Corri ragazzo corri - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.90/5

Corri ragazzo corri

RANKING
550° su 2562 in Generale
233° su 732 in Drammatico
20141 h 48 min
Trama

Nell’inverno 1942 Srulik, a solo otto anni, fugge dal ghetto di Varsavia a causa di un’ideologia folle e della violenza delle truppe naziste. Sotto il falso nome cattolico di Jurek trova rifugio nelle fattorie e nelle case in cui si guadagna da vivere lavorando; quando nessuno è disposto ad accoglierlo sopravvive da solo nella foresta, attraversa vasti campi desolati, soffre l’inclemenza degli inverni polacchi. Una fuga di tre anni durante la quale incontra uomini e donne straordinariamente umani che lo aiutano nella sua fuga-viaggio alla ricerca di un posto nel mondo; come se la sua tenera ed innocente età rappresenti una speranza tangibile da preservare e difendere. Nello stesso percorso incappa anche in persone che non lo aiutano, e anzi lo denunciano ai tedeschi per timore o sotto compenso.

Metadata
Regista Pepe Danquart
Titolo originale Lauf Junge lauf
Data di uscita 26 Gennaio 2015
Nazione GermaniaFranciaPolonia
Durata 1 h 48 min
Trailer

No trailer added for this movie.

Corri ragazzo corri

Il regista tedesco Pepe Danquart trae la sceneggiatura per la sua pellicola dal best-seller “Corri ragazzo corri” di Uri Orlev, libro che narra la storia vera di Yoram Friedman. Una vicenda di speranza, ricerca e coraggio, analoga a quella di Luis Zamperini narrata nel recente “Unbroken” di Angelina Jolie (2014); ma Luis era un ragazzo, Jurek solo un bambino. Proprio il pianto del bambino irrompe nelle scene di solitudine e ci ricorda l’effettiva età del protagonista, che per buona parte della narrazione è costretto invece a recitare il ruolo dell’adulto. Nel film, il piccolo Srulik segue l’imperativo del padre, “Devi sopravvivere”, ma soprattutto “Devi dimenticare il tuo cognome, devi nascondere a tutti chi sei veramente ma non devi dimenticare mai che sei ebreo”. Sopravvivere significa però rinnegare la propria identità, e dopo tre anni la foresta, i campi desolati, gli inverni e le case nelle quali il bambino si rifugia diventano l’utero della rinascita: Srulik è di fatto cattolico nonostante la sua circoncisione e i suoi natali.

La pace trovata da Srulik in una famiglia cattolica polacca presto viene sconvolta. I sovietici sono alle porte e i tedeschi devono arrendersi, così un esponente della comunità ebraica lo pone di fronte a una scelta: tornare a “sentirsi” ebreo o continuare a nascondersi da se stesso. La voce dell’ormai settantaquattrenne Yoram Friedman ci dice che nel 1962 andò in Israele, che sposò Sonja e che incontrò sua sorella dopo trent’anni. Tutto il film di Danquart è percorso da un profondo sentimento di fede: fede non tanto nella componente religiosa, quanto in quella umana. L’imponente fotografia di Daniel Gottschalk circonda e segue uno straordinario Andrzej Tkacz, il piccolo attore protagonista della pellicola, anche al centro di una scena che ci offre un punto di vista nuovo, mai preso in considerazione. Un film attualissimo, perché ancora oggi ogni persecuzione religiosa o razziale è Shoah.

Voto dell’autore:3.9 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Francesca NL Tran (vedi tutti)

Loading...