Foxtrot - La danza del destino - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.35/5

Foxtrot

RANKING
1650° su 2515 in Generale
570° su 716 in Drammatico
20171 h 53 min
Trama

A seguito della tragica notizia della morte del figlio Jonathan, mentre si trovava a prestare servizio nell'esercito israeliano, Michael Feldman cade in una spirale di rabbia che porterà a conseguenze inaspettate...

Metadata
Regista Samuel Maoz
Titolo originale Foxtrot
Data di uscita 22 marzo 2018
Nazione IsraeleGermaniaFrancia
Durata 1 h 53 min
Attori
Cast: Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Yonaton Shiray, Shira Haas, Yehuda Almagor, Aryeh Cherner, Yael Eisenberg, Rami Buzaglo, Itay Exlroad, Eden Daniel, Eden Gmliel
Trailer

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Foxtrot - La danza del destino

“Foxtrot – La danza del destino” è una tragedia in tre atti che ripercorre il tragico destino di un ragazzo ucciso e di una famiglia distrutta dal dolore. La guerra si sposta dalle strade alle mura casalinghe in questa messinscena di chiaro stampo teatrale che si evolve in un’esplosione di musiche e colori, e in cui i toni drammatici si mescolano ai ritmi della commedia nera creando quasi un effetto distopico che non sempre funziona. Samuel Maoz, regista israeliano che aveva fatto innamorare tutti del suo “Lebanon”, vincendo peraltro il Leone d’Oro per il miglior film alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009, con “Foxtrot – La danza del destino” si spinge oltre ogni limite creando una sorta di sinestesia emotiva nell’accostare la guerra alle danze, il dramma al canto, raggiungendo l’effetto straniante che si era preposto. I temi della morte e dell’assurda ineluttabilità a cui sono sottoposti i giovani soldati mandati in guerra diventano perciò il fulcro del racconto. Maoz enfatizza i comportamenti assurdi dell’essere umano, rendendoli a volte quasi grotteschi e mettendo a nudo tutta l’alienazione a cui sono sottoposti i soldati, ma anche, cosa fondamentale, l’intera società civile.

Diventa quindi inevitabile a fine visione riflettere sulle responsabilità di ognuno di noi, sull’onda di questa prospettiva parossistica di Maoz. Dal punto di vista cinematografico, “Foxtrot” non arriva alle stravaganze dei film di Leos Carax (giusto per citarne uno), ma fa comunque del surrealismo l’unica chiave di lettura possibile attraverso cui ricercare significati e risposte. Ed è in questa esasperazione registica che spesso poi si riscontrano i limiti più significativi dell’opera, come i ridondanti monologhi dei protagonisti, che assomigliano a degli esercizi di stile, o ancora i movimenti di macchina eccessivi e senza una precisa funzione, che catturano l’attenzione lasciando il resto sullo sfondo. Se nel precedente “Lebanon” tutta la vena creativa di Maoz esplodeva all’interno del carro armato in cui si svolgeva l’intera vicenda, qui invece si ha come l’impressione che il regista abbia voluto calcare eccessivamente la mano, sfociando in un protagonismo fine a se stesso. Un peccato per un film piuttosto inusuale, che merita tuttavia di essere visto.

Voto dell’autore:3.2 / 5

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Da quando ho 13 anni mi sono imposto di vedere almeno due film al giorno. Ora ho quasi 29 anni e posso dire di aver visto più di diecimila film, qualcuno più, qualcuno meno. Nel 2016 ho collaborato alla stesura del libro " J-Movie. Il cinema giapponese dal 2005 al 2015" (2016, Edizioni Simple) occupandomi del cinema horror giapponese nel capitolo 5. Il cinema è la mia grande passione, se ancora non fosse chiaro

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