Escobar - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

Escobar

RANKING
647° su 2526 in Generale
9° su 99 in Azione
Trama

Nick Brady pensa di aver trovato il paradiso quando raggiunge il fratello Dylan in Colombia: una laguna turchese, una spiaggia d’avorio, onde perfette – è un sogno per questo giovane surfista canadese. Poi incontra Maria, una splendida ragazza colombiana. I due si innamorano follemente e tutto va benissimo fino a quando Maria presenta Nick a suo zio: Pablo Escobar.

Metadata
Titolo originale Escobar: Paradise Lost
Data di uscita 25 Agosto 2016
Nazione BelgioFranciaSpagna
Durata
Attori
Cast: Benicio del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet, Claudia Traisac, Carlos Bardem, Ana Girardot, Tenoch Huerta, Laura Londoño, Frank Spano
Trailer
Escobar

Quanto è bello vedersi raccontare la storia di un personaggio realmente esistito attraverso storie collaterali, storie di pura finzione, quindi attraverso il cinema, attraverso una drammatizzazione dello scenario e del contesto storico, delle dinamiche e dei cambiamenti che lo hanno determinato. Il film di Andrea Di Stefano, opera prima di un attore romano dal curriculum internazionale, è proprio questo: “Escobar” racconta Pablo Escobar, ma lo fa attraverso un altro protagonista, un’altra storia, prettamente action, ma mossa dall’amore tra un ragazzo canadese, Nick Brady (Josh Hutcherson), e la nipote di Escobar, Maria (Claudia Traisac): una storia che quasi per caso si interseca con la linea biografia di un personaggio così grande e ingombrante, così carismatico e contraddittorio, e come un imbuto la risucchia, come una bolla la ingloba a sé. Il personaggio storico ci viene mostrato attraverso il punto di vista di un altro personaggio, che si avvicina a lui in modo graduale, tra la fascinazione del primo incontro, dovuta al carisma magnetico di Escobar, e all’aura mitica creatagli attorno da Maria, e l’incubo che si dipana in seguito, quando Nick scopre il dietro le quinte di tanta superficiale bellezza e libertà.

Escobar quindi emerge nella storia del film partendo di lato, come personaggio secondario e marginale, ma che in realtà, ci renderemo conto, è sempre e in totale controllo dei fili che intessono la trama. Questo duplice atteggiamento di Nick nei suoi confronti ne riflette in modo perfetto la natura ambigua e i contrasti: un uomo amato ed idolatrato dal suo popolo che lo invoca come il “Robin Hood di Antioquia” per le sue opere di risanamento di zone degradate, di costruzioni di centri sociali, di campetti da calcio, ma allo stesso tempo un criminale che ha creato il proprio impero spacciando cocaina. Un uomo legato alla famiglia, agli amici e alla fedeltà, che ama la moglie e i figli in modo incondizionato, racconta fiabe e canta canzoni d’amore, ma anche un efferato assassino e mandante di omicidi. Un uomo esagerato dentro la realtà esagerata e folle, esacerbata, della Colombia, creata da lui a propria immagine e somiglianza, quindi dentro una scenografia che ne intercetta tutta l’ambiguità. Tratteggiato e dipinto dalla fotografia dal tocco raffinato e coraggioso di Luis David Sansans, che ne esalta le sfumature cromatiche interiori, le luci e le ombre dell’illusione di sé, le linee e le forme di un fisico così caratteristico: esemplare in tal senso la scena in cui lo vediamo in ginocchio, nell’oscurità lievemente illuminata, a pregare sulle rive di un torrente.

Un personaggio, Pablo Escobar, che fra l’altro – ed è l’aspetto più rilevante – viene reso sul grande schermo in maniera metodica in ogni dettaglio, in ogni respiro, in ogni movimento, in ogni sguardo, da Benicio del Toro, il quale si conferma il potente caratterista e il mutevole interprete che è, caso mai avessimo avuto bisogno di ulteriori conferme del suo straripante talento artistico. Un talento che Di Stefano dirige e riesce ad esaltare senza paura, ma anzi con alte ambizioni, che non vacillano. Ma “Escobar” non è la sua storia. “Escobar”, come solo il grande cinema sa fare, prende in prestito un genere, o più generi, per raccontare altro. I connotati della tragedia antica, i ritmi dell’action-movie scanditi da missioni del malaffare, tra cartelli della droga, guerriglie e fughe, le concitazioni del thriller si mettono al servizio di una storia d’amore, semplice ed emozionante, per quanto veritiera e straziante; dolorosa per quanto inenarrabile. Quell’amore che cerca di trovare una luce tra tanta oscurità, un sogno dentro all’incubo.

L’edizione Blu-Ray di “Escobar”, distribuita da CG Entertainment, offre la possibilità di cogliere in pieno la pregevole fattura tecnica del film, con quelle sfumature di colori e quei chiaroscuri che dipingono gli scenari colombiani e riflettono la personalità ambigua di Pablo Escobar. Nei contenuti speciali è stato inserito un interessante “making of” intitolato “Catching Pablo”, dove è possibile scoprire il dietro le quinte del film e il lavoro sul set, venendo a conoscenza di qualche difficoltà dovute al clima costantemente incerto di Panama (la location a lungo cercata e infine scelta per somiglianze con la Colombia), e di alcuni curiosi aneddoti; e anche ascoltare le parole del cast tecnico e artistico. “Sono completamente convinto che il motore del cinema, il motivo che spinge la gente ad andare al cinema, sta nel fatto che è ciò che più si avvicina al sogno. Grandi volti che ti si avvicinano e che se ne vanno, paesaggi, gente che pronuncia battute che comprendi solo nel corso del film. È una cosa che la Tv non può offrire. Il mio sogno sarebbe che quando la gente esce dal cinema dopo aver visto un film si svegli la mattina dopo ripensando a un certo attore, o non riesca a liberarsi di una determinata immagine. Per me sarebbe un vero successo” (Andrea Di Stefano). Sì, con “Escobar” questo avviene.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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