Civiltà perduta - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.20/5

Civiltà perduta

RANKING
129° su 2198 in Generale
2° su 40 in Avventura
20172 h 21 min
Trama

Nel 1925, il leggendario esploratore britannico Percy Fawcett si avventura in Amazzonia alla ricerca di un’antica civiltà, lo splendente regno di El Dorado, con lo scopo di fare una delle scoperte più importanti della storia. Dopo aver catturato l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo, Fawcett s’imbarca insieme al figlio Jack, determinato a provare che quest’antica civiltà, da lui rinominata Z, esiste; ma la spedizione scompare nel nulla.

Metadata
Regista James Gray
Titolo originale The Lost City of Z
Data di uscita 22 giugno 2017
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 21 min
Attori
Cast: Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Angus Macfadyen, Ian McDiarmid, Franco Nero, Bobby Smalldridge, Tom Mulheron, Edward Ashley, Harry Melling, John Sackville, Adam Bellamy, Daniel Huttlestone, Johann Myers, Michael Ford-FitzGerald, Aleksandar Jovanovi?, Michael Jenn, Raquel Arraes, Nicholas Agnew, Frank Clem, Nickolas Grace
Trailer

L’uomo è un esploratore; lo è da sempre. Prima ancora che nella sua testa, lo è nel suo cuore: per indole, per rispondere ad un istinto primario e primitivo, originario. L’ignoto affascina, le risposte all’ignoto appagano in modo viscerale e così profondamente interiore e personale che non ha nulla da spartire con la fama e la gloria che ne può derivare: quelle sono componenti aggiuntive delle quali bearsi, ma con le quali non si alimenta questo fuoco interiore. Anche senza di esse, anche senza essere inseriti nei libri di storia o essere ricordati e amati negli anni, gli esseri umani conserverebbero la vocazione all’esplorazione. È una questione ontologica, costitutiva. È proprio questa sete insaziabile che spinge l’inglese Percy Facwett (Charlie Hunnam), esploratore britannico realmente esistito, ad abbandonare ciclicamente la moglie e i figli per attraversare foreste e navigare fiumi nella profonda Amazzonia, alla ricerca della cosiddetta “civiltà Z”, antica e presumibilmente antecedente a quella europea. Il Cooper di “Interstellar” di Christopher Nolan è futuro, così come i pianeti inesplorati. In “Civiltà perduta” di James Gray il padre di famiglia Percy non salperà su navicelle spaziali per salvare il mondo, ma si addentrerà nella foresta amazzonica della regione del Mato Grosso per cercare di consegnare all’umanità e alla Storia una scoperta unica, in grado di ridisegnare mappe e di ridefinire concezioni e assiomi secolari e radicati.

C’è un figlio, il primogenito Jack Facwett (Tom Holland), che non comprende il padre e che spesso lo accuserà di negligenza nei loro confronti, di egoismo, di miopia e indifferenza verso la famiglia, per farsi successivamente incantare egli stesso dalla portata di quel mistero, dal suo potere seduttivo, dall’adrenalina intessuta nei rischi dell’avventura e nello scontro con mondi selvaggi, con territori vergini, con realtà antiche e lontane, mitiche e mistiche. È la Murph che piange per la separazione e che cova odia verso il padre, per poi unirsi a lui, in una sinergia potente che trova nella medesima passione il fuoco che alimenta l’amore che li unisce. Il carisma e la grandezza del film di James Gray risiedono in questo: nel saper misurare le intimità del suo protagonista e nel riuscire a farle emergere dentro la magniloquenza di un racconto epico e grandioso, tanto da farle diventare infine le vere coordinate, ben più importanti di quelle esplorazioni segrete e quotidiane che ogni uomo compie dentro di sé, e che lo spettatore / esploratore va cercando. Tanto da spostare, inoltre, l’attenzione dal protagonista al personaggio secondario, dal primo piano al secondo piano, dal centro al margine, lì dove sostano spesso i personaggi più importanti e decisivi di una storia.

La moglie Nina, interpretata da una sontuosa Sienna Miller, è la donna forte che accetta le ossessioni del marito, che prepara con cura e dedizione ogni sua partenza e ritorno a casa, ma che non può sedere accanto a lui quando si prende gli applausi del pubblico; che si rinchiude nel nido familiare per allevare sola le proprie creature, che sacrifica all’altare della vita i propri sogni e le proprie ambizioni, per realizzare quelli celati alla luce dei riflettori e che fanno la Storia senza diventare Storia: essere e fare la moglie, essere e fare la madre, credendo e difendendo i propri valori nella speranza di tutelare gli amori dai quali non vuole separarsi, nonostante le fatiche, le divergenze, gli sforzi. È lei il vero esploratore, perché ha fede. “L’uomo dovrebbe andare oltre a ciò che potrebbe afferrare”, suggerisce saggiamente Nina al marito; oltre se stesso, verso la propria interiorità, nello scoprire un io inesplorato e tracce di cambiamenti, di compromessi, di autenticità, che portino ad una civiltà perduta dentro la propria anima, spesso occultata da foreste fitte e ostili. Siamo esploratori; esploratore è James Gray, che si addentra nel suo cinema classicista e potente, che si prende tutto il tempo che vuole e che ne esce non solo con la solita grazia che gli abbiamo sempre riconosciuto, ma anche raggiungendo obiettivi dichiarati ed autorevoli.

“Civiltà perduta” non si perde come hanno fatto altre opere del regista americano, ma rimane consapevole di ciò che intende raccontare: non tanto la Storia, o la questione scientifica e geografica, quanto l’ossessione di un uomo che si ripiega su se stesso e il senso di una predisposizione all’esplorazione che riguarda tutti; è consapevole dei “totem” di film d’avventura con i quali deve misurarsi (per esempio qualche titolo di Werner Herzog) e sa di presentare una visione impegnativa e difficoltosa, e in ogni caso diversa, ma è consapevole anche di poter veicolare tutto questo con l’idea di un cinema impeccabile, preciso e perfezionista. Con “Civiltà perduta” James Gray si supera e confeziona il suo film più compatto e granitico, centrato e coerente, coraggioso, capace di far riecheggiare una poetica antica dentro la modernità. E lascia che sia proprio il cinema, che è esso stesso mistero, ad incantare e svelare civiltà misteriose: quelle visibili, incastonate in splendidi cornici paesaggistiche e storiche, e quelle invisibili, interiori, personali. Un cinema da esplorare e che ci ricorda di non smettere di esplorare, per andare “oltre ciò che si potrebbe afferrare. A cosa servirebbe sennò il Paradiso?”.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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