Foxcatcher - Una storia americana - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.33/5

Foxcatcher

RANKING
88° su 2562 in Generale
34° su 732 in Drammatico
20142 h 14 min
Trama

Mark Schultz è un campione di lotta libera, vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 insieme al fratello Dave Schultz, anch'egli un lottatore professionista. Nella vita dei fratelli Schultz si inserisce però il famoso miliardario John Du Pont, aspirante allenatore di un team di lotta libera.

Metadata
Regista Bennett Miller
Titolo originale Foxcatcher
Data di uscita 12 Marzo 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 14 min
Trailer
Foxcatcher - Una storia americana

Tratto da una vicenda reale raccontata nell’autobiografia “Foxcather – Una storia vera di sport, sangue e follia”, scritta da Mark Schultz, “Foxcatcher – Una storia americana” è il terzo film del regista statunitense Bennett Miller, che si cimenta ancora una volta nel racconto della vita di personaggi realmente esistiti dopo “Truman Capote – A sangue freddo”, dedicato al celebre scrittore, e alla parabola del manager di baseball Billy Beane ne “L’arte di vincere”. Presentato al 67° Festival di Cannes, dove ha vinto il premio per la miglior regia, e nominato a cinque premi Oscar, “Foxcatcher”, in linea con le opere precedenti del regista, non è un film sportivo, nonostante al centro della trama si collochi una disciplina ben precisa, così come “Truman Capote – A sangue freddo” non era un semplice biopic e “L’arte di vincere” non era unicamente un film sul baseball.

A Miller, piuttosto, interessa gettare lo sguardo sull’essere umano e sull’umanità dietro la professione, dietro alla struttura che c’è in ognuno. Opera tragica e cupa, nerissima nelle atmosfere che superano i limiti del dramma psicologico per somigliare quasi a un horror dei sentimenti, “Foxcatcher” riesce grazie ad uno stile levigato, ad uno straordinario controllo della messa in scena ed alla gestione quasi ossessiva ma impercettibile del dettaglio (si guardi come entra in scena il personaggio di Steve Carell, quasi un film nel film), a restituire il senso di ineluttabilità, di sconfitta e di fallimento che pervade i personaggi. “Foxcatcher” è assimilabile in sostanza a una tragedia greca che parla dell’America e della sua incapacità di saper guardare dentro se stessa; un film ambientato negli anni ’80 e ’90, ma il cui valore potrebbe estendersi ad ogni epoca.

L’America di “Foxcatcher” osserva il crollo e la fine del suo sogno, ma ne coltiva l’illusione fino all’estremo; un paese che non sa più essere leader perché ha perso le guide a cui ispirarsi, i modelli da proteggere. Allora Mark Schultz è l’eroe ferito e abbandonato dalla Patria, ma soprattutto è un figlio che si è affidato a un padre sbagliato, quel John Du Pont (un monumentale Steve Carell) il quale forse è metafora dell’incomunicabilità dell’America stessa, che non sa più stabilire un confronto tra i propri padri e i propri figli, o che semplicemente non sa più amare né essere amata. E forse sta qui la grandezza dolente di un film come “Foxcatcher”: nel suo continuo passare da un piano specifico ed umano ad uno più universale e funereo. E alla fine, al pari di altri due capolavori del cinema americano recente come “The Social Network” e “The Master”, oltre ogni discorso rimane soprattutto il dolore intimo di un rapporto ferito.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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