Buone notizie - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.40/5

Buone notizie

RANKING
1459° su 2323 in Generale
209° su 406 in Commedia
19791 h 47 min
Trama

Un funzionario di un'emittente televisiva, scontento della vita, passa le sue giornate a guardare la programmazione violenta sui sei schermi televisivi nel suo ufficio, a trascurare la moglie frustrata, imbastire legami ambigui con altre donne e ad ascoltare le ossessioni di un vecchio amico che si sente minacciato di morte.

Metadata
Regista Elio Petri
Titolo originale Buone notizie
Data di uscita 1 gennaio 1979
Nazione Italia
Durata 1 h 47 min
Trailer

No trailer added for this movie.

Di Elio Petri a spiazzare ogni volta è la modernità del suo sguardo nei confronti della realtà circostante e nei confronti del linguaggio cinematografico. “Buone notizie”, ultimo film realizzato dal regista romano prima della sua prematura e improvvisa scomparsa all’età di 53 anni, non fa eccezione, anzi dà l’impressione di aver portato all’esagerazione la natura profonda e acuta di tale sguardo, seppur non raggiunga – e questo è doveroso riconoscerlo fin da subito – un equilibrio fondamentale presente nei film più celebri, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” e “La classe operaia va in paradiso”. Dietro a “Buone notizie” si percepisce aria di resa, quasi di sconfitta, di fine di tutto. Non solo, in modo spiazzante e funesto, della vita dell’uomo Petri, ma anche dell’autore Petri, che con l’avvento dell’egemonia della televisione e davanti a una sempre maggiore aridità di temi, contenuti e visioni contemplava il tramonto del cinema, o quanto meno di un certo modo di concepire il cinema: libero, istintivo, espressivo, ma sempre immerso nella realtà. Sembra quasi di sentir riecheggiare le parole di un Eugenio Montale agli albori del secolo scorso, che vedeva terminata l’esperienza del poeta vate in letteratura e annunciava in uno dei suoi maggiori componimenti poetici: “Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

Petri, di fatto, costruisce un film ossimorico già da titolo, perché di buone notizie dentro questa trama lenta e sconclusionata non ce ne sono: attentati, incidenti, devastazioni, black-out, inquinamento e frode. Il protagonista del film, che non ha nome ed è interpretato da un Giancarlo Giannini un po’ personaggio, un po’ macchietta, è costretto a guardarle ed ascoltarle ogni giorno da sei schermi televisivi, seduto nell’ufficio dell’emittente televisiva per cui lavora. Indifferente a queste notizie, indifferente a se stesso, anche questo protagonista, come lo era il Lulù Massa di Gian Maria Volonté dentro gli ingranaggi corrosivi di una spietata catena di montaggio, è una macchina, un “non essere”: immobile, privo di moti interiori e alla ricerca di una propria definizione nel giudizio altrui, soprattutto quello dell’universo femminile, rappresentato dalla moglie, da una collega o dalla moglie di un amico, con le quali spesso imbastisce dialoghi strampalati, ridicoli, sbeffeggianti, e baci e rapporti sessuali fugaci e inanimati. Si crea fin da subito un clima surreale, talvolta tanto grottesco da diventare parodia del termine stesso; e la televisione è il medium imputato di distorcere e filtrare l’impatto della realtà e della vita.

Quando in ufficio al protagonista arrivano minacce di imminenti attentati, tutti i dipendenti presenti nella struttura scappano in strada, trastullandosi poi in un prato, giocando o mangiando un gelato; e mentre la colonna sonora di Ennio Morricone gioca con lo spettatore, la macchina da presa inquadra una Roma cosparsa di rifiuti, tra gente litigiosa, altra indifferente, alcuni drogati e cani aggressivi. È la fuga da una realtà simulata verso la realtà delle cose, ma altrettanto esacerbata e apparentemente meno tangibile, dove il “non essere” si aggira inebriato quasi inciampando su un sacchetto della spazzatura. Sarebbe meglio dire, fuga dalla finzione verso la finzione. In questo quadro così astratto e allucinato compare Gualtiero, un vecchio amico del protagonista, che sullo schermo ha il volto del caratterista Paolo Bonacelli e ci appare come il pazzo di turno, dopo aver confessato la sua tremenda ossessione di essere minacciato di morte da “loro”, che non hanno un’identità né un movente plausibile: in realtà sarà il pazzo che si rivelerà più sano. Dentro questo vuoto di senso e significati, i personaggi riflettono la condizione di difficoltà dell’uomo (anche contemporaneo: qui la modernità di Petri) di fronte alla vita, all’annullamento, al non essere, al segreto di sé. D’altronde nell’ultima lettera lasciata da Gualtiero all’amico c’è scritto “Da non aprire”, una “non azione”; e dentro tanti bigliettini con il medesimo messaggio, una frammentazione dell’essere, composto da negazioni.

Esistono minacce concrete e impalpabili, come uomini reali ma metafisici, e vite autentiche ma astratte; c’è uno spettacolo preordinato della vita, dalla società e dai media, come affermava amaramente Petri. Si sottovalutano i problemi e le domande diventano “non domande”. “Buone notizie” è un film calmo, statico, che contempla il disincanto senza rinunciare ad una rabbia aggressiva, anche da un punto di vista formale, forse il limite più grande di questo testamento artistico: si perde a volte il filo conduttore della vicenda e si fa fatica a trovare un collante che riesca più efficacemente a veicolare le riflessioni verso lo spettatore. Così fra isterismi gratuiti, lungaggini di scene insistite e morbosamente cariche di fiacco erotismo, forzatura dei contenuti di certi dialoghi, facile simbologia di alcuni tableau, si rischia anche la fuga dello spettatore da un senso, o meglio da un “non senso”. Un film concreto ma impalpabile, appunto. Distribuito da CG Entertainment, il Dvd di “Buone notizie” si avvale di interessanti contenuti extra: “Elio Petri, un ricordo”, un’intervista in cui Morricone racconta il suo rapporto con il regista (non solo relativo a questo film), e “Da non aprire”, con interviste a Giancarlo Giannini, Paola Petri e Paolo Bonacelli.

Voto dell’autore:3.4 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Simone Santi Amantini (vedi tutti)

Loading...