Cosa ha fatto Richard - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

Cosa ha fatto Richard

RANKING
482° su 2323 in Generale
205° su 660 in Drammatico
20121 h 27 min
Trama

Richard Karlsen è un giovane giocatore di rugby, figlio della buona borghesia irlandese. Nell'estate tra la fine della scuola e l'inizio dell'università tutto per lui sembra possibile, finché ad una festa una rissa non sfocia in tragedia, e il mondo di Richard sembra andare in frantumi. Per difendersi non resta altro che mentire.

Metadata
Titolo originale What Richard Did
Data di uscita 12 dicembre 2017
Nazione Irlanda
Durata 1 h 27 min
Trailer

Film che anticipa i successi di “Frank” e “Room”, “Cosa ha fatto Richard” ci fa conoscere un lato bellissimo del regista Lenny Abrahamson, tanto in linea con i suoi lavori precedenti quanto particolare, unico e prezioso. CG Entertainment, con la distribuzione in Dvd di “Cosa ha fatto Richard”, dà modo così di riscoprire un’opera importante rimasta nascosta alle sale italiane. Un film che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, tra le abitudini spensierate della prima e le pesanti responsabilità della seconda; del rapporto tra i fatti e le conseguenze, tra ciò che si fa e ciò che va fatto. Il protagonista Richard Karlsen (Jack Raynor) vivrà dentro di sé questo mutamento, questo cambiamento, ancor più schiacciante e pressante se appartieni all’ambiente borghese agiato di una Dublino plumbea che è quadro della vicenda, e sei un giocatore di football dal futuro brillante. Abrahamson non cede a facili rappresentazioni e stereotipi, mantenendo un rigore di genere per tutta la durata della storia e in ogni suo passaggio, dal più innocuo a quello più cruciale, sondando con intimità e rispetto tutti i movimenti d’animo, lieti o drammatici, del suo protagonista.

“Cosa ha fatto Richard” in sostanza ha una sua “docilità” che è propria dei film riusciti: lasciarsi fare, costruirsi da soli agli occhi dello spettatore, in modo spontaneo e naturale. Il microcosmo degli “eighteen” è descritto nelle sue tipicità, ma con sincerità e consapevolezza derivanti da uno sguardo sottilmente malinconico e compartecipato: tra feste e drink, sacchi a pelo e gite al mare, amori sbocciati e amicizie consolidate, tra un sorriso e un abbraccio, l’estate di Richard, dei suoi amici e della sua fidanzata Lara (Roisin Murphy) si dispiega all’insegna della gioventù più vera e tangibile: Richard è in mezzo a tutto questo, e ne facciamo conoscenza come se fosse un nostro amico reale, grazie ad un sceneggiatura che arricchisce di dettagli e sfaccettature il suo profilo, e una regia capace di modellare la sua personalità restando bilanciata tra i suoi non detti, i silenzi e i tumulti improvvisi. Jack Reynor si cala completamente dentro al personaggio, dimostrando ancora una volta tutta la versatilità e la capacità di adattamento di un attore di sicuro più a suo agio in questo tipo di produzioni che non in operazioni sfarzose alla “Transformers”: il suo volto sarà associato per molto tempo a quello del fratello maggiore che tutti vorremmo, che abbiamo visto in “Sing Street” (2016).

È lui a rendere Richard vicino e credibile: senz’altro più nei silenzi, negli sguardi persi, in una solitudine catturata dalla macchina da presa nel frastuono di una “festa-mondo” non organizzata da lui. Lo scopriamo in ciò che cova dentro, più che con quello che mostra. Arrivano anche le grida strazianti, la vertigine del vuoto, la scure del senso di colpa che distacca implacabilmente legami e relazioni, quando un diverbio finisce in rissa e la rissa nel peggior modo possibile. Quando un calcio ribalta una vita intera, quando le frustrazioni latenti, il disagio trattenuto, l’isolamento interiore si sfogano e si risolvono in un attimo tragico; senza però dissolversi, né tacendole, né facendo finta di niente, né andandosene lontano, né esorcizzandole, né avendo dalla propria parte un padre che sotterri la verità. L’uomo-Richard è scisso ora tra ciò che pensava di essere e sarebbe stato e ciò che invece è. L’uomo si pesa da come reagisce, da come agisce nelle conseguenze: Richard si misura con se stesso, scopre vergogna e senso di colpa, rimorso vorace, precarietà diffusa. Cosa ha fatto Richard, e cosa farà. Un ultimo sguardo, un ultimo pensiero a lui, e il film si chiude.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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