Blue Jasmine - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
3.98/5

Blue Jasmine

RANKING
487° su 2562 in Generale
210° su 732 in Drammatico
20131 h 38 min
Trama

Jasmine è una donna appartenente all’alta borghesia di New York, ma caduta in disgrazia dopo che suo marito, Harold Francis, è stato arrestato a causa del proprio coinvolgimento in una gigantesca truffa finanziaria. Rimasta sola e senza un soldo, Jasmine si trasferisce a San Francisco per farsi ospitare dalla sorella Ginger, di modestra estrazione sociale, ma fatica ad adattarsi al suo nuovo stile di vita…

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale Blue Jasmine
Data di uscita 5 Dicembre 2013
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 38 min
Attori
Cast: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins, Bobby Cannavale, Louis C.K., Peter Sarsgaard, Andrew Dice Clay, Michael Stuhlbarg, Alden Ehrenreich, Charlie Tahan, Max Casella, Tammy Blanchard, Martin Cantu, Daniel Jenks, Max Rutherford, Ali Fedotowsky
Trailer
Blue Jasmine

Nel corso della sua lunghissima carriera, Woody Allen si è sempre distinto, fra i suoi numerosi meriti, per la formidabile capacità di disegnare figure femminili di straordinario spessore, di cui il regista newyorkese ha saputo esplorare in profondità soprattutto le ansie, le paure, le fragilità e le nevrosi. In particolare film come “Io e Annie”, “Interiors”, “Hannah e le sue sorelle”, “Un’altra donna”, “Alice” e “Mariti e mogli” ci hanno regalato personaggi di donne tanto complicate quanto indimenticabili, impersonate di volta in volta da attrici del calibro di Diane Keaton, Geraldine Page, Gena Rowlands, Mia Farrow, Judy Davis e molte altre ancora. L’ultima, in ordine di tempo, è colei che dà il titolo a “Blue Jasmine”, ovvero Jasmine Francis, ex-primadonna dell’alta società newyorkese, che nel film ha il volto aristocratico, altero e magnificamente espressivo di una superba Cate Blanchett.

Proprio l’attrice australiana, fra le interpreti più versatili e dotate del cinema internazionale, costituisce il cuore pulsante, nonché il principale punto di forza di una pellicola intimamente drammatica, seppur con le consuete venature di graffiante ironia, giustamente paragonata, nella sua struttura narrativa di base, al classico “Un tram che si chiama Desiderio”. Jasmine, che ha rimodellato il proprio nome perché insoddisfatta dell’originario Jeanette, richiama per molteplici aspetti la Blanche DuBois di Tennessee Williams, ma anche tante “women under the influence” incarnate da Gena Rowlands nei film di John Cassavetes: mentalmente instabile, prigioniera della dipendenza dall’alcool e dagli psicofarmaci (esilarante la sequenza in cui la donna domanda ai due nipotini se per caso conoscano il Prozac) e con una pericolosa tendenza alla dissociazione dalla realtà, nei momenti in cui quest’ultima si fa per l’appunto troppo dura e insostenibile. Un ciclone emozionale che finirà per travolgere inevitabilmente anche la routine della sua mansueta sorella Ginger (Sally Hawkins), cassiera di supermercato dalle modeste ambizioni, fidanzata con il nerboruto Chili (Bobby Cannavale).

E non a caso l’intero film è costruito attorno alla “malinconica Jasmine”, che continua a far risuonare nella propria testa la melodia di “Blue Moon”, sulle cui note è avvenuto il primo incontro con il marito Harold (Alec Baldwin), spregiudicato uomo d’affari artefice di una truffa ricalcata sullo scandalo di Bernie Madoff. La descrizione della vita newyorkese di Jasmine, terribilmente snob e classista, nonché assai poco disposta ad aprire gli occhi sulla disonestà del marito (tanto negli affari quanto nella vita privata), si interseca dunque alla condizione presente della donna, segnata dalla difficoltà di fare i conti con il proprio passato e di ricostruirsi un’esistenza diversa, più autentica rispetto a quella in cui si era sempre cullata, al punto di arrivare a una totale negazione. E sebbene “Blue Jasmine”, nel suo complesso, non raggiunga l’intensità né la meraviglia dei grandi capolavori alleniani, a strappare l’applauso basterebbe anche solo la performance, vitalissima e struggente, di una Cate Blanchett in stato di grazia, ricompensata con il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice; mentre ad Allen va l’indiscusso merito di averle regalato un perfetto veicolo per il suo talento.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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