Crazy mama - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.00/5

Crazy mama

RANKING
2000° su 2562 in Generale
57° su 99 in Azione
19751 h 20 min
Trama

A Long Beach, in California, Melba, sua madre Sheba e sua figlia Cheryl vengono sfrattate dal loro salone di bellezza perchè da mesi non riescono a pagare l'affitto. Per sfuggire ai creditori, partono in macchina dirette nell'Arkansas, loro paese natale; durante il viaggio, però, i loro piani cambiano, e le donne, in compagnia di personaggi bizzarri, si improvvisano abili rapinatrici.

Metadata
Regista Jonathan Demme
Titolo originale Crazy Mama
Data di uscita 19 Ottobre 2019
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 20 min
Attori
Cast: Cloris Leachman, Stuart Whitman, Ann Sothern, Jim Backus, Don Most, Linda Purl, Sally Kirkland, Dick Miller
Trailer
Crazy mama

Quando Roger Corman, il leggendario regista e produttore di B-movies, sposò Julie Halloran nel 1970, ci fu un cambiamento importante, e non solo nella sua vita. La New World Pictures, la casa di produzione che aveva fondato da pochissimi mesi, si aprì a una serie di nuovi film curati dalla stessa Halloran, la quale iniziò ad accreditarsi come produttrice con il cognome del marito: Julie Corman. La “factory” di Corman, sin dai primi anni della New World Pictures, aveva cominciato a guardare con maggiore attenzione e interesse ai film al femminile, con protagoniste femminili forti in grado di opporsi al mondo maschile in una versione molto semplificate degli ideali che animavano i movimenti femministi di quegli anni. Julie Corman iniziò la sua carriera di produttrice all’ombra del marito con alcuni titoli del filone “Nurses” e “Teachers”, con protagoniste infermiere e insegnanti. Nel 1975 arriva il momento di un progetto più ambizioso sulla falsariga di un altro film della casa di produzione di Corman, uscito appena l’anno prima: “Big bad mama”, diretto da Steve Carter, in cui una Angie Dickinson scatenata andava in giro a rapinare banche armi in pugno.

Fu un successo notevole per Corman e la sua factory (si dice che a fronte di un budget di 400.000 dollari arrivò a incassarne più di quattro milioni); per cavalcarlo, Julie Corman iniziò a lavorare al progetto di “Crazy mama”, film che riprende il ruolo centrale di donne criminali capaci di tenere testa agli uomini. Dagli anni ’30 di “Big bad mama” si passa agli ultimi anni ’50, la protagonista è Cloris Leachman, la Frau Blücher di “Frankenstein Junior” di Mel Brooks (1974), ma soprattutto la vincitrice del premio Oscar come miglior attrice non protagonista per “L’ultimo spettacolo” di Peter Bogdanovich nel 1971. Alla regia avrebbe dovuto esserci Sheryl Clarke, regista indipendente d’avanguardia molto vicina al movimento femminista; fu solo all’ultimo che la direzione passò a un cineasta alle prime armi con una sola regia alle spalle (“Femmine in gabbia”, del 1974), che lavorava per la factory di Corman già dal 1971. Quel regista, sedici anni più tardi avrebbe vinto il premio Oscar per la regia de “Il silenzio degli innocenti”: era Jonathan Demme. Mai distribuito nella sale italiane e proposto in Dvd da Pulp Video e CG Entertainment, “Crazy mama” vale soprattutto come documento per seguire l’evoluzione della carriera di Demme.

Le avventure di Melba, di sua figlia Cheryl e della nonna Sheba non sono altro che un tipico esempio di quel cinema di consumo usa e getta tipico degli Stati Uniti anni ’70; quel cinema che, in parallelo alla grande revisione in corso nei canali principali della grande distribuzione (leggi New Hollywood), portava avanti un discorso ancora più radicale nei circuiti secondari delle seconde visioni e dei drive-in. “Crazy mama” è una fusione frenetica di generi, tra commedia e azione, guardando alla gangster story e al mito pionieristico e western della “corsa alla terra”, alimentata sempre da una vena dissacrante e satirica, che infetta il mito degli anni ’50 sereni e spensierati ricordando la costante minaccia della Guerra Fredda (da questo punto di vista, è buffo e profetico che tra i comprimari della banda al femminile ci sia anche Donny Most, che di lì a poco sarebbe diventato molto famoso grazie al ruolo televisivo di Ralph Malph in “Happy days”) e ribaltando gli ideali patriottici tipici di tanta retorica statunitense. Tolta la curiosità per Jonathan Demme, ancora lontano da uno stile personale e da una forma espressiva chiara e definita, “Crazy mama” è una rassicurante successione di rapine, inseguimenti e sparatorie intervallata da momenti musicali in campo lungo, affidati al commento di classici del rock anni ’50.

Voto dell’autore:3.0 / 5

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