Cloud Atlas - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 4 voto/i
3.55/5

Cloud Atlas

RANKING
1336° su 2562 in Generale
60° su 133 in Fantascienza
20122 h 52 min
Trama

Nel 1839, durante il viaggio nel Pacifico di Adam Ewing, uno schiavo nero, Autua, è costretto a subire le angherie del suo capo, il dottor Henry Goose, ma è difeso dallo stesso Adams, ricco rampollo dell’alta società. Successivamente, nel 1936, a Zedelghem, nei pressi di Bruges, un musicista omosessuale, Robert Frobisher, compone un brano musicale sotto la supervisione dell’anziano compositore Vyvyan Ayris. Nel 1972, la reporter Luisa Rey viene coinvolta in un caso oscuro riguardante le centrali nucleari ed i poteri delle compagnie energetiche. Nel 2012, l’editore Timothy Cavendish viene ricattato da alcuni criminali implicati nelle vicende di uno scrittore e rinchiuso in una struttura per anziani, da cui riesce ad evadere rivendicando a piena voce i propri diritti. Nel 2144, nella Nuova Seul, Sonmi-451 è un clone che si ribella al sistema totalitaristico vigente grazie all’aiuto di Hae-Joo Chang, un giovane ribelle ben addestrato. E c’è infine il 2321, quando il vecchio Zachry, in uno scenario primitivo post-apocalittico, racconta ad un gruppo di bambini le vicende della sua famiglia e del rapporto che instaurarono con il popolo della tribù di Kona, delle loro traversie e di come sono riusciti a sopravvivere.

Metadata
Titolo originale Cloud Atlas
Data di uscita 10 Gennaio 2013
Nazione GermaniaU.S.A.Hong KongSingapore
Durata 2 h 52 min
Attori
Cast: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, DooNa Bae, Ben Whishaw, Keith David, James D'Arcy, Zhou Xun, David Gyasi, Susan Sarandon, Hugh Grant, Robert Fyfe, Martin Wuttke, Zhu Zhu, Robin Morrissey, Brody Nicholas Lee, Amanda Walker, Raevan Lee Hanan, Götz Otto, Mya-Lecia Naylor, Niall Greig Fulton, Louis Dempsey, Martin Docherty, Alistair Petrie, Sylvestra Le Touzel
Trailer
Cloud Atlas

“Cloud Atlas”, diretto da Tom Tykwer, Andy Wachowski e Lana Wachowski, è un film composto da sei storie ambientate in luoghi e tempi diversi attraverso più secoli. Anime che si reincarnano continuamente, legate indissolubilmente da un lungo e tesissimo filo del destino. Sulla base dell’ultima vicenda, che tesse e lega tutte le storie, si può estrapolare il seno di tutto il film: la vita non ci appartiene e ogni vita è un combattimento, un gioco che si è accettato di giocare ma di cui poi non si ricordano più le fonti. Ci si connette, un po’ come in “Matrix”, e si apre una porta. In una vita si può essere eroi e in quella dopo criminali e viceversa. Prendendo spunto dal romanzo di David Mitchell, “L’atlante delle nuvole”, edito nel 2004, i fratelli Wachowski hanno diretto, assieme al tedesco Tom Tykwer, un film difficilmente catalogabile e fin troppo ambizioso: non tanto nei suoi intenti contenutistici, accettabili o meno, quanto nella sua mastodontica ampiezza di trattamento. Prodotto da Warner Bros in collaborazione con le compagnie tedesche A Company e X Filme, dopo aver ricevuto finanziamenti dall’organizzazione Filmstiftung NRW, “Cloud Atlas” è stato girato in Scozia e Spagna, e parallelamente con due troupe separate per i Wachowski e Tykwer.

I costi del film si aggirano a conti fatti attorno ai 100 milioni di dollari: cifre da capogiro per l’intera storia del cinema tedesco. Ma è bene parlare di cifre, perché è l’intero film a suggerirne. “Cloud Atlas” è ambientato in epoche diverse, gioca abilmente con i numeri, con i trucchi e le facce degli attori, che interpretano una miriade di ruoli diversi – sono mattatori, su tutti in particolare Tom Hanks, Jim Broadbent e Hugo Weaving (riportando alla mente quel che fece Alec Guinness nel memorabile “Sangue blu” di Robert Hamer). Il film si rivela un fin troppo abile e sfaccettato gioco di specchi, ricco di spunti interessanti ma sostanzialmente ovvi e già visti, letti, sentiti (abbondano i rimandi alla letteratura George Orwell e Ray Bradbury), nemmeno presentati in una veste nuova, ma che ammaliano lo sguardo, sfracellando poi l’attenzione. Contrariamente ad un referente cinematografico come “Inception” di Christopher Nolan, affine a “Cloud Atlas” per la spirale concatenante di eventi, sogni o secoli che mandano avanti la narrazione, per la colonna sonora e per il crescendo finale, il film dei fratelli Wachowski non ha una mappa-guida. Pone una tesi, un interrogativo definiti, poi va avanti mescolando il tutto. Lega una parola, un’emozione, un oggetto, un rinvenimento ultraterreno ad un’altra epoca, autorizzandone la sua fissità secolare; sta qui forse il suo più grande limite.

Ma il fascino innegabile del superbo lavoro del trucco, del senso della moltitudine, del gusto dell’avventura mitologico / fiabesca e dei rimandi sci-fi rendono “Cloud Atlas” un film unico, nonostante i suoi evidenti difetti di base strutturale. Insomma, non vi è ipnosi né pathos come in “Inception”. In questo senso, l’intera operazione-colosso somiglia più a quella realizzata da James Cameron con “Avatar”; anche se, in questo caso, nemmeno gli scenari sanno di nuovo. In “Cloud Atlas” non c’è una vera novità, se non nel trucco: il trucco del cinema che si fa trucco d’impasto teatrale. Il black humor penetra nelle fila del racconto sulla senilità, attraversa quello sul futuro, mentre Tom Hanks si ritrova a combattere nel bel mezzo di un ambiente che ricorda “Apocalypto” di Mel Gibson, ma con gli strumenti di “Matrix”. Un trucco lungo mille vite, mille volti (e in questo senso sembra davvero un gigantesco omaggio ad Alec Guinness) che credono nel messaggio: Halle Berry crede nella reincarnazione ed è una protagonista del film, ad esempio. Si aggiungono al “giocone” i volti di Susan Sarandon, Jim Sturgess, Hugh Grant, Ben Whishaw, James D’Arcy, Keith David.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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