Border - Creature di confine - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

Border - Creature di confine

RANKING
549° su 2549 in Generale
18° su 125 in Fantastico
20181 h 50 min
Trama

Tina lavora come guardia presso la dogana svedese, Ha un aspetto deforme, quasi ripugnante, ma è capace di fiutare l'emotività degli esseri umani; grazie al suo dono riesce a portare alla luce un perverso traffico di materiale pedo-pornografico dai contorni preoccupantemente ampi. Un giorno incontra Vore, un uomo con deformità fisiche simili alla sua e dal quale si sente irresistibilmente attratta. Tra i due scoppia una passione potente e Vore le rivela che non sono semplici esseri umani...

Metadata
Regista Ali Abbasi
Titolo originale Gräns
Data di uscita 28 Marzo 2019
Nazione DanimarcaSvezia
Durata 1 h 50 min
Attori
Cast: Eva Melander, Eero Milonoff, Viktor Åkerblom-Nilsson, Jörgen Thorsson, Sten Ljunggren, Ann Petrén, Rakel Wärmländer, Andreas Kundler, Matti Boustedt, Joakim Olsson, Kjell Wilhelmsen
Trailer
Border - Creature di confine

Sorpresa del Festival di Cannes 2018, dove la giuria presieduta da Benicio del Toro l’ha insignito del premio come miglior film nella categoria “Un certain regard”, “Border – Creature di confine” di Ali Abbasi è un’opera affascinante e respingente allo stesso tempo. Tina, la protagonista, è affetta da una deformità che la rende diverse dagli altri: lavora alla dogana svedese e grazie alla sua dote riesce a fiutare i sentimenti, le emozioni e le sensazioni dei viaggiatori in transito, scoprendo ogni irregolarità, da quelle più banali a quelle che celano verità tremende. Ali Abbasi crea con maestria un film compatto e potente intrecciando i fili di più generi: il thriller, la fantascienza, il fantasy, il gotico e l’horror, tutto dentro una struttura intima e verosimile. “Border” inquieta e meraviglia allo stesso tempo; ed è quando il discorso si fa quasi politico e pressante nell’interpretare l’attualità, quando colpisce un’umanità refrattaria alla quale sente di appartenere anche lo spettatore, che il film si scarta dai codici di genere e si mostra per quello che è, cinema di grande qualità, brutale ma necessario.

Lo svelamento è la medesima parabola che riguarda Tina, dietro il cui volto profondamente ritoccato da protesi e tinture di un trucco strabiliante, candidato all’Oscar, si cela quello dell’attrice Eva Melander. Tina sa di essere diversa, ma questa diversità la investe con forza sempre maggiore solo dopo l’incontro con Vore (Eero Milonoff): un suo simile, corpulento e primitivo, che si ciba di vermi. Paradossalmente conoscerà se stessa senza conoscere veramente lui, l’essere vivente di cui si innamora e che la ama con passione travolgente; che la scopre, che la rivela, che la fa sorridere e canticchiare dopo tanto tempo in auto, mentre si reca al lavoro. Lo stesso, tuttavia, che dando risposte alle sue domande e a suoi dubbi le provoca il pianto, ancora alla guida della sua macchina, dentro la medesima inquadratura, questa volta nel tragitto per andare a trovare il padre anziano, alla ricerca di certezze. Dentro Tina si apre una crisi identitaria che si trasforma in ossessione; e l’ossessione porta ad una sete di conoscenza implacabile che infine, stremati, costringe inevitabilmente a compiere una scelta.

Con quel tocco magico e allo stesso tempo orrorifico, Abbasi regala una prova di regia esemplare che si serve del racconto “Confine” di John Ajvide Linqvist, dal quale il film è tratto, per innestare l’horror dentro la società moderna, e così facendo metterla a nudo nelle sue bestialità. “Border” non risparmia diversi colpi di scena che mantengono viva l’attenzione dello spettatore come in un buon thriller, incuriosendolo con le leggende di creature mitologiche da cui l’opera letteraria e cinematografica traggono ispirazione. La “trasformazione” di Tina, che pare svegliarsi improvvisamente una mattina con le fattezze di un’altra creatura come ne “La metamorfosi” di Franz Kafka, viene dosata attraverso attenzioni di regia espresse in dettagli che anticipano ciò che poi avverrà. La scelta da compiere è se attraversare o no quel confine (da cui il titolo), tra restare o andare con Vore. Oppure scegliere la via di mezzo, accettarsi e accettare l’essere umano: imperativi assenti oggi da un’Europa che tramuta i confini in muri e trincee. “Border” in tal senso è un’iperbole che con coraggio parla dell’accoglienza di se stessi come diversità, della scoperta dell’altro come unicità e di valori universali: frontiere, sia materiali che intime, che non hanno barriere e che si può scegliere di oltrepassare.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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