Felice chi è diverso - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.20/5

Felice chi è diverso

RANKING
156° su 2562 in Generale
6° su 71 in Documentario
20141 h 33 min
Trama

Reduce dalla Berlinale, Gianni Amelio racconta il conservatorismo bigotto nell'Italia novecentesca di contro al coraggio più fiero della sfera dell'omosessualità: attraverso testimonianze e materiali di repertorio, il regista analizza e indaga senza filtri sul “chi” e sul “come” di una lotta imperitura verso una conquista degna di diritti universali. Compreso quello di poter camminare a testa alta, senza più segreti.

Metadata
Regista Gianni Amelio
Titolo originale Felice chi è diverso
Data di uscita 6 Marzo 2014
Nazione Italia
Durata 1 h 33 min
Trailer

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Felice chi è diverso

“Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune”. Un monito, una promessa di completezza. I leggerissimi versi di Sandro Penna, distillati di felicità grandiosamente fitti di paradossale e irriverente saggezza, introducono il decennale viaggio dell’amore vietato, quello omosessuale. O, per citare direttamente il regista Gianni Amelio, dell’omoaffettività, che è il filo delle vicende intensamente struggenti narrate in “Felice chi è diverso” da voci più o meno note, conglobate in modo da diventarne una sola, uguale a tutte le altre. Attraversando la vecchia Italia, dal fascismo al dopoguerra, per finire in quella contemporanea, Amelio rivela il segreto di una società tesa alla repressione degli impulsi sessuali ritenuti “invertiti”, deliberatamente “politically incorrect”.

E questo nel veicolo delle folli storpiature linguistiche nei titoli di giornali, dei documentari sui “fenomeni esclusivi”, alla stregua delle notturne creature selvagge. Così avviene la lettura repressiva del dipanarsi di questo strano “terzo sesso”, nella palude del vizio, dedito al turpe mercato e alla prostituzione. Le istituzioni, tutt’altro che indulgenti, cercavano di esaltare la virilità e determinate prerogative maschili attraverso l’arte, la cultura e indicazioni mediche infondate, finendo con l’educare i bambini al proprio ruolo sociale anche e soprattutto attraverso i giocattoli. Come insegna Jean-Jacques Rousseau, è quindi la società ad essere “sbagliata”, imperfezionando l’uomo fin dai primi passi mossi su un terreno che, ad oggi, fatica ad essere fecondo di pari opportunità. Le testimonianze del film sono straziate, rotte dai singhiozzi, ma anche stoicamente ferme, espressione di un ritrovato equilibrio, privato e all’interno della collettività.

Le persone intervistate contrastano con violenza la propaganda omofobica, il cui apice più aggressivo viene toccato negli anni dell’autoritarismo (con apici anche nel periodo dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini). Quel che ne consegue è il ritratto sintomatico dei sentimenti e delle abitudini in uno stato antropologicamente e culturalmente discrepante, che necessita ancora di un’evoluzione nel rispetto e nella libertà di ciascun individuo, con chiunque questi decida di condividere la propria vita e la propria camera da letto. Sfaccettato e sorprendente, questo toccante memoriale è il quadro dignitoso e audace della realizzazione umana nella “diversità” non endemica, ma volta ad essere un’arma vincente e concreta.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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