Black or white - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
2.85/5

Black or White

RANKING
2173° su 2562 in Generale
685° su 732 in Drammatico
20152 h 01 min
Trama

Dopo aver perso la moglie Carol in un incidente stradale, l'avvocato Elliott Anderson tenta di annegare il suo dolore nell'alcol. Sarà il rapporto con la nipotina Eloise a risollevare la vita dell'uomo, fino a quando Rowena, la nonna paterna della bambina, non richiede l'affidamento esclusivo di Eloise.

Metadata
Regista Mike Binder
Titolo originale Black or White
Data di uscita 5 Marzo 2015
Nazione Usa
Durata 2 h 01 min
Trailer
Black or white

Presentato ai Festival di Toronto e Roma nel 2014, “Black or white” è il nono film del regista Mike Binder, autore anche della sceneggiatura. Opera dall’anima indie, fin dal titolo “Black or white”, oltre ad introdurre la tematica del razzismo, cerca di raccontare le sfaccettature dei rapporti umani e familiari, alle volte viziati da presunti pregiudizi. A seguito della morte della moglie, l’avvocato Elliott Anderson (interpretato da Kevin Costner) deve prendersi cura della nipotina di colore Eloise (l’esordiente Jiliann Estell), la cui madre è morta tragicamente durante il parto, mentre il padre Reggie (André Holland) è assente dalla vita della piccola perché coinvolto in problemi di droga.

Mike Binder costruisce un dramma umanista di buoni sentimenti, che nella parte iniziale mostra un notevole interesse nel puntare l’occhio sul lutto del personaggio di Elliott, ossessionato letteralmente dal fantasma della moglie scomparsa. Tra tragedia e delicatezza di narrazione, “Black or white” riesce, seppure senza uno sguardo in alcun modo inedito, ad alternare la tristezza per il lutto con la placida serenità derivante da un rapporto in divenire tra un nonno che si deve riscattare e che si sta perdendo nell’alcolismo e una nipotina che ha bisogno d’affetto. Quando Binder mantiene il suo film sulla linea del racconto a due, trova anche la giusta chiave per trasmettere il sentimento nonostante una messa in scena essenziale e non particolarmente accattivante; ma purtroppo “Black or white” prende poi il sentiero del melò familiare e del dramma legale e abbandona la semplicità emotiva degli inizi, cercando con un’insistenza controproducente di veicolare un messaggio chiarificatore e morale.

Binder vorrebbe realizzare infatti una parabola sul razzismo nell’America di oggi, prendendo una storia privata per farla assurgere a racconto universale; ma oltre al fatto che il film cada in banalità narrative assai prevedibili, l’impressione è che la tematica del razzismo, mai veramente affrontata da un punto di vista problematico, costituisca solo il pretesto per una risposta condivisibile e buonista ma anche inutile, che il film desidera dare fin dall’inizio. Andando oltre tutto questo, “Black or white” avrebbe potuto imbastire un interessante discorso sulla sfiducia nell’istituzione familiare nell’America obamiana; ma è un sottotesto che rimane sullo sfondo, mentre quello che emerge (e che evidentemente importa al regista) è l’ovvietà del messaggio, la storia di riscatto familiare e lo scontato happy end.

Voto dell’autore:2.5 / 5

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