinema horror giapponese nel capitolo 5. Il cinema è la mia grande passione, se ancora non fosse chiaro

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