Copia originale - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

Copia originale

RANKING
652° su 2539 in Generale
271° su 725 in Drammatico
20181 h 46 min
Trama

Perso il lavoro e costretta in una situazione economica precaria e instabile, la giornalista e scrittrice Lee Israel, pur di sbarcare il lunario e provvedere alle spese per il suo gatto malato e per mantenere un tetto sopra la testa, si mette quasi per caso a scrivere false epistole di celebrità o grandissimi scrittori defunti, battute a macchina e firmate a mano, per poi rivenderle ad antiquari e collezionisti. Per lei, autrice di biografie, non è difficile rispettare in quelle poche righe la loro personalità o il loro stile di scrittura, dosando i toni e sapendo anche dove poter eccedere un po’. La soluzione si rivela fruttuosa: così, aiutata anche dall’eccentrico e stravagante amico Jack Hock, riesce a sistemare la sua situazione economica, a ripianare i debiti, a ripulire casa e ritrovare una tranquillità persa... fin quando qualcuno inizia a sospettare della faccenda.

Metadata
Regista Marielle Heller
Titolo originale Can You Ever Forgive Me?
Data di uscita 21 Febbraio 2019
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 46 min
Attori
Cast: Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Dolly Wells, Anna Deavere Smith, Jane Curtin, Stephen Spinella, Ben Falcone, Shae D'Lyn, Michael Cyril Creighton, Kevin Carolan, Marc Evan Jackson, Tim Cummings, Christian Navarro, Joanna Adler, Erik LaRay Harvey, Gregory Korostishevsky, Brandon Scott Jones, Mary B. McCann, Pun Bandhu, Rosal Colon, Tina Benko, Roberta Wallach, Marcella Lowery, Sandy Rosenberg, Ben Rauch, Ethel Fisher, Chris Lamberth, Michael Laurence, Alice Kremelberg, Moisés Acevedo, Lucy DeVito, Josh Evans, Ricky Garcia, Charlotte Mary Wen, Marcus Choi, Marmee Regine Cosico, Justin Vivian Bond, Havilah Brewster
Trailer
Copia originale

“Can you ever forgive me?” è tratto dall’omonima biografia di Lee Israel, in Italia è uscito con il titolo discutibile di “Copia originale” ed è l’opera seconda della regista Marielle Heller: una commedia nera che offre una sintesi tra il più tipico dei prodotti di Woody Allen e un film dei fratelli Coen. Lee Israel è un personaggio solitario e sconfitto dalla vita, senza lavoro e senza una storia di sé che sia all’altezza di essere raccontata, incapace di relazionarsi, poco incline alle emozioni e ai sentimenti e a farsi toccare (non solo fisicamente, ma anche metaforicamente) dalla vita delle altre persone e ottenere così la loro fiducia. Lee Israel ama il suo gatto, e guardandola sembra di vedere un po’ il Llewyn Davis di “A proposito di Davis” dei Coen mentre si muove tuttavia su un terreno più paradossale, talvolta imboccando la via dell’eccesso e del paradosso o i sentieri equivoci e mai certi dell’humor scanzonato tipicamente alleniano: è la commedia dei siparietti comici e degli scherzi telefonici, con battute sferzanti e spesso sfacciate, che irridono anche alle tragicità della vita.

Il tutto modulato dalla colonna sonora dal carattere leggero di Nate Heller, che scandisce il ritmo della vicenda e definisce in modo chiaro e netto i momenti che la costruiscono: apre il sipario alla risata e ai divertissement spregiudicati, leggeri e spensierati, per poi non richiuderlo quando questi terminano e arrivano, un po’ inaspettate ma inevitabili, la malinconia, la paura, il rifiuto e la perdita, con i personaggi che vengono lasciati in scena qualche minuto in più, spesso soli con il loro dolore, senza musica, e con primissimi piano che bucano letteralmente lo schermo. Sono loro, i personaggi, e di conseguenza le notevoli abilità dei loro interpreti, a costruire l’ordito narrativo sul quale intrecciare le trame di questa storia vera: Melissa McCarthy, per la prima volta alle prese con un ruolo drammatico, plasma un personaggio dal carattere forte e fragile, burbero e intelligente; Richard E. Grant, battitore libero, si improvvisa un dandy inglese istrionico e bizzarro, ma alla ricerca di relazioni e sentimenti reali nei quali riconsiderare la sua vita.

Mentre, battendo a macchina, dà alla luce frammenti di vita altrui non vissuta, in realtà Lee Israel sta tentando di originare la propria di vita, dando respiro e corpo al suo talento, nascosto dietro l’abilità di altri più noti e famosi. Dietro al falso c’è la vera Lee Israel, c’è la sua bravura, la sua arte di saper scrivere bene: la scrittura è per lei esercizio terapeutico, di evasione ed eversione nei confronti di logiche troppo spesso suddite del denaro e della fama. Nel mostrare sullo sfondo il passaggio dalle macchine da scrivere ai primi computer, “Copia originale” esalta di fatto l’arte della scrittura e lo fa emozionando, per lasciare poi a questa trasformazione tecnologica il compito di chiudere la sua riflessione tematica: con l’avvento del computer nasceva la possibilità di tornare sopra i propri errori, e magari di imprimere sulla pagina bianca la propria vita secondo verità e talento, senza rinnegare stile e toni umoristici e scherzosi; di lasciare accesso ai sentimenti e alle amicizie importanti senza più trincerarsi dietro falsi nomi ed esistenze altrui. L’invenzione letteraria come unica “bugia” concessa per creare una copia originale.

Voto dell’autore:3.7 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Simone Santi Amantini (vedi tutti)

Loading...