Billy Lynn - Un giorno da eroe - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.10/5

Billy Lynn - Un giorno da eroe

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188° su 2198 in Generale
79° su 629 in Drammatico
Trama

Il soldato semplice Billy Lynn, insieme ai commilitoni del reparto Bravo, è trasformato in un eroe dopo un'estenuante battaglia in Iraq e come premio torna a casa in un tour per la vittoria. Tramite una serie di flashback che culminano nel giorno del Ringraziamento, durante uno spettacolo scenografico per l’intervallo della partita di football, viene rivelato ciò che era veramente accaduto al gruppo di soldati, mettendo a nudo il contrasto tra il realismo della guerra e le percezione degli americani della guerra stessa.

Metadata
Regista Ang Lee
Titolo originale Billy Lynn's Long Halftime Walk
Data di uscita 2 febbraio 2017
Durata
Attori
Cast: Joe Alwyn, Kristen Stewart, Chris Tucker, Vin Diesel, Steve Martin, Garrett Hedlund, Ismael Cruz Córdova, Arturo Castro, Ben Platt, Deirdre Lovejoy, Tim Blake Nelson, Makenzie Leigh, Beau Knapp, Bruce McKinnon, Astro, Deena Dill, Gregory Alan Williams, Bo Mitchell, Ricky Muse, Ric Reitz, Ed Callais, Barney Harris, Laura Lundy Wheale, Allen Daniel, Randy Gonzalez, Matthew Barnes, Austin McLamb, Alexandra Bartee
Trailer

In “Billy Lynn – Un giorno da eroe” c’è una Kristen Stewart con vistose cicatrici sul viso e sul corpo: è una bellezza imbruttita, o resa più normale, umana. Una bellezza ferita, ma vera. Anche l’America raccontata nello splendido film firmato da Ang Lee è un paese di apparente bellezza, ma di quelle restaurate o finte, che dietro la superficie levigata e continuamente tirata a lucido, dietro strati e strati di clamore e clangore, dietro l’esibizione e il ricatto estetico nascondono ricuciture e rattoppi: cicatrici di valori e sentimenti che restano interiori e non scompaiono sotto le luci accecanti della vittoria, del successo, ma con le quali spesso sono costrette a convivere. Il film di Ang Lee lascia interdetti, durante la visione e una volta ultimata: per quello che cerca di dire e per come lo dice. È infatti un lavoro di regia scrupoloso, espresso nell’uso ripetuto di precise sequenze di inquadrature e nell’amalgama controllato, ma spesso avverso, dei campi: figura intera, primo piano, primissimo piano e soggettiva. La macchina da presa del regista taiwanese affronta il suo giovane protagonista Billy Lynn (Joe Alwyn) in un corpo a corpo, focalizzandolo rispetto al contesto dal quale si sente avulso, senza risparmiargli alcun colpo, spesso cercandolo in questa landa desolata e trovandolo solo nell’espressione e nell’esibizione di un io interiore.

Il montaggio ellittico e funzionale, che sposta la vicenda nel tempo, crea un sorta di flusso di coscienza che a volte scivola bene, altre meno, in un incastro volto a suggerire una pausa e una riflessione in itinere: il presente dell’ennesima tappa cerimoniale di sfoggio del Victory Tour, al quale Billy partecipa con i suoi compagni della squadra Bravo, quasi responsabili e colpevoli di aver compiuto una pericolosa azione di guerra in Iraq, si alterna da un lato con il passato di quella guerra a cui dovranno far ritorno una volta spenti i riflettori, e dall’altro con la quotidianità della famiglia di Billy, con quel legame del destino stipulato con la sorella Kathryn (Kristen Stewart), che incrina la sua vocazione di soldato. Un video postato su internet, mentre ti getti contro le pallottole per salvare il tuo superiore, e diventi subito una celebrità. Inizia così “Billy Lynn – Un giorno da eroe”, circoscrivendo fin da subito i propri confini: di là la realtà, di qua la finzione, da una parte la verità, dall’altra la messa in scena, le emozioni vere e quelle finte. Così, senza rispettarne questa nettezza, senza dirci chiaramente quale sia quel “di là” e quel “di qua”, Ang Lee sfuma il limite e ci porta dentro ad uno scenario allucinato e quasi grottesco, con personaggi da presa in giro che sono i primi a prendersi in giro.

Uno scenario provocatorio nella superficialità esibita da questi soldati-bambini, tanto puri quando enunciano un “Ti voglio bene”, veri quando scelgono posizioni senza alcun compromesso con il dio denaro, imbarazzati nella guerra dello show-business, quanto stupidi, istintivi, irrispettosi. Mentre scavalchiamo il campo di un dialogo e vediamo il sergente Shroom (Vin Diesel) che dispensa consigli, stiamo ribaltando il luogo e il non luogo della guerra: il fuoco delle armi nelle luci della festa, le esplosioni nei boati dei fuochi d’artificio, le azioni belliche nelle coreografie dello spettacolo. L’America esibisce vittorie vuote e mercifica i propri eroi. I media plasmano a immagine e somiglianza dell’idea di paese tali sensazioni e significati; le crudeltà, la carnalità e i sacrifici della guerra. Traslano il tuo volto rigato di lacrime su un maxischermo. Lo fa anche il cinema con questo film, ma non per incubare, quanto per provare a rintracciare e ridefinire un senso: soggettivo, individuale, in valori e sentimenti condivisi. Il cinema come mistificatorio megafono della realtà.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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