Giovani ribelli - Kill your darlings - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.45/5

Giovani ribelli - Kill your darlings

RANKING
1565° su 2562 in Generale
561° su 732 in Drammatico
20131 h 44 min
Trama

Nell’America degli anni ’40 viene raccontata la vera storia di alcuni giovani studenti ribelli della Columbia University, i quali, ispirati dai rivoluzionari versi del poeta Walt Whitman, sfideranno le regole finendo per diventare a loro volta ispirazione per le generazioni successive. Allen Ginsberg, nervosa e puritana matricola, Jack Kerouac, slavato giocatore di football con più di un milione di parole all’attivo, William S. Burroughs, emarginato sulla strada della tossicodipendenza, e infine l’affascinante Lucien Carr e il suo persecutore, David Kammerer, si uniscono e allontanano fra loro, consacrando ognuno il proprio ruolo-chiave alla luce di un nuovo manifesto letterario così come di un brutale omicidio.

Metadata
Regista John Krokidas
Titolo originale Kill Your Darlings
Data di uscita 17 Ottobre 2013
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 44 min
Trailer
Giovani ribelli - Kill your darlings

È il 1944 e l’America è l’America di Allen Ginsberg: quella degli incubi a occhi aperti, dei sogni e dei desideri inappagati, delle incredibili narrazioni fatte di piccoli frammenti di gesti assurdi, fisicamente estremi e in perenne bilico tra vita e pulsione suicida, in un unico, inestricabile nodo febbrile di esperienze dentro e fuori dal corpo, luoghi e viaggi, abbaglianti sprazzi di felicità o incontrollabile tristezza. Con un cast di giovani(ssime) leve maschili da far invidia a qualunque altro film in circolazione del medesimo anno d’uscita, composto dalla punta di diamante Daniel Radcliffe (Allen Ginsberg), Jack Huston (Jack Kerouac), Dane DeHaan (Lucien Carr), Michael C. Hall (David Kammerer) e Ben Foster (William Burroghs), “Giovani ribelli – Kill your sarlings” si autoproclama così e sin da subito il nuovo “Attimo fuggente”, e ha la pretesa d’inserirsi di diritto fra i film generazionali pronti a mettere a segno il colpo e a far tornare la voglia di “salire in piedi su un banco di scuola”.

Il problema è che fin quando si tratta di autoproclamazione, autocelebrazione e autoesaltazione le cose paiono funzionare al meglio, ma il discorso non vale per la dimensione d’insieme: per i primi 30 minuti del film, fatta eccezione per qualche scaltra trovata cinematografica già vista nelle pellicole “indie” di formazione giovanile, si ha infatti la percezione che le cose dovranno prendere il via da un momento all’altro, e che a breve si entrerà nel cuore della vicenda caricati a mille dalla veloce, anzi rapidissima ed enorme, fumosa aspettativa che si viene a creare. Un’aspettativa che scema però nel corso della seconda parte del racconto, ben più lunga, che raggiunge il suo apice nella tensione scenica del thriller ben fatto, e tuttavia incontra il suo fallimento proprio nel sottotesto cultural-retorico della ricostruzione storica e sociale del periodo. Scritto a quattro mani da John Kroridas e Austin Bunn e diretto dallo stesso Kroridas, “Giovani ribelli – Kill your darlings” ha pertanto l’encomiabile merito di agganciare l’attenzione dello spettatore in men che non si dica, e di tenerla stretta a sé per l’intera durata del film grazie a un’atmosfera di superficie particolarmente intensa e ritmata.

Il film, tuttavia, non riesce a scavare a fondo nella psicologia e nei sentimenti dei suoi giovani protagonisti, i quali a ben vedere potrebbero essere degli studenti qualsiasi e non gli autoproclamati poeti, o ancor meglio ribelli, che più avanti negli anni saranno destinati a segnare per sempre un’epoca. Con una bellissima fotografia, un ottimo impiego del comparto sonoro (anche più delle canzoni “di protesta” a disposizione) e armato di un cast d’eccezione che brilla sia se preso singolarmente che nel suo insieme, “Giovanni ribelli – Kill your darlings” si affaccia al pubblico come un buon thriller e ciò nonostante pure come un’occasione sprecata; ed è davvero un gran peccato che, dopo il recente e un po’ più discreto “On the road” di Walter Salles (2012), sembra quasi che nessuno riesca più a cogliere quell’attimo – certo fuggente – di cui Walt Whitman e Peter Weir parlavano.

Voto dell’autore:3.4 / 5

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