Café society - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
3.47/5

Café society

RANKING
1552° su 2562 in Generale
228° su 453 in Commedia
20161 h 36 min
Trama

Negli Anni '30 il giovane Bobby Dorfman, originario del Bronx, si trasferisce ad Hollywood, dove si innamora di Vonnie Sybil, la segretaria del suo potente zio Phil, un agente dello star system. Dopo aver lavorato per Phil, e dopo la delusione d'amore subita da Vonnie, Bobby fa ritorno a New York, dove è travolto dal mondo vibrante dalla vita notturna dell'alta società. Ma il destino per i due innamorati ha in serbo ancora qualcosa...

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale Café Society
Data di uscita 29 Settembre 2016
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 36 min
Trailer
Café society

Avendo bene in mente l’andamento degli ultimi anni della filmografia di Woody Allen, che ha visto l’alternarsi quasi sempre rispettato di un film riuscito ed uno meno riuscito, ogni volta che ci si pone di fronte ad una nuova uscita si rimane in uno stato di attesa fremente, dettata anche da un po’ di apprensione: perché, pur facendo mente locale e ricordando com’era andato il film precedente, non si sa con esattezza cosa ci toccherà a questa tornata. Ma “Café society” fa tirare un sospiro di sollievo, sia allo spettatore fan di Allen, sia allo spettatore di cinema tout court, perché è fatto della stessa materia di cui sono fatti i migliori film del regista americano: una materia modellata però con mani nuove e sicure, nonostante i rischi che l’approccio dettato da un linguaggio diverso e nuovo potrebbe comportare. Che un autore giunto ormai alla terza età sappia ancora rinnovarsi, o che dimostri solamente la volontà di farlo, riuscendoci con risultati che non lasciano indifferenti, non può che sorprendere positivamente, rimandando indietro le invettive dei numerosi detrattori, ancorati al “vecchio Allen”, i quali lo vorrebbero una volta per tutte fuori dalla scena.

“Café society” è una commedia irriverente e scaltra in perfetto stile Allen. Un film popolato da personaggi che creano situazioni parodistiche e imbastiscono un teatro degli equivoci. Il suo alter ego, Bobby Dorfman, interpretato da Jesse Eisenberg, parte da New York per cercare ad Hollywood lavoro e fortuna servendosi dell’aiuto dello zio Phil (Steve Carell), un pezzo grosso dell’industria cinematografica il quale ha una relazione clandestina con la sua giovanissima segretaria, Vonnie Sybil (Kristen Stewart); è la stessa donna di cui Bobby si innamora a prima vista, e che perciò tenta in tutti i modi di conquistare, poi riuscendoci, ma infine perdendola a favore dello zio. Gli incastri narrativi, sebbene prevedibili e a volte ridondanti, restano tuttavia stabili per la freschezza di una sceneggiatura in cui ogni elemento e “carattere” concorre a creare la dinamicità e l’intreccio della storia, in cui troviamo le battute pungenti in stile Allen (anche e soprattutto nel quadretto familiare di Bobby, tra ebrei e gangster) e l’allestimento di situazioni ingenue e stralunate. Ma lo scarto, come già accaduto negli ultimi film, è nel rinnovamento attuato dal regista quando, nel caso specifico, sceglie di girare in digitale e di fare un cinema classico, puro, essenziale e rigoroso, fortemente estetizzante.

Con Vittorio Storaro alla fotografia, Allen inserisce piani sequenza tali da abbracciare l’azione, o spesso il dialogo, nella loro interezza temporale e verosimiglianza, colora d’oro i volti dello star system e del “Café society” (il locale di Bobby e del fratello Ben) o dipinge tramonti e sfondi perfetti per i suoi quadretti d’amore e di sogni. Perché in fondo “Café society”, pur non elevandosi mai dal livello (comunque buono) su cui si adagia, è un’operazione nostalgica diretta non solo verso un cinema di pregevole fattura, ma verso l’amore, che lega indissolubilmente i sogni al destino quando quest’ultimo è favorevole, o che ne spezza il filo quando viene a mancare. Ma nel cinema di Woody Allen non ci si può sottrarre al fato, più di quanto non ci si possa sottrarre all’amore. Ecco allora che, con i primi piani malinconici e struggenti dei due protagonisti, vicini anche quando lontani fisicamente, immersi tra una pagina e l’altra del libro delle loro vite, Allen scarta il pessimismo sempre recondito che governa la sua poetica: lo fa sottilmente, non andando oltre, chiudendo con una dissolvenza. Facendo cinema.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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