Django unchained - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 7 voto/i
4.14/5

Django Unchained

RANKING
227° su 2562 in Generale
4° su 17 in Western
20122 h 45 min
Trama

Sud degli Stati Uniti, due anni prima dello scoppio della Guerra Civile. Django, uno schiavo afro-americano, si imbatte in King Schultz, un cacciatore di taglie di origine tedesca. I due finiranno per ritrovarsi con le loro pistole fianco a fianco nel tentativo di salvare la moglie di Django, Broomhilda Von Shaft, venduta anni prima come schiava alla piantagione dello spietato Calvin Candie.

Metadata
Titolo originale Django Unchained
Data di uscita 17 Gennaio 2013
Nazione U.S.A.
Durata 2 h 45 min
Attori
Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Kerry Washington, Samuel L. Jackson, Walton Goggins, Dennis Christopher, James Remar, Don Johnson, Michael Parks, M.C. Gainey, Laura Cayouette, David Steen, Dana Gourrier, Nichole Galicia, Ato Essandoh, Sammi Rotibi, Escalante Lundy, Miriam F. Glover, Franco Nero, James Russo, Tom Wopat, Don Stroud, Russ Tamblyn, Jonah Hill, Zoë Bell, Michael Bowen, James Parks, Quentin Tarantino, John Jarratt
Trailer
Django unchained

Guardando “Django unchained”, la nuova pellicola di Quentin Tarantino, la prima sensazione potrebbe essere quella di un film troppo lungo per riuscire ad assimilare fino in fondo l’enorme quantità di cinema che ci sta dentro. Forse è colpa di un pizzico di attesa ed entusiasmo eccessivi, che permettono sì di riconoscere l’impronta di Tarantino a partire dalla sequenza iniziale (dalla scelta dei titoli di testa al primo brano musicale), ma che rischiano di esaurire troppo in fretta l’attenzione su certi dettagli e messaggi contenuti nel proseguo del film. Risulta abbastanza immediato riconoscere un filo che collega la strutturazione di “Django unchained” con quella del lavoro di tre anni prima, “Bastardi senza gloria”: per cominciare c’è un nuovo colonnello Hans Landa, con la stessa ironia, freddezza e movenza riproposte però su un personaggio differente, il dottor King Schultz. Non importa, perché funziona lo stesso alla semi-perfezione: ci si accorge davvero dell’intelligenza di Christoph Waltz, premiato con l’Oscar come miglior attore non protagonista, che ha contribuito attivamente alla “linea di pensiero” della sceneggiatura mentre veniva prodotta.

Cos’altro si osserva a prima vista: ambienti più vasti, che come per “Bastardi senza gloria” racchiudono un micro-mondo estremamente variegato, e con uno spettro d’azione più ampio rispetto ai classici “pulp”. Il numero di personaggi e comparse di Django è spropositato rispetto agli otto protagonisti de “Le iene”. Il gioco, anche linguistico, e la tensione prodotta dalla situazione nella taverna tedesca in “Bastardi senza gloria” sono trasportati nella sequenza della cena nella tenuta dello spietato negriero Calvin Candie, alias Leonardo DiCaprio: un buon cattivo, molto efficace. La quantità di materiale da spaghetti western richiederebbe un lavoro di analisi e di comparazione con i modelli utilizzati molto interessante. I proiettili si schiantano sulle carcasse dei corpi spruzzando sangue a tonnellate; non mancano violenza, torture, urla di dolore e una piccola dose di splatter non eccessivamente marcato. E anche qui, cenni e citazioni che compaiono come dei flash: “Bastardi senza gloria”, “Taxi driver”, Sergio Leone, Enzo G. Castellari, Sergio Corbucci (autore del “Django” originale del 1966). Per pochi secondi, alcune movenze di Django richiamano perfino la Uma Thurman di “Kill Bill”, mentre molti altri elementi (fotografia, primi piani, campi lunghissimi) rimandano al cinema dei fratelli Coen, al punto che si potrebbero quasi immaginare il Grinta e il dottor Shultz all’opera assieme.

Un’analisi più ragionata ci rivela un ulteriore passo avanti da parte di Quentin Tarantino: modelli provenienti da film e generi degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, estrapolati e fatti propri, sono un marchio di fabbrica. Adesso, invece, i modelli da reinventare sono i modelli dello stesso Tarantino, i “suoi” modelli. Almeno una sequenza, almeno un’inquadratura sono fotografie di “Jackie Brown” (carrellata iniziale) o de “Le iene” (rotazione dietro ai personaggi seduti al tavolo); Jamie Foxx che cavalca in abito “blue-boy” fa l’occhiolino al pulp o al trash, scegliete voi. “Django unchained” è un film eccessivamente lungo nelle sue quasi tre ore di durata, forse con qualche compromesso dal punto di vista tecnico, ma restano fuori discussione alcune trovate pazzesche: mai vista un’inquadratura dall’alto perpendicolare al suolo in cui la didascalia (nello specifico, l’indicazione del luogo) scorre a dimensione – schermo intero. Aria di cult, anche se un’unica visione resta insufficiente rispetto alla vastità del materiale proposto.

Voto dell’autore:4 / 5

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