First reformed - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.75/5

First reformed

RANKING
800° su 2267 in Generale
323° su 643 in Drammatico
20181 h 48 min
Trama

Ex cappellano militare e pastore di una piccola chiesa perennemente vuota, Toller è devastato dalla perdita del figlio, che lui stesso aveva incoraggiato ad arruolarsi nelle forze armate. Travagliato da un forte dissidio spirituale, l'uomo vede la sua fede ulteriormente messa alla prova quando la giovane Mary e il marito Michael, ambientalista radicale, si rivolgono a lui per aiuto. Consumato dal pensiero che il mondo stia per essere distrutto da grandi e spietate corporazioni, complici della chiesa in loschi traffici, Toller decide di intraprendere un’azione molto rischiosa, con la speranza di ritrovare la fede provando a rimediare ai torti subiti da tante persone.

Metadata
Regista Paul Schrader
Titolo originale First Reformed
Data di uscita 31 dicembre 2018
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 48 min
Trailer

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A distanza di un anno dal furibondo “Cane mangia cane”, presentato al Festival di Cannes 2016 e passato fugacemente nelle sale italiane nell’estate successiva, Paul Schrader sbarca al Festival di Venezia 2017 presentando in concorso “First reformed”, un’acuta parabola sul ruolo della spiritualità e dei fondamentalismi nella società contemporanea. Sono tanti i modelli illustri che vengono qui presi a riferimento, dal Robert Bresson de “Il diario di un curato di campagna” all’Ingmar Bergman di “Luci d’inverno”, dal Carl Theodor Dreyer di “Ordet” all’Andrej Tarkovskij di “Sacrificio”, ma non è una novità il fatto che un certo cinema classico costituisca un modello spesso irrinunciabile all’interno della filmografia di Schrader. Quello che invece appare sorprendente è il modo in cui “First reformed” riesce a far dialogare fra loro, e a mantenere in completo equilibrio, una struttura narrativa e stilistica classica e uno sguardo sul mondo decisamente contemporaneo. Messe temporaneamente da parte le riflessioni sulla crisi del cinema attuale che avevano dominato i suoi film più recenti, Schrader affronta in “First reformed” un altro tipo di crisi che sembra coinvolgere in maniera duplice l’intera umanità: da una parte quella di una religione che non riesce più a fornire risposte accettabili neanche per i suoi stessi ministri e dall’altra quella di un pianeta avvelenato dall’operato umano e giunto ormai allo stadio terminale.

Più vicino all’intimismo sofferto di “Affliction” che alla glacialità teorica dei suoi ultimi lavori, Schrader dota il proprio film di un cuore tutto europeo, figlio di quelle tensioni spirituali che per secoli hanno infiammato il vecchio continente e solo in un secondo tempo sono divampate sul suolo americano. Perfettamente calato in un personaggio divorato dalla malattia e tormentato dai sensi di colpa, Ethan Hawke sembra portare su di sé il peso del mondo intero, un mondo il cui rapido mutamento va ormai di pari passo con il suo inarrestabile disfacimento, e di una Chiesa che nonostante abbia cercato continuamente di rinnovarsi, specialmente attraverso le sue molteplici declinazioni riformate, è diventata un’istituzione vuota e arida. In fin dei conti si potrebbe dire che Schrader, riaggiornando la sua sceneggiatura di “Taxi driver” ai tempi del “global warming”, abbia compiuto un gesto affine, almeno in maniera simbolica, a quello tanto agognato dal suo protagonista: a contare non è tanto la radicalità del gesto ma la contrapposizione della pura azione alla passività del mondo contemporaneo. Forse ancor più disperato che in “Taxi driver”, Schrader non traduce il suo pessimismo in cinismo nei confronti dei suoi personaggi, ed è anche in questo che si vede la grandezza di un regista.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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