Dogman - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.30/5

Dogman

RANKING
90° su 2514 in Generale
34° su 715 in Drammatico
20182 h 00 min
Trama

Marcello è l'umile e gentile proprietario di un locale di toelettatura per cani nella fatiscente periferia di Roma. Padre separato della piccola Alida, l’uomo è benvoluto nel quartiere ma coltiva una pericolosa amicizia con Simone, ex pugile tossicomane, che gli cambierà inesorabilmente la vita…

Metadata
Regista Matteo Garrone
Titolo originale Dogman
Data di uscita 17 maggio 2018
Nazione ItaliaFrancia
Durata 2 h 00 min
Trailer
Dogman

La definizione più bella sul protagonista di “Dogman”, il nuovo film di Matteo Garrone, liberamente ispirato ad un fatto di cronaca nera italiana della fine degli anni ’80 e presentato al Festival di Cannes 2018, la regala durante la conferenza stampa sulla Croisette proprio l’attore che lo interpreta sul grande schermo, Marcello Fonte: “Marcello è come un fiore che cresce in mezzo al fango: inevitabilmente un po’ si sporca, ma riesce a rimanere puro”. Il fango è l’elemento che insudicia il paesaggio desolante della periferia della Magliana, metafora del degrado e della bestialità che si annidano negli angoli più bui dell’essere umano. Marcello è un personaggio minuto, la cui voce tradisce la sua delicatezza, la sua fragilità e la semplicità di una vita dedita all’amore per i cani e alla dolce Alida, una figlia che spesso sembra fare lei stessa da genitore ad un padre ingenuo e amorevole. Una quotidianità contraddittoria, fatta di spaccio e di momenti di normalità, di altruismo e di benevolenza. Il logoramento dei rapporti umani viene rappresentato invece nell’insana amicizia tra Marcello e Simone: la mostruosa fisicità di quest’ultimo aleggia come un’ombra demoniaca su tutto il quartiere e accresce la climax tensiva della narrazione.

Marcello sta al mondo come può, con la genuinità che contraddistingue un fiore di tanto in tanto immerso in una tinozza di oscurità. “Dogman” è una favola nera che Matteo Garrone ci racconta con straordinaria umiltà, con lodevole tenerezza e senza il benché minimo tentativo di ricorrere a virtuosismi inutili. Tutto è essenziale nel cinema di Garrone: dalla fotografia ammaliante di Nicolaj Brüel, che immortala un paesaggio allucinato, inquieto, allo stato brado, alla regia del cineasta romano, pulita e mai pretenziosa. “Dogman” è cinema che vive d’immediatezza, un parco nel quale la fauna umana libera tutti i suoi istinti più viscerali. E nel mezzo c’è Marcello, everyman incapace di ribellarsi a ciò che accade intorno a sé, inerme di fronte alla tetra palude che ne infetta lo stelo. Marcello vive e basta, ricerca il sorriso nei piccoli attimi e non si sottrae al corso degli eventi; in balia del mondo e della sua frenesia, dell’opportunismo e della crudeltà. Il sorriso di un uomo solo in mezzo ad altre emarginazioni: diverse, soggettive, uniche. Sono le solitudini degli altri animali del parco, che lo circondano e talvolta lo sovrastano.

Toccante l’interpretazione di Marcello Fonte, in una performance figlia di occhi sempre inesorabilmente aperti sul mondo: il suo è un personaggio pronto ad accogliere allo stesso modo le rassicurazioni di una figlia, l’affetto di un cane, le minacce della droga e la violenza di uno schiaffo. Inquietante la prova di Edoardo Pesce, nemesi e alleato, complice e avversario, al centro di una cornice disperata e avvilente. In “Dogman” Matteo Garrone dà prova della sua proverbiale lucidità nel raccontare le miserie e le bellezze dell’animo umano, modificando le circostanze e mantenendo intatto il proprio sguardo parimenti libero e rispettoso. La sincerità, l’acume e la semplicità del film rispecchiano per l’ennesima volta il brillante talento di uno dei migliori registi del cinema italiano.

Voto dell’autore:4.8 / 5

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