Forrest Gump - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.50/5

Forrest Gump

RANKING
20° su 2562 in Generale
6° su 732 in Drammatico
19942 h 17 min
Trama

Su una panchina, mentre aspetta l’autobus, Forrest Gump racconta di sé alle persone che si avvicendano al suo fianco: fin da piccolo gli viene diagnosticato un quoziente intellettivo inferiore alla media, ma ciò gli permette fin da subito di affrontare la vita come una grande avventura; un individuo ai margini della società che si riscopre protagonista di un racconto epico, un ordinario che fa cose straordinarie, tanto da lasciare spesso interdetti i suoi interlocutori. Ma la mamma in fondo lo diceva: “I miracoli accadono ogni giorno”. Quindi Forrest riuscirà a frequentare prima la scuola, poi l’università, laureandosi; andrà in guerra, giocherà a football e a ping pong diventando un campione in entrambe le discipline, conoscerà via via i vari presidenti americani, saprà trovare lavoro e diventare ricchissimo, influenzerà le movenze di "Hound Dog" del Re Elvis e incrocerà miracolosamente passaggi cruciali della storia americana.

Metadata
Regista Robert Zemeckis
Titolo originale Forrest Gump
Data di uscita 5 Ottobre 1994
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 17 min
Attori
Cast: Tom Hanks, Robin Wright, Gary Sinise, Mykelti Williamson, Sally Field, Michael Conner Humphreys, Hanna Hall, Haley Joel Osment, Siobhan Fallon, Afemo Omilami, Peter Dobson, Sonny Shroyer, George Kelly, Sam Anderson, Margo Moorer, Christopher Jones, Kevin Mangan, Brett Rice, Daniel C. Striepeke, David Brisbin, Kirk Ward, Mark Matheisen, Al Harrington, Jed Gillin, Don Fischer, Matt Wallace, Mike Jolly, Michael Kemmerling, John Voldstad, Daniel J. Gillooly, Michael Burgess, Steven Griffith, Michael McFall, Michael McFall, Byron Minns, Stephen Bridgewater, John William Galt, Isabel Rose, Richard D'Alessandro, Michael Jace, Geoffrey Blake, Vanessa Roth, Dick Cavett, Tiffany Salerno, Tiffany Salerno, Joe Alaskey, Lazarus Jackson, Lazarus Jackson, Nora Dunfee, Hallie D'Amore, Michael Mattison, Charles Boswell, Timothy McNeil, Bob Penny, Greg Brown, Troy Christian, Bryan Hanna, Zach Hanner, Aaron Michael Lacey, Jacqueline Lovell, Kurt Russell, Brendan Shanahan, William Shipman, Robb Skyler, Mary Ellen Trainor
Trailer

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Forrest Gump

Per molte persone con “Forrest Gump”, vincitore nel 1994 di sei premi Oscar, è stato “amore a prima visione”. Lo è stato per chi scrive, che a maggior ragione si sente di aggiungere anche come, insieme a “Ritorno al futuro”, formano la coppia di migliori film di Robert Zemeckis. Due opere che hanno segnato i loro rispettivi decenni, gli anni ’90 per le avventure di Forrest, gli ’80 per quelle di Marty sulla macchina del tempo, andando a costituire un immaginario cinematografico corposo e stratificato che arriva con la sua eco fino ad oggi: si parla di Forrest Gump come fosse una persona realmente esistita e si usano citazioni del film come espressioni del linguaggio comune; e di Marty McFly ogni volta che la riflessione verte su viaggi del tempo e questioni affini. Robert Zemeckis ha permesso a Tom Hanks di dare respiro e vita ad un personaggio iconico ed unico attraverso un film non impeccabile, ma talmente potente nella stessa misura in cui riesce ad essere semplice, diretto, netto. Una storia che ha i connotati di una fiaba, quindi mai eccessivamente torbida, ma pulita nel messaggio e nei contenuti. Una di quelle storie da cinema “mainstream”, classico e tradizionale, spesso accantonate fuori dalla voce “capolavoro” o “opere d’arte”, ma che il pubblico, gli anni, la storia hanno fatto crescere, capire, amare, spingendole così in alto nel panorama della settima arte, e così in profondità nell’animo dello spettatore.

Quando guardi “Forrest Gump” piangi e ridi, poi rifletti e infine ti dispiaci che sia terminato, perché sai di aver visto uno di quei film che potresti vedere tante di quelle volte senza stancarti: ed è questo che nel cinema scava il solco nella storia, il grande pregio che passa spesso in secondo piano. Ad ogni visione è come se ti sedessi su quella panchina, accanto a Forrest, e lo ascoltassi con passione e trasporto mentre ti racconta della sua vita: la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua maturità da adulto. Tappe che ha vissuto correndo: da piccolo per liberarsi delle minacce di alcuni bulli, da grande per sfuggire alle logiche senza senso di un mondo così nettamente opposto e lontano, freddo e malato, se messo a confronto con le logiche semplici e naturali di Forrest. La corsa come bisogno, infine, come richiamo ancestrale ed identitario ad un rapporto con se stesso, con gli altri, e in armonia proprio con quel mondo che tramite gli occhi di Forrest, e solcato dai suoi piedi, si riscopre in definitiva bello e miracolato. Attraverso questo film Zemeckis presenta di fatto uno spaccato della storia americana in modo stravolto e trasfigurato, forse meno grandioso o talvolta arleccato di come lo conosciamo ma più essenziale, perché visto con gli occhi di un semplice, grande uomo.

Forrest vive dentro un mondo brutto e difficile, che spesso non lo capisce e che lui non capisce, identificato a livello di trama dalla perdizione di Jenny Curran (Robin Wright), la sua “amata Jenny”, consumata dal divertimento gratuito e malsano tra derive hippie, fumi, droga e alcol. È una lotta che lui vince con la sua semplicità di uomo, caratterizzata particolarmente da sincerità nelle emozioni e nei sentimenti provati: sentimenti perfettamente naturali e puri, non macchiati dal male o contaminati da tanti modi di fare. L’amore, su tutti: Forrest ama perché non può non farlo, ama perché è spinto a farlo, non lo fa considerando l’amore come un’attività normale e comune. “Sembrava un angelo”, dice quando vede Jenny per la prima volta; e non c’è stato niente da fare, Jenny è rimasta l’unica donna della sua vita. L’amore guida le sue azioni, è essenza di un rapporto, è dono e nascita; Forrest sposa Jenny sapendo, tuttavia, che lei dovrà morire. La sposa non perché è “diverso”, ma perché “diversamente ama”: d’altronde “stupido è chi lo stupido fa”. Il film è un inno alla bellezza delle cose: “È la cosa più bella che abbia mai visto”, dice quando vede per la prima volta suo figlio, che si chiama Forrest come il padre ed è interpretato da Haley Joel Osment.

L’essere umano è la cosa più bella di tutte, ha dannatamente ragione. Forrest, perciò, indossa il saio della semplicità “francescana”: lo vediamo anche quando aiuta gli amici nell’obbedire e rispettare la madre e i superiori, quando lavora con impegno e dedizione e dedica tempo alle persone bisognose, quando dimostra di sapere cosa sia una famiglia (tema ricorrente nella filmografia di Zemeckis). Il regista americano allora sceglie di affrontare il film con la stessa semplicità e sincerità del suo protagonista: non vedrete forzature ed artifici stilistici, manierismi e voli pindarici della macchina da presa, ma tutto torna all’essenziale, ad una forma che sia al servizio della storia. Una storia semplice come una fiaba, ricordiamolo, che ha l’obiettivo di farsi leggere a più livelli, di essere capita ed amata. Che sia un primo piano o un campo lungo di un bellissimo tramonto, le inquadrature sono necessarie, dirette e precise, come le azioni di Forrest, come la sua vita: lo stile non si nota ma emerge nel risultato complessivo, perché perfettamente complementare al contenuto che intende raccontare. Allo stesso modo i numerosi effetti speciali che rendono Forrest Gump uno dei tanti esperimenti dello “sperimentatore” Zemeckis non appaiono in modo vistoso, ma sobriamente (il che è un bel paradosso), e sono di rara sottigliezza e raffinatezza.

Citiamo, come esempio e curiosità, le gambe di Gary Sinise, che scompaiono per tutta la seconda parte del film, dopo che il suo personaggio, il tenente Dan Taylor, le ha perdute in battaglia; le partite di ping pong con la pallina aggiunta come effetto di computer grafica in post-produzione; l’inserimento di Tom Hanks in una serie di filmati storici di repertorio con personaggi famosi, o in procinto di stringere la mano a vari presidenti americani; e la piuma che ondeggia nell’aria e poi si posa, che apre e chiude il film, realizzata al computer ma partendo dal movimento di una piuma vera ripresa davanti ad un bluescreen. Dentro “Forrest Gump” c’è un po’ di tutto, quindi: è la scatola di cioccolatini ricca di varietà e che ti sorprende perché non sai quello che ti capita. È un’opera vasta dove ogni fotogramma trasuda di sentimento ed emozione, e rimane ben fisso nella memoria. Magia ed incanto, messaggio e forza espressiva si fondono armoniosamente, amalgamati dalle note della colonna sonora di Alan Silvestri, sorretti dall’impalcatura forte ma mai seriosa della regia di Zemeckis, e lasciano fluttuare con loro lo spettatore; come quella piuma in attesa di posarsi, placidamente, senza schianto, ma con nuove, e pensiamo migliori, sensazioni. Scriveva Giovanni Macchia a proposito di Charles Baudelaire: “Entro una sostanziale intransigenza, i veri capolavori hanno una loro docilità: essi lasciano fare”. Bene, guardate “Forrest Gump” e ditemi se non è così.

Voto dell’autore:5.0 / 5

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