Birdman - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.27/5

Birdman

RANKING
118° su 2562 in Generale
8° su 453 in Commedia
20141 h 59 min
Trama

Riggan Thomson è un attore sessantenne che un tempo ha goduto di un enorme successo impersonando il supereroe Birdman in una saga cinematografica, ma che ora sta tentando di rilanciare la propria carriera dirigendo ed interpretando un dramma teatrale basato su “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Thomson, tuttavia, è in preda ad una profonda crisi, acuita dall’ingresso nel cast di un nuovo interprete, Mike Shiner.

Metadata
Titolo originale Birdman
Data di uscita 5 Febbraio 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 59 min
Trailer
Birdman

Dopo averci consegnato, nel 2010, l’amarissimo ritratto di un’esistenza alla deriva in “Biutiful”, l’acclamato regista messicano Alejandro González Iñárritu torna dietro la macchina da presa con un progetto, “Birdman”, che segna una netta cesura rispetto a tutta la sua produzione precedente: sia per la peculiarità del registro narrativo, vale a dire quello di un “dramedy” molto più sbilanciato sul versante della comicità (con punte di formidabile umorismo grottesco), sia per il tema al centro del racconto, ovvero le ossessioni legate al concetto di celebrità, in particolare nell’era di Twitter, di YouTube e dei fenomeni virali sui social network, tanto portentosi quanto effimeri, e l’eterna dicotomia fra arte e vita, già al cuore di un numero incalcolabile di opere cinematografiche. Tale riflessione è condotta da Iñárritu assumendo la prospettiva di Riggan Thomson, ex-divo ormai più che brizzolato la cui immagine è rimasta inesorabilmente legata al vecchio ruolo del supereroe Birdman in una fortunata trilogia del passato.

Presentata al Festival di Venezia 2014 e ricompensata con quattro premi Oscar per miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia, la pellicola di Iñárritu cattura l’attenzione innanzitutto per il legame non certo trascurabile fra il personaggio principale, Riggan Thomson, e il suo interprete, un redivivo Michael Keaton, mai così bravo in quella che si attesta probabilmente come la sua performance più memorabile, ricompensata con il Golden Globe e la nomination all’Oscar come miglior attore. Un quarto di secolo dopo aver indossato la maschera e il mantello di Batman nel celeberrimo film di Tim Burton, l’ultra-sessantenne Keaton non ha timore di confrontarsi con un ruolo dagli ironici echi autobiografici (ma gli “inside joke” e i riferimenti ad altre star di Hollywood convertite ai blockbuster si sprecano), assimilando nel proprio volto e sul proprio corpo le idiosincrasie e le frustrazioni, ben oltre il limite della nevrosi, di un uomo che aspira ad essere riconosciuto come un “vero attore”, ma che non può evitare di subire l’ingombrante presenza del suo alter-ego supereroistico: al punto che questo Birdman assume i contorni di una sinistra “voce della coscienza”, e in una sequenza semi-onirica arriva a materializzarsi al fianco di Thomson, pronto ad assecondarne i sogni di gloria pericolosamente prossimi a deliri di onnipotenza.

A partire da questo conflitto, tutto interno alla figura di Thomson, Iñárritu mette in piedi una costruzione tanto brillante quanto suggestiva, il cui ritmo narrativo – pressoché impeccabile – è scandito attraverso una lunga serie di piani sequenza, con la cinepresa del regista messicano impegnata a percorrere in lungo e in largo il teatro di Broadway (il palco, le quinte, i corridoi, i camerini) in cui Thomson e la sua troupe stanno per mettere in scena una pièce tratta da Raymond Carver. In quella che, a tratti, appare come una variante più folle e surreale del classico di John Cassavetes “La sera della prima”, Iñárritu circonda il mattatore Keaton di una squadra di eccellenti comprimari: a partire da un istrionico Edward Norton, formidabile nella parte (anch’essa non priva di spunti autoironici) di Mike Shiner, talentuoso attore la cui formazione tipicamente da Actor’s Studio lo porta a sperimentare metodi estremi (inclusa un’erezione in bella vista di fronte al pubblico), proseguendo con Naomi Watts nei panni della loro collega Lesley ed Emma Stone in quelli di Sam, la disincantata figlia di Thomson, senza dimenticare il cinico manager Brandon Vander Hey (Zach Galifianakis); ma lasciano il segno anche Amy Ryan nella parte della sua ex-moglie Sylvia ed una glaciale Lindsay Duncan in quella di Tabitha Dickinson, l’implacabile critico che nessun attore vorrebbe mai avere la disgrazia di incontrare.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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